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Mi vuoi bene ?

Mi vuoi bene? E’ la domanda più semplice, che tutti abbiamo detto qualche volta, aspettandoci che la risposta sia del tutto rassicurante.

Mi vuoi bene? lo dcono i bimbi agli adulti significativi, e gli innamorati che si addolciscono tra mille conferme di amore.

Negli ultimi anni però la domanda viene taciuta tra molte coppie di giovani innamorati, all’interno di coppie appena formate in cui la rassicurazione affettiva sarebbe davvero importante.

Ragazze e ragazzi non osano, aspettando che l’altro faccia un primo passo e si tormentano i pensieri alla ricerca di indizi di essere amati….

ma l’indizio è spesso ambiguo:

mentre spontneamente trapela, subito la razionalità suggerisce e attua comportamenti che segnalano l’opposto:

pseudo indifferenza, assenza di manifestazione affettiva, silenzio emotivo, ghosting, come si vuole dire oggi.

Mi vuoi bene o no ?

Perchè è così importante dirlo a parole e non solo attraverso gesti e azioni?

perchè si impara immediatamente che l’amore è volatile, poche certezze e molto impegno.

Basta un nonnulla a far vacillare relazioni non ancora solide in cui si credeva, specialmente in questi tempi di amore “strattonato” dalla comunicazione via social.

Guai mostrarsi vulnerabili o fragili nè tantomeno colmi di sentimento…… è usuale sbarcare direttamente alla fase sessuale senza aver esplorato prima, come la mente umana vorrebbe, emozioni e desideri psicologici. Di empatia e affinità.

Le ragazze ci sono cascate già da qualche anno e i ragazzi cavalcano l’onda a loro favorevole di sesso facile, spiccio e a buon mercato.

L’amore è profondamente ferito, come nella società umana e civile, così nelle giovani coppie, sembra diventata una parola tabù, con grande sofferenza emotiva, più o meno espressa.

Oppure somatizzata, col risultato di trovarsi in uno smarrimento della mente, dei sensi e a volte del corpo.

Credo che alla base di questi comportamenti anti-amore che tanta sofferenza generano tra le donne, motore generativo del mondo, ci sia scarsa conoscenza di sè.

Non si è consapevoli di cosa si produce nell’altra persona che pure abbiamo stretto tra le braccia, nè di cosa produca tali comportmenti primitivi.

Aiuterebbe ascoltare uno psicoterapeuta che sia riuscito a diventare “il mio terapeuta” che conosce, comprende, non giudica, ascolta e dipana aree oscure della psiche, in cui si accavallano desideri, paure, aggressività, competizione, rivalsa, e molto altro.

La psicoterapia mi fa pensare a qualcosa di molto NATURALE , perchè la psiche stessa è natura e averne rispetto è come aver rispetto per l’ambiente dove viviamo. La psiche è ecologica, è naturale, è bio-compatibile e nascosti tra le sue pieghe profonde può contenere i semi naturali del benessere e dell’armonia, con l’altro ma prima con se stessi e con il mondo.

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Serie tv violente

Serie tv violente in quantità, viviamo in un tempo carico di violenze vere, non solo emotive, psicologiche, autoinflitte ma violenze fisiche gravissime, come la cronaca ci informa puntualmente.

Leggiamo che violenze vengono denunciate in ambito dell’infanzia, degli anziani, delle famglie, delle donne, dei prigionieri di guerra o di civili innocenti in paesi in guerra…

Le categorie più fragili e più indifese sono colpite, forse da sempre ma ora ne siamo molto ben informati e una riflessione può tornare utile.

Per capire meglio cosa succede, in che mondo viviamo e prepariamo per le future generazioni e per trovare uno spazio interiore consapevole, libero da paure, e sicuro per il nostro equilibrio psicologico.

In questo quadro desolato negli ultimi anni abbiamo visto moltiplicarsi l’offerta di servizi di intrattenimento televisivo centrati su elementi che possiamo ricomprendere nel true crime.

Le famose serie tv violente sono seguite da molti, oltre una comprensione dei motivi che spingono i fruitori ad un relax televisivo fondato sul crimine.

Perchè mi piacciono le serie tv violente?

Intanto è un mercato che “tira”, come si dice in gergo e quindi l’offerta a buon mercato ingozza lo sguardo e la mente di chi si lascia coinvolgere.

Costa davvero poco all’apparato tv mandare in onda questo tipo di format, acquistati forse in America, dove molte persone girano armate e alcuni Stati vige la pena di morte.

Ma non sono solo di matrice americana, si vedono in tv prodotti di violenza e crimine anche prodotti o girati o lavorati in paesi d’Oriente.

Non sono tutti i paesi, naturalmente non quelli che storicamente vivono tradizioni spirituali o di avanzato livello culturale e scientifico.

Anche se non è proprio sempre così lineare la cusa-effetto.

Ma perchè guardiamo il crimine in tv? Se non sono finzioni televisive sono programmi che ripropongono cronache dettagliatissime di orrori e violenze efferate.

Non passa giorno che qualche canale non ce le fornisca ad ogni ora del giorno e della notte

Assassini, serial Killer, omicidi, polizia ecc. ecc. sono lì a riempire incauti sguardi e di conseguenza la mente di chi sceglie di trascorrere il proprio tempo così.

Il proprio tempo sì, quella ricchezza enorme ma non infinita che abbiamo in dote nella nostra vita.

Questo voyerismo della violenza cosa attira di noi spettatori?

Certamente l’idea che il cervello che ospitiamo dentro la nostra testa sia un enigma e la fantasia di poter capirne i comportamenti, come una bramosia che ci vuole far capire come funziona il pensiero criminale, rassicurandoci che il nostro non è così.

L’angoscia, la paura, non sono estranee a nessuno e meno si conosce come funziona il cervello, come se ne determina la crescita e lo sviluppo, come passa all’azione, più si cerca di limitre questa presunta oscurità del pensiero.

Tutti i casi in cui la ferocia è compiuta da colui che viene detto da chi lo conosce “un bravo ragazzo”, senza comprendere i segnali minimi che ci sono nelle varie sfumature di comportamento verbale e non.

Immedesimarsi crea l’illusione di poter avere il controllo dei propri lati oscuri, quando non c’è desiderio di conoscersi meglio, conscio e inconscio.

Studi dimostrano che disfunzioni neurobiologiche nella regione cerebrale dell’amigdala si ritrovano nei fatti delittuosi, l’amigdala controlla gli impulsi, le emozioni arcaiche, l’aggressività.

Un mix molto grave.

La criminologia individua in un disturbo della personalità certi atti violenti, narcisismo patologico che manipola senza conoscere rimorsi ne sensi di colpa.

La violenza di cui parliamo implica sempre che ci sia un altro e la relazione che abbiamo instaurato.

Anche contribuito ad instaurare.

Anche nelle sparatorie verso chiunque, da parte di squilibrati gravi, l’Altro sconosciuto è entrato in quel pensiero malato come elemento persecutorio, da eliminare, trasformato in fantasie da panico.

Concludo esprimendo che aiuterebbe questa grave deriva delle relazioni umane una miglior conoscenza dei modi in cui le persone imparano a relazionarsi, ad enrare in contatto e così nutrire il Sè e l’ALtro.

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Sentiamoci protetti

sentiamoci protetti in modo assoluto, la nostra casa può aiutarci e non è un modo di dire.

La comprensione dell’abitare si è molto aricchita negli ultimi anni, con studi di architettura e di psicologia.

Si chiama Psicologia dell’abitare, una branca della psicologia sociale che prepara a riconoscere gli elementi fondamentali per un vivere felice.

Sociale perchè mette in contatto con il mondo esterno, la propria casa è un porto sicuro per se stessi, per la propria famiglia, per la convivialità e le esperienze condivise.

Ci permette di comunicare prima con noi stessi e poi con gli altri, non è solo comodità ma è creare spazi funzionali a ciò che ci caratterizza.

Sentiamoci protetti nella nostra casa.

Sentiamoci protetti grazie alla casa, ecco come fare

Cominciamo ad immaginare gli spazi abitativi come uno specchio di noi, quali scelte facciamo, quanto spazio ci piace dedicare alla nutrizione del corpo ma anche del nostro cuore e della nostra mente.

Libri? musica? device aggiornatissimi? salotti accoglienti? bacheche di ricordi ? piante? colori o austerità?

Dedichiamo spazio a questa riflessione tutt’altro che banale, se così può sembrare a un primo sguardo, perchè ci porta dritti al cuore di noi stessi, indicandoci piano piano come sentirci protetti.

Sentirci protetti da cosa ?

Dal malumore, per esempio. O dallo stress. Dalla solitudine. Dalla noia. Dalla stanchezza e dalla Paura.

L’elenco potrebbe essere senza fine perchè ogni persona è diversa da ogni altra ed ha le sue specifiche aree del Sè che vuole accudire e nutrire.

La casa è la nostra prima forma di terapia, nel senso di cura verso noi stessi e fa miracoli nel migliorare lo stato d’animo e le relazioni, sia dentro casa che fuori di essa.

Sì, perchè ci sentiamo più forti, più capaci di ascoltarci e riusciamo a dare spazio a ciò che per ognuno è davvero importante.

Una casa senza amore non c’è, dall’amore per gli aspetti più materiali, o più personali e quelli più spirituali.

Poniamoci in ascolto attento e curioso. Con mente da principiante, suggeriscono tradizioni di saggezze lontane.

Un piccolo passo, piccolissimo: accettiamo che sia la nostra casa, qualunque essa sia, ad accogliere amore in cui stare. Sembra banale eppure è una chiave che nasce da rara profondità

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Una Storia d’Amore

Una storia d’amore è il sapore vero dell’esperienza umana.

Per questo può innalzarci alle vette indicibili dei sentimenti più alti, farci volare alto il cuore, disporre un sorriso speciale sul volto.

E da tali vertiginose altezze precipitarci in abissi oscuri di assenza, di dolore, di mancanza. Non possiamo fare a meno dell’amore e con esso intrecciare una storia.

ecco cosa è una storia d’amore

oggi si chiamano Storie una manciata di foto di scarsa qualità, istantanee di momenti, chissà poi perchè hanno chiamato così delle foto. Storie sono altro e le storie d’amore arricchiscono chi le vive e le persone intorno.

Costruiscno in due, tessuti resistenti, colorati, che danno colore e rinfrescano, come la seta.

Dell’Amore si è sempre in molti a beneficiare, quando si stende sui tetti delle nostre case e ci avvolge silenzioso.

Il poeta cileno Pablo Neruda ha scritto di amori straordinari, benevola follìa, raccontando l’ebbrezza e la felicità di amore corrisposto.

Molte di più sono però Storie d’amore dolente, che lasciano il cuore infranto, i pensieri si oscurano, la vita intera perde senso, il malessere invade tutta la persona, la sua vita, le sue attività.

Se i Sapiens fossero anche dotati di buon cuore ci penserebbero bene prima di intrecciare e poi di “strecciare” storie d’amore invece di muoversi tra i cuori come elefanti in una cristalleria, a volta anche insolenti.

Troviamo nella sapienza della civiltà della Grecia antica chi ha dedicato molta riflessione al tema dell’Amore, tra cui Platone: dall’Amore per una persona nel cuore e nel corpo si estende il sentimento al Bello e al Bene, fino a trascendere la persona e condurci ad amare il tutto superiore.

Ma oggi, 2500 anni dopo, questo attuale usa e getta dei sentimenti lascia davvero perplessi e addolorati, per i ragazzi che con noncuranza pongono limiti alle relazioni vivendole solo sul piano fisico. Impauriti e bloccati dall’esternare sentimenti

Non sanno amare, non sanno lasciarsi rapire da Eros, vivono nella fretta del tutto e subito, incuranti dell’impegno e dei risultati che li trasporterebbero altrove, nei cieli alti della gioia.

Cosa devi sapere

Se stai vivendo una storia d’amore così devi sapere che non è la tua, non è quella che la vita ti ha destinato piena di luce, di progetti, di futuro, di sviluppi, di grandezze… può essere anche pericolosa e per l’Anima sicuramente lo è.

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Inverno

Siamo decisamente dentro l’Inverno, la stagione che porta sosta, silenzio, fermarsi come la natura si ferma, attesa.

In immagine ho trovato una raffigurazione trecentesca dell’inverno, mirabile opera di Ambrogio Lorenzetti.

Per quanto la scarsa qualità dell’immagine che ho riportato consenta, è la raffigurazione di un uomo, come Re della Neve, ne è avvolto e ne ha fatto una palla.

Oltre la meraviglia della sintesi pittorica che sposa l’allegoria di un inverno caratterizzato da neve che fiocca tempestosa in grandi cristalli, possiamo vedere l’espressione dell’uomo:

treanquillo, sereno e forte, sguardo avanti deciso, imperturbabile.

Come l’inverno bianco o plumbeo si propone sempre al nostro immaginario, fin dal sussidiario di quando si era piccini.

Sul cappello è dipinta una corona, simbolo della regalità di una stagione che ci crea intorno una situazione di arresto dalle frenetiche consuete attività.

Uno stop alla fretta, al fare, in favore di un pensiero riflessivo, di un momento di riposo e di recupero.

Allegoricamente le immagini che nel tempo hanno voluto raffigurare la stagione invernale in modo antropomorfo, offrono allo sguardo l’idea di un vecchio che ha concuso il suo ciclo, come l’anno del calendario gregoriano ha concluso la sua corsa, momentaneamente.

Fermarsi a sentire ciò che finisce. Nelle festività del Capodanno si saluta il Nuovo che incalza più giovane e fresco, foriero di inizi e speranze.

Il Vecchio, archetipo che si incammina nella neve tormentosa, ha però il suo fascino se ci sappiamo fermare ad osservare i suoi simboli, i suoi colori, il suo significato.

Ci darà Forza da costituirsi piano piano durante i mesi, senza fretta.

Per chi può… un pochino quasi in letargo anche noi…

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Amore

Amore, l’Eros dei Greci antichi, c’è ancora posto per lui oggi tra le persone?

Gli amori di coppia risaltano sulle cronache per la violenza, Amore tossico cioè relazioni di coppia malate.

E’ sempre stato così sconfortante il declino bruto dell’Amore ?

Probabilmente sì, se andiamo indietro nei tempi della storia ma senza la risonanaza mediatica e le veloci trasmissoni di notizie odierne ne venivamo a conoscenza meno.

Quale Amore?

Non solo amore tra donna e uomo sentimentalmente legati, purtroppo la violenza, la tragedia e la brutalità si insinuano tra le pieghe di una società sofferente.

Tra baby gang, giovani vittime di bullismo, insegnanti di scuola aggrediti da genitori, figli che insultano i genitori, bande rivali e regolamento di conti sembra non esserci più spazio per relazioni umane normali.

Poco spazio per relazioni affettive sane, soffuse di tenerezza ed Eros vittorioso.

Eros nella mitologia esprimeva l’Incontro, il congiungimento, l’amore, il contatto gentile o appassionato tra anime, così nutrite.

Perchè l’anima, ci insegna già il Mito, non può prosperare senza l’altro, senza l’incontro virtuoso e l’avvicinamento,

rischiando così il mancato nutrimento emotivo e l’affievolirsi della vita dello Spirito, la nostra umana forza vitale.

Questo incontro di cui non possiamo fare a meno prende derive pericolose quando non si accompagna a consapevolezza, alla coscienza ampia e aperta.

Così l’Amore assume sembianze di possesso e non accetta il rifiuto da parte di un altro.

Qui il rifiuto proviene da se stessi in primo luogo e viene proiettato fuori, così è l’altro a vestire i panni del colpevole che dà sofferenza insopportabile.

Amore non è certo questa barbarie, ci fa dimenticare che con la stessa parola designamo la corrente speciale che avvolge una mamma e il suo bambino, una famiglia con tutti suoi membri, un padre con i suoi figli, un monaco in preghiera, un’associazione che salva vite umane.

Stessa parola, Amore, anche per designare un trasporto speciale verso il divino, verso l’alto, verso alcuni rami del sapere e della conoscenza.

Forme diverse, unite dalla forza del conforto alla natura umana difronte alle insidie dell’esistenza.

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Terapia junghiana

La terapia junghiana, che offre le sue particolarissime chiavi di lettura per i disagi psicologici e le meraviglie della psiche, è oggi sempre più richiesta.

Nonostante il tempo attuale veloce e frenetico, molte persone si rivolgono al mio studio perchè sono una psicoterapeuta junghiana.

Perchè scegliere una terapia junghiana?

Contro corrente al tempo attuale questa formadi psicoterapia non propone facili soluzioni, non promette tempi brevi di cura, non assicura risparmio sui conti.

E allora cosa affascina ancor oggi, di questo metodo antico, soprattutto tra i più giovani?

Secondo il mio pensiero le persone giovani stanno vivendo tempi davvero difficili, come tutti certamente, ma con l’aggravante di non aver potuto costruire alternative ai sistemi sociali che rifiutano e ignorano, quando non li distruggono del tutto.

E’ caratteristica elettiva del Puer archetipico portare tutta la propria energia giovane e fresca nella ricerca di mondi nuovi, mondi esterni da capovolgere per rinnovare in cui si riflettono mondi interni dove cercare la Luce ed illuminare le Tenebre che avvolgono le umane fragilità emotive.

Ne emerge un disorientamento angosciante perchè valori umani ritenuti obsoleti non trovano valori nuovi sostitutivi che abbiano la necessaria solidità itrinseca da reggere agli urti del mondo.

Crisi di valori ci sono sempre state, e così guerre ed efferati delitti.

Paure enormi di soccombere, di essere annientati.

Questa Psiche collettiva che deve affrontare il crollo di sentimenti e di passioni creative e immaginifiche si manifesta oggi con disagi psicologici, con serpeggianti pensieri di infelicità.

Abitiamo la Tecnica, retta dalla razionalità e patiamo lo scompenso di libertà irrazionali.

Sugli animi deboli e probabilmente sociopatici allora affiora la violenza verso il più debole, per seguire i propri impulsi drammatici. In Occidente dove viviamo tra pseudo sicurezze sono molto precari i riferimenti sicuri per tutti.

Come si svolge

La terapia junghiana, nel racconto che la persona fa di sè al terapeuta, propone uno sfondo, antico ed eterno a cui appoggiare i propri dubbi e sofferenze emotive, a cui appoggiarsi, con cui confrontarsi.

Uno sfondo di certezze tramandate da millenni che porta ancora incisa l’eco di battaglie epiche ed eroiche, per conquistare diritti che oggi diamo per scontati, tra simboli ed emozioni attuali.

In questo sfondo fanno capolino gli Dei dell’Olimpo mitologico, vestiti di miti diversi e sarà compito della coppia terapeutica dipanare il nome nuovo che assumono i miti di sempre. Eterni, oltre le umane cose.

Gli Dei così diventati malattie, come ricorda Hillman, chiedono a noi umani di poter guarire e la terapia junghiana ricerca connessioni tra realtà così lontane, figure interiori e paure da superare.

Ci riesce, per lo più.

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Guerre

Guerra, venti di guerre spazzano le coscienze Occidentali lasciandoci interdetti, tra Stupor e rigetto, orrore e compassione per quanta violenza le cronache ci mostrano, non troppo lontano da riuscire a voltarci dall’altra parte.

Lasciando agli esperti di storia considerazioni geopolitiche complesse e articolate, proviamo a tracciare una linea di lettura psicologica, rispetto alla Coscienza collettiva che assiste orripilata alle violenze e all’inconsio collettivo che ha radici antiche.

Guerre, una lettura psicologica

Secoli indietro l’anticulturale mancanza di relazioni internazionali ha dato il via alla terrbile barbarie della guerra, rendendo imperante la violenza collettiva, richiesta e sostenuta dai Re e Principi, ragione di vita e di morte dei Guerrieri.

Morire aveva un valore che oggi non ci appartiene e anche Vivere poggiava su diversi cardini delle società.

Si affidava l’Anima a Dio e si percepiva di compiere azioni che trasformavano uomini in Eroi gloriosi, nel tempo degli Dei e degli Eroi.

“[…] Ma nemmeno Dio stesso può prosperare in un’umanità spiritualmente denutrita” scrive C.G.Jung nel 1936 e noi oggi?

Abbiamo avuto decenni tremendi dopo queste illuminanti parole, genocidi nel mondo intero, abbiamo scavallato il millennio mentre le giovanissime generazioni si agganciano ai feticci moderni nell’illusione di connessione con il Tutto.

La psiche femminile difronte a questa “fame” potrebbe reagire diversamente…

Ecco come reagisce il Femminile alle Guerre

mentre il Logos che pianifica, elabora strategie, programma sopraffazioni, conquiste sanguinarie a spese di altre anime, abbiamo Eros, il perenne Dio dell’Incontro e dell’avicinamento che sostiene la psiche femminile e forse la donna ha qualche attitudine in più o diversa per un grandioso compito culturale che potrebbe riportare alla luce valori sepolti.

Oggi le donne combattono in guerra, non in tutte le culture, probabilmente abitate più da Wotan che da Eros, volendo scomodare gli Dei.

Wotan, come tutti gli Dei è rappresentazione e figurazione di forze psichiche, che appartengono al mondo inconscio dell’umanità. E’ dio della Tempesta e dell’Ebbrezza che può restare a riposo per secoli ma sempre può ridestarsi, come un vulcano spento.

Questo Dio della Distruzione è fattore psichico ed emozionale che travolge le zone di alta pressione culturale, sottolinea ancora Jung, afferra e travolge il popolo che così entra in uno stato di furore.

Difronte all’incontro dell’uomo di oggi con un Dio tribale che respira attraverso le azioni efferate, vengono trascinate via come secche foglie tutte le bellezze che pure avrebbero potere di cambiare le cose, culturalmente molte cose…

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Jung attuale

Nell’autobiografia di Jung leggiamo in un passo:

La scienza comincio con le stelle, nelle quali l’umanità scoprì le dominanti dell’inconscio, gli Dei, così come le bizzarre qualità psicologiche dello zodiaco…”.

Nella nostra era tecnologica e digitale che valore possiamo trovare in queste parole?

Lo hanno ancora un valore?

Come ogni cosa anche questa frase seducente per lo spirito deve essere contestualizzata

sappiamo che in pochi decenni la società umana ha avuto un’accelerazione tecnica che ha spinto anche, quasi in un’opera di trascinamento, altri aspetti.

Troppa velocità ?

Oggi è accelerato il pensiero, il movimento, la sequenza delle esperienze dei cicli di vita e la velocità di cui il Futurismo del secolo scorso si faceva promotore ci ha preso la mano.

Troppo veloci? decisamente sì perchè non riusciamo a chiederci a cosa stiamo correndo appresso e se non riusciamo a chiedercelo come potremmo mai risponderci?

E così fioccano nevrosi di ogni tipo, disturbi che segnalano in ogni modo il disagio della psiche moderna, attacchi di panico, depressioni profonde, nuove e nuovissime dipendenze.

Si potrebbe elencarne di più ma già queste segnalano uno stesso effetto collaterale, di tanta velocità, se solo ci prendiamo la briga di approfondire, vediamo insieme:

panico? etimologicamente da Pan, il dio degli eccessi che J.Hillman ritrova manifestarsi nella nostra esperienza dietro le maschere della psicopatologia.

Il dio Pan nella mitologia greca era il Dio di tutta la natura e per la nostra coscienza questo dio personifica tutto ciò che è naturale che, come è noto, non è solo benefico all’essere umano. E’ “naturale”.

E la natura certamente non aveva alcun bisogno di questa velocizzazione estrema e non certo esaurita qui.

Ci perdiamo i pezzi per strada, diremmo colloquialmente, perché per restare consapevoli, atenti e concentrati ci vuole tempo.

Un tempo buono e benevolo, organizzato e sequenziale, una vera ricchezza, che ci conduce al compimento di grandi opere.

Anche delle nostre piccole grandi opere, come allevare i figli o concludere un ciclo di studi o portare a termine un progetto.

Ma il tempo naturale, della mente e dell’anima, oggi è dileggiato e ci viene richiesta una fretta indiavolata.

Questa nella fisiologia di ognuno produce cambiamento endocrino, il ben noto cortisolo che alza il suo valore, come anche la pressione arteriosa del nostro sangue.

E se non è il panico ad affliggerci coi suoi attacch improvvisi, abbiamo risolto il problema?

No, perchè può essere un crollo drammatico nei meandri della nostra psiche più buia, che toglie vitalità al nostro spirito.

le dipendenze?

testimoniano il nostro aggrapparci disperato, fuori dal nostro controllo, schiavi illusi di avere un salvagente perchè questa fretta ci fa sorvolare sulle cose e nemmeno vedere che il salvagente lo abbiamo già.

E’nascosto dentro il nostro vero Sè, come drebbe Jung…

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mano e manina

Il pensiero del Cuore

E’ da James Hillman, compianto autore post junghiano, come leggiamo da un frammento di una sua opera, quanto il nostro umano cuore, inteso simbolicamente, possa seguire una sua via, come fa il pensiero.

E qui Hillman, profondo conoscitore e studioso delle immagini che popolano la nostra mente, pensa al cuore per immagini, al loro ruolo irrinunciabile di guida per un felice equilibrio psico-fisico.

Vediamo come.

Immagini del cuore

Nella nostra cultura occidentale possiamo rintracciare tre grandi immagini del cuore e relativi significati culturali con il loro senso profondo:

quello che riguarda il coraggio, la passione ardente e la lealtà, è il cuor di leone.

quello come muscolo e organo del corpo, la nostra pompa di vita, cuore di Harvey.

Infine quello dei sentimenti, dell’anima, dell’amore e questo è il cuore di Agostino.

Il primo dei tre si manifesta nel mondo come credere con forza, desiderio, missione, può spingere all’azione e alla battaglia.

Questa immagine rimanda alla possibilità che si infiammi, il suo elemento alchemico è lo zolfo.

Per Jung, nell’alchimia lo zolfo indicava la sostanza attiva del sole (Opere, 14, I, pagina 124):

esprime anche il volto infiammabile del mondo, il desiderio e questo conduce in psicologia alla proiezione. E’ il cuore del Re.

Il successivo, da un testo del 1628 di Wiliam Harvey che scopre il sitema circolatorio, ci porta nell’era scientifica, sottolinea il ritmo, il pulsare, la macchina a cui fare manutenzione.

Questa forza occupa tutto il corpo e il cuore anatomico ne è l’organo visibile e percepibile.

Può recare un attacco alla persona stessa che dovrà averne cura, pensarlo, immaginarlo ed entrare in un rapporto consapevole con esso, senza dimenticarlo, macchina fonte di vita.

L’ultimo, chiamato di Agostino, vive di sentimento e di amore, nucleo profondissimo e intimità.

Non più solo come Re, o Macchina ma sede del Sentimento che mi fa muovere nel mondo.

Le figure immaginali autonome della psiche, contemplate dal cuore, si esperiscono così come cariche di sentimento.

Leggiamo Hillman con passione, oltre il tempo.

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