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M. L. Von Franz

Su M. L. Von Franze si è tenuto poco tempo fa un convegno a Roma molto interessante.

Molto interessante per la partecipazione di studiosi della più celebre allieva di Carl Gustav Jung, arrivati a Roma dalla Svizzera, patria dei grandi della psicologia analitica.

Si celebravano i venti anni dalla scomparsa della  M.L.Von Franz ricordando i suoi punti salienti.

Il giornale Vogue le fece un’intervista ancora molto attuale e da questa riporto qualche stralcio illuminante:

 When Marie Louise Von Franz was an eighteen – year – old student, she met Carl Gustav Jung.

All she knew about him was that he was a famous psychologist.

What she knew of psychology  came down to the way a teacher had thought Hamlet with a freudian explanation and Faust with a junghian explanation.

A decisive turn into the conversation came when Jung told the group of student who’d come to see him about a female patient :

that patient had had a vision of being on the moon.

Questo incipit mi è parso alquanto sugestivo e volentieri riporto qalche altro brano dell’intervista, per gentile concessione della redazione che ne ha divulgato copia.

Intanto possiamo dire che la M.L. Von Franz in quegli anni era creatura alquanto razionale.

Lei stessa dice all’intervistatore di aver pensato ” but she wasn’t on the moon” !

Splendida la risposta di Jung che, guardandola negli occhi , come lei stessa ci dice, le rispose “Yes, she was”. 

Queste sintesi linguistiche sono tra quelle che a me fanno amare molto la lingua inglese.

E con ciò lo psichiatra svizzero le sintetizzò che ciò che accade psichicamente è reale, anche se ancora nessuno è mai andato sulla luna, a quel tempo .. e ciò che accade fuori può essere secondario, come conseguenza di quello.

La sera racconta l’autrice di aver pensato che le sarebbero occorsi almeno dieci anni per digerire questa impostazione che le aveva suggerito that old man ma poi ci dice che it took me all my life dove it è naturalmente riferito alle parole ascoltate.

 

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ft studium

Ho dato al mio studio di psicologia e psicoterapia il nome di ftstudium.

Perchè?

Facili latinismi per dare un tono di scientificità?

No, la risposta è un’altra.

Vediamo l’etimologia, che sempre aiuta nella comprensione:

dal lat. studium ‘applicazione, zelo, amore, passione…’; connesso con il verbo lat. studere ‘applicarsi a, dedicarsi a, studiare, desiderare’ (exercere studia ‘dedicarsi agli studi’).

Ne consegue per studiare il significato di ‘fare oggetto di applicazione mentale costante e metodico una disciplina, un argomento, un’arte o una tecnica al fine di apprenderla, valendosi del sussidio di libri o di altri strumenti, spesso sotto la guida di un insegnante’

Ecco che la spiegazione mi è parsa la vera essenza del mio lavoro con i miei pazienti di sempre:

porre passione  e dedizione nello studiare, da parte mia, per mantenere sempre approfondito e aggiornato il mio contributo alle persone che chiedono il mio intervento.

e sia applicazione, da parte dei pazienti che frequentano il mio studio, di quanto andiamo insieme ragionando.

Lasciamo da parte il latino per ricordare che nella nostra lingua italiana studiare concentra in sé i nuclei fondamentali che hanno caratterizzato l’antecedente latino fin dalle prime attestazioni: passione, assiduità, applicazione, pratica, dedizione profonda, desiderio (di imparare).

Il tutto finalizzato alla conoscenza.

Le altre accezioni del termine (‘impegno, cura in un’attività, in un obiettivo che ci si prefigge’ così come il significato di ‘ricercatezza, artificio’ ad esempio nel vestire, nel comportarsi in un certo modo, o come quello di ‘gesto calcolato’) sono da ritenersi secondarie.

Queste premesse ci raccontano un senso profondo di accoglienza, verso chi bussa alla porta del mio studio, per procedere insieme a “studiare” il percorso migliore per il paziente.

Ogni vita, periodicamente, ha bisogno di un punto di sosta per riflettere e disegnare la nuova via che le circostanze nuove richiedono:

un’analisi junghiana a mio parere resta più che mai oggi la via elettiva.

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Affetti

Cosa vuole significare in psicologia la parola “Affetti ” , “affettività” ?

Può sembrare una ovvietà ma non lo è.

La psicologia attribuisce significati specifici ai termini che fanno parte del proprio gergo, sia esplicativo che terapeutico.

E così succede che dallo psicologo sentiamo parlare a volte di “Complesso affettivo” oppure “Complesso a tonalità affettiva”.

Non si intendere qui il semplice sentimento positivo, di amore o di  affetto che proviamo verso persone care.

E’ un concetto più complesso che gia Freud e sulla stessa scia anche Jung hanno utilizzato descrittivamente.

Per descrivere cosa? 

Descrive uno stato emotivamente attivo, è  usato anche come sinonimo di Emozione e come tale non è possibile controllarlo.

Invece i sentimenti come li intendiamo comunemente possono essere controllati, possiamo pensare per esempo alla rabbia.

Quando un affetto  nel  senso sopra detto esplode, la persona ne viene invasa e si ha una temporanea sopraffazione dell’Io da parte appunto della tonalità affettiva.

L’affetto si produce nel punto in cui siamo più deboli nel processo di adattamento dell’Io e nello stesso tempo ci spiega anche la ragione della debolezza.

A questa considerazione giunse Jung agli inizi dei suoi studi con i primi esperimenti di associazione verbale.

L’affetto rivela la forza e la natura dei valori psicologici della persona e se viene toccata una ferita psichica viene immediatamente uscitato l’affetto corrispondente.

In questo modo durante un’analisi psicologica ad orientamento psicodinamico, cioè che svela i tratti inconsci della personalità, quando compare un affetto in forma di emozione e / o sentimento carico, l’analista riesce a risalire ad una ferita psichica che spesso la persona nemmeno sa di avere.

Purtroppo conosce soltanto gli esiti di tale ferita e ne soffre spesso tremendamente, senza riuscire a darsi un perchè.

Questo uno dei motivi per i quali è indicata una analisi psicologica quando la sofferenza non ha un perchè, ricordando che se Freud ricercava soprattutto il “perche” come motivo originario, Jung ricercava il “perchè” come finalità. 

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psicoterapia

Qual è la storia della parola “Psicoterapia” ?

E’ un termine usato per la prima volta in epoca positivista, da Bernheim.

Che però si riferiva al metodo da lui usato alla fine del secolo XIX di suggestione e ipnosi.

Oggi la parola psicoterapia racchiude innumerevoli visuali e orientamenti che mettono in rilievo aspetti diversi della psiche e della personalità.

Esiste un psicoterapia “unica?

Potrei con facile ironia e arroganza intellettuale dire con certezza “La mia!” invece no, anche se però la mia junghiana… ci porta a scherzare un po’ per mettere levità nelle parole che si accostano all’anima.

Psicoterapia unica è quella di ogni psicoterapeuta serio, formato e appassionato del proprio lavoro, di chi fonda le proprie ipotesi di lavoro su solidi cardini scientificamente convalidati.

Per molti “psicoterapia” resta una parola che evoca fantasmi.

Perchè?

Perchè nella fantasia ingenua ogni nome astratto evoca fantasie eidetiche e facilmente si proiettano contenuti propri su una pseudo obiettività.

Allora “Psicoterapia” è nomen evocativo di cose sconosciute che possono mettere in allarme alcuni, in curiosità altri.

Purtroppo prevale il modello medico nella coscienza di molti “non addetti ai lavori” che porta al vertice la simbologia allusiva e potente del curare, come disse un vecchio professore quando ero all’Università.

E invece nel lavoro dell psicoterapeuta che sa bene di non essere un medico non c’è questa impostazione e si privilegia un modello di lavoro e un’idea che porti ogni persona a conoscersi meglio.

Conoscersi in profondità …

Cosa significa in sostanza?

Significa cercare e trovare i propri simboli, la voce che sceglie la propria anima per manifestare le proprie risorse e la propria generosità nell’essere prodiga di sostegno al Sé, al cuore della personalità.

E riconoscere così le necessità vere della propria personalità, le sue ali per spiccare il suo vero volo.

Ed essere finalmente in sintonia con ciò che di più maestoso ci partorisce, ci alleva, ci nutre e ci sostiene alla vita….

 

 

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Psicoanalisi o psicoterapia breve?

La psicoanalisi rischia di diventare obsoleta.

Tra poco forse anche la psicoterapia.

Perchè?

Perchè siamo da decenni dentro un tempo che tra i suoi Dei annovera la Velocità e la Fretta.

Tutto e Subito, attenzione! non il preferibile e più sano Qui e Ora …

Entrare in contatto con gli elementi della Psiche non può essere un desiderio o un bisogno orientato dagli schemi della Velocità.

Schemi molto spesso tiranni, a guardar bene.

Perchè?

Perchè seguono logiche distanti dal Benessere delle persone, dal delicato e fragile equilibrio psicologico.

La Psiche ha i propri Tempi, fatti di Crescita e di Sviluppo Personale.

La Psicoanalisi non forza MAI questi tempi naturali, non usa indagini nè forzature che la psiche percepisce come violente.

Avete mai provato ad essere sottoposti alle domande cosiddette “potenti“?

Sono domande ideate con lo scopo di scardinare le difese che una mente – spesso sanissima – ha eretto con fatica per tutelare i propri punti di debolezza.

Ci sentiamo a disagio difronte a tali domandi, spesso.

La psicoanalisi ha cura estrema di queste fragilità umane e tiene in grandissimo conto il processo con il quale una persona ha edificato le proprie difese psicologiche.

Se risultano inadeguate al buon funzionamento psichico e, in ultima analisi, al raggiungimento del benessere personale, una buona psicoanalisi non forzerà mai il crollo delle difese ma ne avrà cura per comprenderne la logica e il nesso con gli accadimenti di vita di quella persona.

Come si può dire che una psicoanalisi sia “buona”?

Lo è sempre quando è condotta da uno psicoterapeuta analista adeguatamete formato, che ha completato i duri anni di apprendistato fatto di studi, tirocinio, supervisione, analisi didattica, prima di trattare i pazienti che a lui si rivolgeranno.

Attenzione pertanto ai tentativi di aiutare la mente guidati dalla fretta e dalla velocità, a tutte le correnti di pensiero del “tutto e subito” applicate anche alla mente, che per propria natura richiede tempo, pazienza e sollecita attenzione diversa per ogni persona

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