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ROSA ROSAE

La rosa sempre ha rappresentato sentimenti. Dall’amore, all’orgoglio (le rose gialle), all’affetto. E’ un simbolo chiave.

In una famosa lettera che Galileo Galilei ricevette dalla figlia amata si legge questo passo: Molto illustre e Amatissimo Signor Padre (…)per maggiormente regalarLa, gli mando una rosa (…), figliuola Affezionatissima Suor Maria Celeste.

Angelus Silesius fu un mistico del ‘600 che diede un titolo particolare ad una composizione per canto soprano, mezzosoprano, tenore, basso e orchestra.

Il titolo è “la Rosa è senza perchè” e nel brano se ne sottolinea tutto il contrasto tra la bellezza e la dolcezza da una parte e il dolore provocato dalle sue spine.

Fu scelta dalla giovane figlia di Galileo evocando un gesto d’amore inscindibile dal dolore e dalla sofferenza, durante il processo e la condanna del padre.

Val la pena scrivere ancora qualche parola di questo testo toccante ed espressivo:

“la rosa è senza perchè

fiiorisce perchè fiorisce,

a sè stessa non bada,

che tu la guardi non chiede”

Delicate le parole, delicata la voce che le canta, delicato il fiore stesso.

Perchè ne parliamo ?

perchè a novembre ci sono fioriture tardive autunnali di rose, anche il Roseto Comunale della capitale ha riaperto i suoi cancelli alla visita prima delle piogge forti di questi giorni.

Guardare una rosa invita ad accostarsi ad essa, per sentire se c’è il profumo, per assaporare meglio il velluto dei suoi petali.

E così ci si può incantare un attimo come si fosse su un altro pianeta, dimenticando tutto, scivolando dentro la rosa, nella sua perfezione.

E questo processo attiva nel nostro cervello organico una serie di trasmissioni dai recettori periferici attraverso i nervi visivi, olfattivi e attraverso memorie sensoriali ed emotive.

Perchè una rosa sa emozionare, sa fermare un istante e funziona come una piccola meditazione:

provate a chiudere gli occhi durante la prossima meditazione e visualizzate una rosa, o tante in un cespuglio o tanti mazzi ad una festa.

O le rose recise al banco del fiorista, che sembrano chiamare il nostro sguardo solo per offrire ad esso un’emozione minima, gratuita.

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Assistenti di vita sociale

Riusciremo a garantire un armonioso vivere sociale, abbattere troppe iniquità e ingiustizia?

Abbiamo raggiunto importanti innovazioni in campo biologico che potrebbero migliorare molti aspetti del vivere sociale, applicabili quando i cittadini saranno in grado di operare scelte autonome.

Disuguaglianze socioeconomiche ricadono sulla salute?

Sì, facendo male ai cittadini, all’’ambiente e all’economia, intesa qui come teoria e tecnica capace di ridurre gli sprechi e ottimizzare le risorse.

Quanto invecchia l’Italia?

gli over 65 nel 1960 erano il 9% della popolazione, nel 2000  erano il 16%, 19 anni dopo cooè oggi sono il 22%

Un milione circa vive in povertà assoluta in una emarginazione economica e sociale devastante. Dal sito di Organisation for Economic Cooperationa nd Development, O E C D, si ha una lettura efficace.

Quali idee potrebbero sviluppare modelli nuovi capaci per affrontare le difficoltà di oggi?

Un oggi che non riesce a stare in equilibrio tra le trasformazioni profonde, prodotte dai grandi cambiamenti .

Se pensavamo che fino a 25 anni circa era il tempo dell’istruzione, oggi questo tempo si è protratto a 30 ann di età.

Se le attività di lavoro, riproduzione e famiglia coinvolgeva fino all’età di 70 anni per poi raggiungere pensione e fine vita, oggi la vita adulta è caratterizzata da un “lavorare sempre”.

L’idea nuova:

donare assistenza e sostegno a chi ne ha bisogno, finchè si è in grado, per riceverli poi in cambio fino alla morte quando se ne avrà bisogno.

Si delinea così la figura dell’assistente di vita indipendente che capitalizza a le proprie competenze sia da giovane che da anziano, dentro un progetto di vita comunitario che salvaguarda un bene prezioso.

Quale?

La dignità del tempo di vita, dunque anche di vecchiaia.

Testi di Genomica sociale ci raccontano oggi come come la vita quotidiana può modificare il nostro DNA, autori Redi e Manuela Monti.

Buona lettura a tutti voi!

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RESILIENZA

Con il termine RESILIENZA cosa intendiamo esattamente?

Intendiamo la capacità di rialzarsi dopo essere caduti e in senso figurato esprime un modo di superare le avversità.

La parola ‘resilienza’, non è nuova, risale al Settecento, in Italia, e l’etimologia è latina: resiliens, participio passato di resilire (‘saltare indietro’), si associano a ciò che rimbalza, ciò che risponde attivamente

Se hanno resilienza le persone si dicono “resilienti”, da non confondere con “resistenti”. Se resistenza evoca un’idea di forza da contrapporre per non essere abbattuti, la resilienza evoca un tipo di forza diversa.

Non è una opposizione ma un cedimento, attraverso il quale e dopo di esso, la persona riesce a ripartire; come se avesse assorbito e digerito il colpo è in grado di ricominciare.

Subire un evento che ci traumatizza o anche molti più semplici eventi che ci sfiancano per la loro portata emotiva o per la loro ripetuta quantità in tempi brevi, quasi eventi banali ma troppi, ecco che potremmo sentirci schiacciati.

A questo punto due scelte: scivoliamo nell’autocommiserazione e ci sentiamo sconfitti oppure ci concediamo un tempo di recupero, di convalescenza, di ristoro e poi siamo pronti a ripartire.

Resilienza vuol dire allora non lasciarsi abbattere, non piangersi addosso, non sentirsi distrutti per poter farne tesoro e cominciare da dove siamo stati interrotti.

Sono le persone resilienti, quelle che affrontano con resilienza i vari contrattempi che riescono a ritrovare lo slancio necessario, uscendo anche più forti dalla dolorosa esperienza.

Non è un’esperienza felice da persone “forti”, c’è un duro lavoro di elaborazione, di fiducia, di capacità di fermarsi e di ascoltare, di attendere.

Di non perdersi d’animo, direbbe la saggezza popolare, cioè non perdere la facoltà mentale più vicina allo spirito vitale, non perdere l’anima ma coccolarla, ristabilirla e di nuovo affidarsi ad essa per continuare la strada intrapresa.

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bambole come simbolo dell'umano

Immagini profonde

Immagini di ogni tipo popolano la nostra mente, ognuno ne fa esperienza in continuazione.

Sono importanti le immagini per la nostra psiche?

Importantissime.

Perchè sono importanti le immagini?

Perchè di esse si nutre e si alimenta tutta la sfera inconscia del nostro essere, il motore della nostra vita.

Stare con le nostre immagini è un lavoro centrale nell’esperienza psicoterapeutica.

E’ una chiave che apre molte porte per raggiungere una conscenza più ampia ed aperta del nostro funzionamento psicologico.

Immaginale è un aggettivo di parole quali approccio, o simbolismo o tecnica.

Vogliamo usarlo come sostantivo? ricordiamoci che vuole esprimere l’insieme delle immagini e dell’attività che le anima

A cosa servono esattamente?

Le immagini hanno forza psichica enorme, catalizzano energie e riescono a generare trasformazioni nello stato conscio della mente, mentre lavorano, come si dice nel gergo, sulle parti inconsce.

Ad un recente convegno di cui vi vorrei parlare qui ho ascoltato una storia di immagini che si facevano materia, con il lavoro artistico e creativo dell’autore.

Parlo delle Bambole realizzate da Michel Nedjar, un universo intero di sofferenza racchiuso in questi artefatti.

L’autore visse gli orrori della Shoa e successivamente con vecchi stracci realizzava questi oggetti-pupazzi.

Questi tiravano fuori da lui sentimenti e emozioni, in un processo primordiale, direi, come un dolente parto.

Le “poupèes” presentate in questo lavoro di studio esprimevano una presenza spirituale, dal mondo delle immagini, nella materia.

Erano costruite volutamente con vecchi stracci, bagnati e infangati, a ricostruire il mondo dell’acqua che libera e purifica e il mondo della terra che, in questo caso, insozza e rende orrore,

Questi corpi rappresentavano in chiave del tutto simbolico.evocativa, presenze non più in vita su questa terra, eppure volevano far rivivere la memoria, come in una esumazione.

Macabro forse, certo non bello esteticamente ma pregno di emozione e sentimento, di sofferenza altrimenti indicibile e attraverso questa attività sull’immagine, diremmo immaginale, rielaborato.

Il discorso su queste immagini si chiudeva con una frase dall’Ecclesiaste, nota e sempre efficace: ” c’è un tempo per ricucire” …

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Venezia arte

A Venezia fino a novembre è ancora in corso la 58ma Esposizione Internazionale d’Arte Contemporanea.

Perchè parlarne?

Perchè racchiude importanti elementi del mondo che, attraverso la parola degli artisti, spiccano in questa nostra epoca.

Cosa ci posso trovare?

Venezia è magica in ogni giorno dell’anno ma con la Biennale sembra parlare ai cuori in ascolto da nuove prospettive.

E’ il caso di andarci?

Sì, a Venezia si va, senza troppe domande e quando c’è la Biennale d’arte contemporanea i motivi si decuplicano.

Per fare solo esempio, il padiglione della Nuova Zalanda, da sempre tra i paesi d’avanguardia, sta stilando, per tutti i sei mesi dell’esposizione qualcosa di unico.

E’ un elenco in costante aggiornamento satellitare di ciò che nel mondo intero si va perdendo:

in una stanza storica di un palazzo veneziano si accumulano in tempo reale fogli e una macchina vi registra piattaforme petrolifere dimenticate, resti di mine abbandonate ma anche alcune piante preistoriche estinte. Trasmettitori collegati al tronco di alberi recitano a voce queste liste di vite perdute.

Importante saperlo?

A Venezia, questo padiglione ci racconta le cose perdute, negative ma anche positive come stralci di poesie o elementi di ere geologiche passate. templi distrutti, monumenti rimossi, oggetti arrivati dal sistema solare, forse.

E’ davvero impressionante quanto siamo in grado di accumulare e lasciar distruggere in questo nostro pianeta, anche microrganismi estinti e stazioni abbandonate.

Questo sistema registra tutto e crea liste su liste, un momento di riflessione acuto e penetrante.

Questa parte della Biennale di Venezia è ospitata dall’Istituto di Scienze Marine del CNR che realizza e promuove progetti di ricerca per lo sviluppo scientifico, tecnologico, economico, sociale italiano.

L’autore di questo progetto di così vasta portata aumenta la consapevolezza di saperi alternativi e spirituali e di percezioni oltre il visivo. Crea elenchi di fenomeni che non esistono più stimolando la curiosità verso il passato e il presente.

E’ una testomonianza storica invisibile ed unica nel suo genere

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LIBRI

Libri d’estate che possono essere di refrigerio.

Come è possibile?

Al cuore e all’anima sanno portare parole delicate e sognanti che procurano benessere.

in che modo ci riescono?

Magari perché evocano mondi lontano nel tempo o nello spazio oppure evocano situazioni piacevoli e desiderabili.

Libri così parlano di sentimenti e in particolare ne segnalo alcuni che ci raccontano l’amore:

Perche ? forse ne siamo saturi? C’è troppo amore nelle nostre vite e intorno a noi? Troppi cuori deliziati dall’accordo, dall’armonia e dalle felici comunioni d’animo?

Magari fosse per tutti così ! invece sappiamo che troppo spesso l’amore manca nelle vite di tante persone

Spesso l’amore ci accarezza e poi veloce volta l’angolo e non sappiamo ritrovarlo, si perde.

Dove si perde l’amore?

Tra i più teneri e dolci ricordi, negli incontri negati, tra speranze mai sopite del tutto.

Una autrice inglese Georgette Heyer ne ha scritti tantissimi nei primi decenni del secolo scorso, pur essendo scomparsa nel 1974.

Ecco qui di seguito di cosa si tratta:

Romanzi nei quali la passione e i palpiti dei sentimenti, tratteggiati con cura, ci accompagnano in tutta la lettura; spesso li ambienta nella società difficile per le donne del secolo precedente e leggerli è anche istruttivo.

Ci ricorda da quale tipo di difficoltà femminili noi oggi arriviamo, quando sposare le figlie era per ogni madre la principale preoccupazione davvero importante: oltre a creare cospicue doti perché qualche signorotto si decidesse a sposare le loro figlie, bisognava occuparsi alacremente per far scegliere la propria figlia, non le altre

I PERSONAGGI

I personaggi della Heyer raccontano giovani donne coraggiose, da un punto di vista della riprovazione sociale, che invece mettevano il cuore al primo posto.

Innamorate e decise scavalcavano ostacoli complicati per rifugiarsi tra le possenti braccia dell’amore, intelligenti sanno che il cuore è la guida più saggia che abbiamo.

Tra i molti romanzi c’è Venetia, dal nome della protagonista, che disegna una vita tranquilla, tra rendite e cavalcate, Londra intellettuale e amori contrastati dal buon nome sociale.

Libri d’estate, da non perdere….

Sommario
libri
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Descrizione
ci sono libri che parlano d'amore ai nostri cuori e alle nostre menti, producendo relax e benessere. l'articolo segnala due romanzi di G.Heyer carichi di romanticismo inglese e atmosfere retrò, ricchi di sentimento e sfumature di pensieri
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