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Simboli universali

Il Simbolo si può definire come un catalizzatore di energia psichica, secondo C.G.Jung 

La parola “simboli” e “simbolici” ha avuto enorme diffusione e viene utilizzata in molti contesti differenti.

Vi voglio oggi raccontare quante cose importanti nuove e interessnti ho appreso ad un Convegno, a Roma, pochi giorni fa. A Proposito di Universi Simbolici!

Venite con me, mentre scrivo gli appunti !

E’ stata riferita una ricerca accademica, italiana, di Psicologia sociale e il modo con cui stiamo al mondo viene definito “Universo Simbolico

La premessa è che la crisi socio-istituzionale richiede nuovi modelli di costruzione di valore.

Come ognuno di noi e le istituzioni che ci rappresentano nella democrazia interpretiamo l’mbiente in cui ci troviamo è legato alle nostre funzioni cognitive.

Già l’atto percettivo interpreta, selezionando l’informazione.

Questa Interpretazione dell’ambiente, e le scelte che ne deriveranno, è un atto non solo razionale.

Il Simbolo darà nuova organizzazione e nuovo senso a ciò che viviamo e alle nostre democrazie.

A proposito, il Convegno del quale qui vi parlo, era appunto relativo alla Democrazia come tema e come valore.

Ci si è chiesti quale mondo culturale, quale dinamica culturale ci spinge all’azione e la fa apparire “normale”.

Qui per “cultura” si intende la significazione, cioè il dare significato.

Se occorre promuovere il processo trasformativo di una cultura, come si interviene?

Questa la domanda alla quale la ricerca accademica ha cercato di dare una risposta.

Il campione è stato di diecimila persone in sedici differenti paesi europei e sono emersi con gli opportuni rilievi statistici cinque “universi simbolici” del milieu culturale, inteso come “modo di stare al mondo”.

Ognuno dei Simboli Universali, o meglio detto Universi Simbolici rappresenta come le persone che vi “rientrano” lo accolgono come proprio modello inconscio di stare al mondo.

Sono emersi:

Il Mondo Ordinato

Il Legame Interpersonale

la Società che si prende cura

La Nicchia di Appartenenza

Il Mondo è degli Altri (di chi ha potere)

Ora ditemi voi se non valga la pena di approfondire tutto questo!

Al prossimo articolo l’approfondimento !!

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ricamo di Luneville su organza di seta

errore!

errata corrige !

C’è un errore, così direbbero i latini in riferimento all’ultimo post. O meglio correzione dell’errore

Parlavo del ricamo e del mio entusiasmo per il ricamo di Luneville, ricorderete:

la gentile insegnante Jelena mi ha corretto l’errore: l’uncinetto  non si chiama come in errore avevo scritto Kantan ma più semplicemente uncinetto di Luneville.

Infatti si usa solo per questa specifica tecnica e a buon diritto ne prende il nome!

gli errori sono sempre i benvenuti, insegnano sempre qualcosa !

Volentieri segnalo la correzione, e spero che in molte vorrete provare a sentirvi meglio e meditare attraverso questo meravigliosa antica tecnica di ricamo !

Sto avviando uno studio per codificare con basi documentate i benefici sulla sfera cognitiva delle attività manuali di relax, il ricamo tra queste.

E perchè non proprio Luneville in particolare?

Sarà il progetto Mandala che ad una junghiana non può mai lasciare indifferente o la leggerezza dell’organza di seta che lo sostiene ad affascinare così delicatamente?

Comunque se qualcuno vuole collaborare cn me a rintracciare dati utili per fare di questa attività una forma indirettamente e informalmente terapeutica, ascolto volentieri ogni contributo.

 

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pensieri figura sfondo

Carissima,         

iniziavi così ogni lettera che mi scrivevi, compagna di scuola, per dirmi pensieri.

Pensieri dell’animo, ricordo, anche se avevamo 18 anni ed è passato tanto tempo.

Ne scrivevi su lunghi fogli protocollo, come si faceva con i temi di italiano, e mi piaceva moltissimo leggere

pensieri formulati per me, per dirmi i recessi dell’animo, raccontarmi le scelte. O le mancate scelte.

Ci frequentavamo ancora sui banchi di scuola, pieni di contraddizioni, dibattendoci tra le ali del futuro.

Le tue parole, amica, giungevano a sorpresa quando qualcosa aveva turbato consuetudini, aveva preoccupato i pensieri e cercavano di riformulare il nostro legame, di nuovo. In un certo senso rimettevano tutto a posto.

Ho conservato per lunghi anni quelle care lettere dal sapore di amicizia e di forza, di desiderio di superare quello che poteva aver turbato la relazione.

Non ricordo più di che parlavano, quei pensieri, quali storie della nostra adolescenza narravano ma mi hanno fatto compagnia, negli anni seguenti, quando le strade della vita, banalmente, ci avevano fatte dimenticare una dell’altra.

Però, vedi?

Un flebile canto era rimasto, nascosto tra le pieghe della memoria antica, dolce e lontano.

Rivedendoci, dopo quaranta anni, un mattino romano – sì, siamo sempre noi! – questo ricordo è balzato di nuovo dallo sfondo come figura, come nel Vaso di Rubin

Nel fenomeno figura-sfondo lo psicologo danese Edgar Rubin rintracciò nei primi anni  del ‘900 alcune condizioni come quella che la figura ha un carattere oggettuale, ha un contorno, a volte un colore, una densità e assume la forma grazie al margine di cui diventa sovrana.

Più facile il processo di recupero mnestico in rapporto alla figura che non allo sfondo anche grazie al fatto che solitamente le emozioni si agganciano più alla figura che allo sfondo.

Sono processi mentali che attribuiscono valore e demarcano questi contorni, come la Psicologia della Gestalt (della Forma in tedesco) ha studiato, nulla di oggettivo.

i volti della giovane e della vecchia, nella celebre immagine di Rubin sono lo stimolo ambiguo percettivo, vedi psicologia della Gestalt

La lettera dall’incipit “Carissima” si è staccata dallo sfondo e di nuovo si è fatta dolce sorpresa, come un tempo, rivedendoti, amica, un bellissimo  mattino romano.

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Parole junghiane

Parole che curano, Talking cure, come disse una paziente di Freud agli inizi del secolo scorso rendendosi conto che la terapia psicoanalitica consisteva in parole, parole che curano.

Il discorso analitico si dipana tra paziente e analista, alternando voce e silenzi.

Parole spontanee del paziente, e poi scelte del terapeuta.

Un racconto che svela il senso profondo che un discorso narrato dal paziente può significare nella storia della sua vita.

A volte le parole sono quasi una traduzione in altro linguaggio di ciò che un simbolo, a volte un sintomo, cercano di dire.

Il simbolo si fa voce rappresentativa di un mondo interno inaspettato e sorprendente che si esprime per immagini, che sono il linguaggio dell’inconscio.

Quando diciamo che le parole curano, stiamo sottendendo che le parole costruiscono una relazione, un filo di connessione tra il paziente e il terapeuta, e quella relazione sarà la vera cura.

Come avverrà la cura,  il miglioramento dei sintomi che il paziente porta dal l’analista?

E’ la relazione che cura.

Importante e fondamentale diviene così la personalità del curante, la sua capacità di aver conosciuto se stesso e le proprie dinamiche inconsce.

Questo permetterà alla cura, o terapia psicologica analitica, di procedere senza incagliarsi in letture miopi di quanto avviene al’interno della relazione psicoteraputica, senza “agiti” nei cinquanta minuti di lavoro terapeutico che fraintendano i contenuti profondi sottostanti.

Proviamo a spiegarci meglio:

Da parte di un terapeuta adeguatamente formato, competente ed esperto non è ammissibile un “agito”,

cioè  mettere in atto,senza consapevolezza, parole o comportamenti che nascono dal proprio inconscio.

Da parte del paziente ogni “agito” sarà il suo modo di essere dentro la relazione e dovrà essere cura del terapeuta osservarlo, se è il caso mostrare al paziente stesso il senso profondo di quella comunicazione.

In quel momento stesso o successivamente, quando il paziente sarà nella condizione di afferrarne il significato e l’utilità per se steso e il proprio cambiamento.

 

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Jung, i fondamenti

 

Chi è Carl Gustav Jung?

Per i più giovani con lo sguardo incollato al telefonino Jung rischia di essere un nome del tutto sconosciuto.

Cercherò di definire dal suo vasto corpus teorico, frutto di studi e ricerche approfonditi come pochi, i nomi che nella pratica clinica di psicologi incontriamo tra i disturbi delle persone che vengono a consultarci.

Innanzitutto Jung parla di psicologia psicodinamica, cioè basata sulla parte inconscia della psiche, non immediatamente accessibile alla coscienza. Ricavabile tuttavia dalle sue manifestazioni attraverso sogni, fantasie, immaginazione, sintomi, lapsus linguae, atti mancati, opere artistiche, elaborati della mente creativa.

Iniziamo dal suo concetto di Inconscio, che non prescinde da quello da lui definito Inconscio Collettivo:

se il primo si riferisce all’esperienza personale di ciascun individuo,  l’altro è l’insieme di elementi che la psiche ha ereditato come modelli  a priori.

Per esempio:

trame mitologiche,  motivi e immagini che in ogni tempo e luogo possono formarsi indipendentemente da tradizioni e migrazioni storiche.

All’Inconscio Collettivo facciamo risalire, secondo questa impostazione metodologica, motivi universali rintracciabili nelle religioni, nelle leggende, nel folklore, nei miti.

Attraverso i simboli universali si esprimono istanze psichiche dell’umanità intera.

Una loro giusta lettura permette di comprendere molti comportamenti e azioni, a livello di masse ad esempio, altrimenti ben poco spiegabili.

Per giusta intendiamo una interpretazione capace di tenere in debito conto questo sfondo che agisce sul piano inconsapevole e tuttavia detta legge, in molti casi, per determinare comportamenti.

Per giungere a queste ipotesi di lavoro e di pensiero Jung, da medico e psichiatra, ha amplificato il proprio campo di coscienza e ha dedicato la sua vita (1875-1961) a studi comparati tra fenomeni che nei secoli si sono imposti.

Tra questi studi l’alchimia medioevale ha occupato un posto di primo piano per Jung.

Gli ha permesso di ritrovare gli stessi meccanismi e fasi psichiche attivi nell’uomo del XVI secolo  e nell’uomo di oggi, mutatis mutandis, come compaiono nei sogni, o nei disegni spontanei, attraverso simboli da interpretare.

Quale è lo scopo degli uomini di allora e di oggi?

Sempre la ricerca della felicità

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Psicologia Analitica

Tra le teorie dell’Inconscio, la psicologia analitica  è il corpus teorico del pensiero sulla psiche proposto da C.G. Jung.

Comprende alcuni punti cardine intorno ai quali si sono sviluppati  pensieri, riflessioni, ricerche e modelli teorici per il lavoro clinico sull’inconscio

Qualisono  le caratteristiche della psicologia analitica?

Oltre le 4 funzioni psicologiche di cui abbiamo già accennato nell’articolo precedente su questo blog, il concetto di Inconscio Collettivo è uno dei concetti più celebri.

Di cosa si tratta?

E’ un aspetto inconscio che non è solo personale perché non ha contenuti individuali, tipici e unici di una persona. Invece ha contenuti diffusi universalmente allo stesso modo.

Jung ci dice che i fatti inconsci più sono profondi e oscuri e più perdono la loro singolarità  individuale.

Assumono un carattere sempre più collettivo. In questa dimensione che Jung definisce Inconscio Collettivo troviamo gli archetipi e gli istinti.

Dalle parole di Jung in una conferenza a Londra del 1935:

“tutto ciò che so ma a cui al momento non penso;

ciò di cui una volta sono stato cosciente ma che ora ho dimenticato;

quello che i miei sensi percepiscono ma la mia coscienza non nota;

le cose che sento, penso, ricordo, voglio e faccio senza intenzione e senza farci attenzione, cioè inconsciamente;

 le cose future che si preparano in me e verranno alla coscienza solo più tardi”.

Tutto questo è il contenuto dell’inconscio.

Ma al di là di questo troviamo nell’inconscio non solo le qualità acquisite individualmente ma anche quelle ereditate, dunque gli istinti, come impulsi a compiere azioni senza una motivazione cosciente.

Il concetto di Inconscio Collettivo ha permesso a Jung di affiancare ai processi psichici di un singolo individuo molti elementi tratti da un contesto più ampio che si ritrova in ogni tempo e ogni cultura, attraverso miti, leggende, folklore, alchimia, mitologia e religione.

La psiche umana diviene così patrimonio collettivo che si eredita dai nostri avi, in alcuni tratti, accomunandoci a popoli e tempi anche molto lontani da noi in un quadro concettuale in cui riconoscere alcuni tratti della  nostra esperienza esistenziale e meglio comprendere alcune emozioni, paure, scelte, percorsi.

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Modello psichico

Il modello psichico proposto dalla psicologia analitica è uno dei più noti e accessibili concetti.

Aiuta a  comprendere come funziona la mente, si tratta di un modello quadripartito.

L’autore ha immaginato quattro funzioni della psiche  che, graficamente rappresentate, si fronteggiano e si incrociano.

Quando  una funzione è prevalente nel funzionamento abituale di una persona,   la sua opposta e  complementare diviene la funzione inferiore, secondo Jung, nel senso di minor utilizzo consapevole.

La funzione inferiore  è attiva prevalentemente nell’ inconscio della personalità e si può manifestare, ad esempio, in espressioni psicosomatiche.

La si può trovare anche in  atti mancati, lapsus e  in espressioni che la psiche conscia non riconosce immediatamente come proprie.

Facciamo un esempio

Pensiero/Sentimento sono due funzioni opposte e posizionate in questo modello psichico alle estremità di una linea.

Questa linea interseca a croce un’altra linea ai cui estremi poniamo le altre due funzioni psichiche: Sensazione/ Intuizione

Utili nel lavoro clinico?

Per un terapeuta che utilizza il modello junghiano questo schema essenziale di modello psichico è una prima chiave di orientamento nel labirintico funzionamento psicologico.

Possiamo cercare di cogliere dall’altro a quale funzione fa maggiormente ricorso e quale utilizza di meno.

Cercheremo di attivare la possibilità terapeutica di risvegliare con opportune tecniche le funzioni meno presenti.

In questo lavoro saranno i sogni ad offrire aiuto per comprendere e per procedere,come indicazioni di percorso.

Intanto una definizione di coscienza da Jung:  “ una relazione con l’Io di fatti psichici “ e con “ Io” si intende qui “un complesso di fatti psichici”

E’ sufficiente questo per capire qualcosa?

No, occorre un lavoro capillare e articolato di tipo interpretativo e conoscenza delle tecniche che fondano il modello.

I contenuti della coscienza sono in relazione con le impressioni che ricaviamo dal mondo circostante e la psiche che percepisce e osserva è lo stesso oggetto osservato

Quest’ultima caratteristica si osserva solo nelle scienze psicologiche e mentre rappresenta un limite evidente ne è pure una delle ragioni di fascino assoluto.

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Trickster

Il Trickster o Briccone Divino è un archetipo.

Lo immagino fare capolino , nel senso di attivazione di energia psichica , in una azione o in un comportamento o in una vicenda in cui la prospettiva sia in un certo senso “doppia” o ingannevole, con equivoci o ambiguità.

Il Trickster non è bello né brutto, è semplicemente una prospettiva.

L’energia psichica che ciò che chiamiamo archetipo smuove, attraverso i simboli che lo stesso archetipo incarna, è molto potente e nelle storie e leggende è quella che mette in moto cambiamenti impensabili e imprevedibili, attraverso l’archetipo che conosciamo come Trickster

In un racconto proprio dal Trickster  prende le mosse una forza psichica operante attivamente, la quale  genera l’spetto avventuroso o di intrigo interessante.

E per chi legge si attiva una uguale forza e così  l’interesse viene catturato.

L’esempio più classico è rappresentato dal Mercurio mitologico, tra gli Dei il Messaggero, Ermes per la Grecia classica che, ancora in fasce, rubò con l’inganno alcuni buoi a suo fratello Apollo. Quando fu scoperto, davanti al consesso degli Dei dell’Olimpo, negò tutto e si mise a suonare la lira che aveva appena costruito con un guscio di tartaruga.

E’ facile per noi qui riconoscere il comportamento tipico dei bambini, quando vengono scoperti con le mani nel sacco.

Apollo appena sentì quella musica soave lo perdonò e si mise a ridere affascinato sia dalla musica ma anche dalla spudoratezza infantile di Ermes.
Zeus, ridendo anche lui di quell’impresa compiuta da un bambino così piccolo ma già così furbetto, lo nominò messaggero degli dei perché per questo ruolo occorreva una certa dote di eloquenza, della quale Mercurio divenne il Dio riconosciuto.

Dal suo nome deriva anche il termine ermeneutica, l’arte dell’interpretazione, e rappresentò anche il Dio dell’astuzia, della scaltrezza, del trasformismo: ad Ermes si innalzavano cumuli di pietre, ai bivii in cui si era incerti sulla direzione da prendere, per chiedere consiglio.

Si riteneva Ermes una figura intermedia che non apparteneva del tutto al mondo degli Dei né a quello degli uomini e dunque estraneo alle norme che regolano ciascuno di questi due mondi ma proprio per questo motivo capace di operare ai margini dell’uno e dell’altro, capace di mettere in contatto tra loro ambiti altrimenti destinati a rimanere eternamente divisi e separati dall’incomunicabilità.

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Archetipo Briccone

L’Archetipo del Briccone Divino si è affacciato  tra le righe di racconti brevi, di  autore esordiente, nei suoi travestimenti.

Anche noto come  Burlador   viene indicato e studiato da Jung nelle sue ricerche comparate sugli archetipi.

Il libello in questione raccoglie racconti lievi, in cui si rintraccia un contesto dove un inganno, o  scandalo,  o mistero, o paradosso anima la scena scritta.

Sorpresa è l’elemento più interessante del Briccone Divino o Trickster in inglese, che compare all’improvviso a far saltare piani prevedibili, a generare intrecci grotteschi o esilaranti.

Archetipo, nell’espressione di Jung, è quella prospettiva psicologica, arcaica, fondata su concetti psichici  collettivi che sono presenti da sempre e dovunque tra gli esseri umani e ne animano la vita psichica.

Cosa si intende per archetipo ?

 Sono elementi strutturali dell’inconscio collettivo, motivi psichici universali.

Dove si trova?

Si trovano archetipi, cioè forme tipiche costanti,  nei diversi gruppi culturali e periodi storici. Sono contenuti nei livelli più profondi della psiche inconscia, mai accessibili direttamente.

Affiorano nel linguaggio figurato, nei miti, nei simboli onirici, nei prodotti della fantasia. Li troviamo quindi in un romanzo come in un film, che vestono i panni dell’Eroe, un esempio classico.

Qualche esempio ?

Alcuni esempi rintracciabili in molti prodotti del sogno o della fantasia sono il Vecchio Saggio, la Grande Madre, il Puer Aeternus, la Paura, o il Sé.

Con questo termine – – si intende il risultato della psiche realizzata che è giunta a compimento delle sue potenzialità.

Il Trickster , come fu chiamato da Jung inizialmente, si riferiva ad un’opera di fine 800 in cui si parlava dei Delight makers (giullari) cioè coloro che sanno dire scomode verità tra il sorriso e l’inganno bonario.

Giocano tiri mancini e sanno fare abili scherzi. Il riferimento non è ad una persona singola in carne e ossa ma indica una compenetrazione di temi mitologici diversi.

Approfondimenti nel prossimo articolo a seguire.

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Coscienza e Inconscio

La coscienza è  un tema sempre interessante e in una delle sue conferenze alla Tavistock Clinic di Londra negli anni trenta dello scorso secolo, Carl Gustav Jung esprimeva le proprie concezioni circa il mondo psichico:

cosa è la coscienza ?

e’ senz’altro il prodotto della percezione e dell’orientamento nel mondo esterno.

E dove si localizza?

È probabilmente localizzata nel cerebrum, di  origine ectodermica e fu probabilmente un organo sensoriale della pelle fin dai

nostri lontani progenitori.

Per questo conserverebbe questo aspetto di sensazione e di orientamento.

Queste le parole di Jung, quale definizione fu mai più sintetica eppure efficace?

Dalla Treccani si legge che la coscienza è la

“Consapevolezza che il soggetto ha di sé stesso e del mondo esterno con cui è in rapporto, della propria identità e del complesso delle proprie attività interiori”

Oggi diremmo che si tratta di un fenomeno molto difficile da definire perché non assoggettabile a verifiche empiriche.

Eppure è la base della nostra vita cognitiva, del nostro ricordarci chi siamo, del nostro procedere nel mondo, nel tempo e nello spazio.

Se la coscienza ci abbandona per malattia neurodegenerativa o stati alterati indotti da traumi o da farmaci, la persona non è quella che conosciamo, diviene altro.

Altro con cui è difficile entrare in contatto, impossibile nei modi consueti e noti, forse solo possibile su livelli sottili dell’esperienza che trascendono il mondo ordinario per come lo conosciamo.

Ancora C.G.Jung dice che l’inconscio è la base di partenza e da esso sorge e sviluppa la coscienza: nella prima infanzia agiamo inconsciamente e le funzioni più importanti per la sopravvivenza sono di natura istintiva.

Per Jung “l’Io è il complesso che privilegiamo, sempre al centro della nostra attenzione e dei nostri desideri e rappresenta il punto focale assolutamente indispensabile alla coscienza”

Oltre l’Io si apre il vasto mondo endpsichico, un fitto sistema di relazione tra i contenuti della coscienza e alcuni processi che vengono postulati nell’inconscio.

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