PSICOLOGIA, FELICITA' E HOME THERAPY
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BENESSERE

Circondarsi di benessere………… siamo sicuri di farlo?

Il benessere di ogni persona e della collettività inteso come benessere fisico, psicologico, spirituale è possibile in un ambiente sano, curato, attento, consapevole.

Abitiamo un pianeta meraviglioso, che ha dato vita a milioni di organismi, umani, vegetali, nel mare e sulla terra.

Con la fantasia è stato teatro di storie, racconti, fiabe, romanzi, film, scene, drammaturgie.

Il nostro pianeta è stato lo sfondo di leggende, saghe, letterature di ogni tradizione per accogliere anche nell’immaginario gli scenari che ben conosciamo

Abbiamo documentari e filmati di ogni genere nella nostra splendida natura che ci ricordano quanto sia speciale, assolutamente speciale e capace di darci benessere questo nostro mondo.

L’opera dell’uomo in troppi casi si è messa di traverso, come suol dirsi, ostacolando e distruggendo oltre misura.

Su questa pericolosa follìa collettiva molto si studia, si scrive, si manifesta cercando di ripristinare l’aspetto construens versus l’aspetto destruens

E il Benessere?

Dove è finito?

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Circondarsi di benessere può diventare il nostro modo di procedere, per noi stessi e per tutti i nostri cari, le persone vicine, fino a che tutti se ne facciano carico.

Solo noi stessi possiamo circondarci di bnessere da ogni punto di vista, emotivo, psicologico, sociale.

Sappiamo come farlo?

Consapevolezza

è la nostra parola chiave, fermiamoci, rendiamoci conto, rallentiamo il gesto e il pensiero. Rendiamolo presente e carico della nostra intnzionalità.

Il mondo ci ringrazierà e ci sentiremo meglio, Da questa semplice indicazione procederà il rinnovamento di tutto, dalle nostre cellule, alle nostre relazioni, alle nostre aspirazioni.

Troppo spesso non abbiamo scelto ma ci ritroviamo incastrati dentro stati di disordine fisico o emotivo.

Sapete perchè accade?

Semplice: abbiamo “dimenticato” di CIRCONDARCI DI BENESSERE !

All’opera dunque senza indugiare, la prossima parola che pronunciamo sia dolce o tenera o educata o sincera o morbida, o tutto questo insieme!

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Valori in crisi

Ho piacere di accogliere su questo blog le riflessioni di una persona che stimo per l’orientamento alla Natura che ci ospita, alla Vita e al Bene, unite all’impegno di promuovere cambiamento virtuoso e vitale, rifiutando ogni atto violento.

Graditi tutti i pensieri e i commenti dei lettori

Si ha l’impressione che l’umanità sia giunta ad un bivio,  ad un punto cruciale della sua storia; la sensazione che tutto sia fragile, precario, incerto, di essere come sul filo del rasoio in cui da un momento all’altro tutto potrebbe precipitare. I delitti si manifestano in modo sempre più numerosi e agghiaccianti. La povertà dilaga, la fame e le malattie imperversano, l’economia vacilla, la natura cade sotto la scure degli interessi economici, l’inquinamento ci impedisce di respirare, i media, al servizio di una cultura decadente improntata sul profitto, sull’apparenza e sulla volgarità, destabilizza le nuove generazioni e genera incertezza, paura, edonismo, povertà morale, ignoranza, maleducazione, volgarità, isolamento.

La crisi che si sta vivendo non è politica, sociale, economica, o culturale: è crisi ideali, di valori e mette sotto accusa la coscienza umana, la mancanza di punti di riferimento, di giustizia sociale, di onestà individuale, di apertura alla collaborazione, della responsabilità personale verso la collettività; valori che non si improvvisano.

Non basta dire giustizia, diritti, per avere giustizia e diritti. Non basta elencare ciò di cui ha bisogno l’essere umano per uscire dalla crisi, dal pantano:  se non c’è una forte volontà politica a livello nazionale e mondiale, di un progetto capillare di educazione delle masse ai valori fondamentali della vita, della pace, della giustizia sociale, all’onestà saremo condannati a permanere in questo stato di cose, con prospettive poco rassicuranti.

Tutto questo non è che l’effetto di un’umanità malata, smarrita, stordita, perché ha trascurato la componente fondamentale della sua natura: la sua dimensione etico/spirituale. Che è come aver dimenticato di mettere il carburante nell’automobile per poi chiedersi perché non cammina.  Dare valore allo spirito significa dare ascolto alla propria coscienza; significa credere nel bene collettivo che passa attraverso la vera maturità di se stessi: un cambio di stile di vita e di scelte personali;  significa credere nella dimensione a venire in cui il bene avrà il sopravvento sulla disarmonia, sul materialismo e sull’interesse di parte; significa credere nello spirito cosmico che tutto vivifica,  che tutto pervade e spinge tutti gli esseri verso la loro evoluzione; significa dar valore alle cose che non passano con la vita; significa identificarsi e incarnare in se stessi quell’ideale che vorremmo si realizzasse in questo mondo. Il resto è demagogia.

Franco Libero Manco

Associazione Vegan Animalista A.V.A.

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PRIMAVERA

Primavera è arrivata fiorita, sembrando nuova ogni anno. E’ vero, molti non la notano neppure.

E contiuano a dire che non esistono più le mezze stagioni… ma perchè??

Basta alzare il naso al cielo, alle gemme, al balcone di qualcuno, ai banchi al mercato, ai colori netti che da ogni parte si mostrano.

E’ vita ed è miracolo che si rinnova, se ci pensate senza che lo abbiamo chiesto e – chissà – senza che lo meriatiamo, qualche volta.

Ce la racconta già la mitologia greca, nel mito di Demetra e sua figlia Persefone: non la ricordate?

E’ la nascita della primavera per gli antichi che personificavano i simboli e così la dea custode della Terra e dei raccolti, Cerere per i Romani di allora, sommersa dal dolore per la perdita della figlia abbandonò tutto all’incuria.

Il dio degli Inferi Ade aveva rapito la giovane figlia Persefone e solo l’intervento di Zeus risolse un po’ le cose..

Il dio egli Inferi è sempre oscuro e trascinante ogni umana vitalità nelle sue caverne così accettò di restituire Persefone, Proserpina per i Romani, alla madre ma ad una condizione………….

Le offrì da mangiare chicchi di melograno e così la trattenne a lui, nelle profondità, per 4 mesi l’anno.

Demetra allora, ogni volta che rivedeva e riabbracciava la figlia, faceva fiorire la Terra, ebbra di gioia.

Fiori, frutti e grano in abbondanza poi, appena Persefone tornava agli inferi, il dolore della madre lasciava in abbandono ogni volta la terra, sopraffatta dal dolore, aprendo le porte all’inverno…

Trovo che sia un mito di grande suggestione nell’ambito di Eros che, non presente direttamente , connette nell’affetto e nell’amore la madre e la figlia; la madre poi si strazia nel dolore dell’assenza e ogni sua vitalità si spegne.

Il miracolo dell’incontro con l’Altro è qui narrato, il ritrovamento del Cuore e il trionfo della Vita, a simboleggiarlo Fiori profumati e colorati per tutto il mondo, per tutte le genti, per l’eternità…………….

Tra poco la Pasqua, sullo sfondo sempre l’oscura Pandemia, intanto lasciamoci accarezzare dalla Primavera.. Enjoy it !

Ascoltiamo che bella questa poesia di Roberto Piumini:

Quando la terra è giovane e fresca

quando la testa è piena di festa

quando la terra splende contenta

quando di erba odora il vento

quando di menta profuma la sera

……è PR I MA V E R A !!!

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SUICIDIO

Suicidio, togliersi la vita, bastano queste sole parole ad evocare un clima di angoscia davvero abissale.

Perchè le persone pensano al morire come “soluzione” alle proprie sofferenze?

Moltissime le cause e le risposte, la depressione è chiamata in causa per prima e certamente ha la sua parte preponderante.

C’è però dell’altro, il corso del proprio dialogo interno che scivola via, verso una deriva in cui non si riesce a recuperare un senso utile a sentirsi meglio:

se non continuare a pensare che, attraverso l’atto del suicidio, la sofferenza avrà termine.

Ma ne abbiamo certezza?

Ovviamente no, anche secondo il personale orientamento di ognuno, le sue credenze, le sue conoscenze sulla vita biologica e sul fine vita, le conoscenze mediche.

Conosco un giovane 27enne, sano e molto triste, che per togliersi la vita si è gettato da un piano alto ma per qualche curioso caso del suo corpo non è morto, si è però schiantato restando paraplegico, tutta la vita d’ora in poi su una sedia a rotelle. Oggi ha 29 anni.

Una certezza invece c’è: non che andremo a stare meglio fuori da questa vita

M A

che invece questo malessere torturante che pare eterno invece eterno non è e lui sì che finirà.

Sul serio.

Ma cosa accade nella mente che pensa, fantastica di morire? certamente ha perso di vista il vivere e si ritrova in un tunnel fatto di pura sofferenza emotiva, non nel vivere.

Naturalmente nella vita c’è sofferenza e c’è fine della sofferenza ma le persone che pensano al suicidio non riescono a vedere che la sofferenza avrà fine.

Avrà fine come qualsiasi altra cosa. Come tutto.

Il pensiero di chi pensa di procurarsi la morte, di uscire dalla scommessa della propria vita ha precise caratteristiche psicopatologiche e di personalità:

pensiero dicotomico, rigido, poco modificabile, incapacità di riconosceere il proprio valore, non riuscire ad apprezzare se stessi, insufficiente sviluppo di qualità del pensiero dell’ordine di speranza, sentimento di gratitudine, spiritualità.

Inoltre sono presenti: senso di inutilità e inefficacia di sè, visuale pessimistica delle cose, stati misti e instabilità affettiva ( organizzazione borderline di personalità), scarse strategie di adattamento (“coping”).

Ma ATTENZIONE

chiedere aiuto, chiedere ascolto, provare a fidarsi dell’altro e lasciar entrare pensieri vicini alla vita e alla natura che provvede alla vita nelle condizioni più avverse, riconoscere il proprio bisogno di aiuto farmacologico fa la differenza sul proprio stato dell’umore

e potremo riprendere a camminare, come facemmo da piccini…


proprio così…..

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FELICITA’ FOREVER

di felicità si parla sempre, anche qui ne abbiamo parlato più di una volta, anche perchè è uno dei miei approfondimenti in psicologia e ne ho ideato un percorso specifico.

Di Felicità hanno pensato, parlato, scritto forse tutti, chi la vuole, chi la cerca, chi l’ha incontrata, chi soffre la sua mancanza.

Si può parlare di felicità in tempi complicati come queli attuali?

Sì ! perchè tutti i tempi, la storia ci racconta, sono stati molto complicati per chi li ha vissuti.

Questo anno passato ci sembra peggiore di altri quando dimentichiamo per quali traversie l’essere umano è sopravvissuto fino ai giorni nostri.

E sì, si può parlare di felicità di questi tempi tanto più perchè siamo e veniamo da mesi difficili e quindi volgiamo la nostra attenzione ad un futuro che carichiamo di speranze.

Il futuro siamo noi stessi, l’intera comunità umana lo costruisce, a meno che non arrivino alieni cattivi a crearci guai.

I guai invece la comunità umana è abilissima nel crearseli da sola.

Per esempio breve e conciso pensiamo alla politica interna di questi giorni: nessuna lungimiranza consente di “mirare” appunto lontano, di costruire un futuro.

Invece la solita linea di attaccamento egoico alla propria fortuna a danno di chiunque è regina sovrana.

Non vi nascondo che mi piacerebbe molto avere per paziente qualcuno dei nostri attuali governanti che si dichiarano “all’opposizione” senza sapere cosa significhi oppposizione in politica.

Sono fermi al concetto del “bambino oppositivo”.

Volgiamo invece lo sguardo interiore a quella straordinaria felicità che possiamo tutti avere, tutti davvero, potete credermi.

Come è possibile?

Perchè nasce dentro le persone, si sviluppa nel loro cuore e si stabilizza nella loro mente. I fattori esterni perdono piano piano la consueta centralità.

Lo stato psicologico diventa allora ampio e spazioso, sereno e quieto, capace di vedere sempre opportunità dietro ogni ostacolo.

Sembra un luogo comune ma non lo è, da oltre 2000 anni si sa. Bisogna però fare il primo passo di incamminarsi per queste vie, di felicità.

Auguri a tutti gli spiriti curiosi!

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Natale 2020

Natale quasi.

Dicembre già qui da qualche giorno.

Pensiero di molte persone quest’anno più che altri anni va sulle prossime festività.

Come sarà questo Natale?

E’ la domanda che in molti si stanno già ponendo, soprattutto bambini e adolescenti che su queste giornate investono forti aspettative.

E’ una festa talmente carica di simbolismo che nessuno ne resta fuori, anche i più restii a festeggiarlo, avvertono la paticolarità di questo periodo.

Anzi quest’anno ce ne stiamo occupando anche con anticipo maggiore per la nota causa pandemica che pervade tutta la nostra esperienza attuale.

Ieri sera in televisione è stato in programma un film che ci porta indietro al 1945, nella Germania post bellica.

Il processo di Norimberga, magistrale lavoro cinematografico che con poche pennellate ha riattualizzato un dramma che non potremo mai dimenticare.

L’aspetto storico, politico, economico era in chiaro risalto.

Facile ripensare a quel momento dela storia del’umanità denso di orrore umano, morte, sparizioni, famiglie spezzate, terrore, malvagità, avidità.

E vien da pensare se difronte alle nostre attuali preoccupazioni di questo Natale 2020, fatte di pensieri su scuola, regali, soldi, cenoni e pranzoni non aiuterebbe ripensare la storia.

Non sarà certo l’idea di togliere una festa simbolica e spirituale come il natale che si vuole qui incoraggiare, al contrario.

Come ogni anno si dice, il Natale è una festa dello spirito e ghirlande con luci, elfi, e profumo di dolci, presepi e messe, hanno il compito di ricordarlo.

Nessuno ci toglie il natale e potrebbe essere anche questo molto bello.

Le ricorrenze sono cicliche, molti altri Natali ci sono stati in passato tra guerre e carestie e molti altri ne verrano tra chissà quali altri eventi.

Lunghe serate familiari, al caldo delle case riscaldatissime o dei caminetti accesi, tra giochi e regali come se questa fantasia potesse redimere il resto dei giorni difficili.

E se pensassimo allo Spirito invece? Spirito del Tempo che stiamo attraversando.

lo Spirito sofferente di chi è tra lutti o in pericolo.

Quello Spirito che è archetipo e sempre ha qualcosa da raccontare, se ci mettiamo in ascolto, in dolcezza.

Lo Spirito del Natale…

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PENSIERO

Pensiero e pensare… quanto ne sappiamo nella nostra vita quotidiana?

Che fine fa il nostro pensiero quando sembra scomparire?

A volte non tornano mai più, alcuni pensieri, pur avendoci creato un massacro mentale a lungo.

Interessante approfondire questi temi non tanto dal punto di vista fisiologico o delle neuroscienze su cui tomi sono scritti in abbondanza.

Invece pensando insieme- per l’appunto – pensieri del nostro quotidiano, come esperienza diretta.

Se ne occupa un grande del nostro pensiero filosofico contemporaneo, al Festival della Filosofia, Galimberti.

Secodo il filosofo l’uomo si trova fuori dalla storia, cavalca la sua macchina dove il pensiero è sempre più estromesso.

La scuola ha il compito, tra i tanti, di educare al pensiero, nel senso latino di educere, tirare fuore.

Siamo bravi a pensare ?

Insegnare ai ragazzi a pensare, una sfida a cui troppo poco si pensa.

Pensiero nuovo in tempi nuovi eppure continua a farsi presente la vena polemica, la tendenza alla sopraffazione, la logica del violento.

Per non dire delle psicopatie gravi che camminano tra noi in preoccupante quantità, addirittura uno ogni cento persone, e a volte esplodono in delitti di cronaca.

Ci dice il filosofo che in questo momento storico la technè ci orienta a valutare tutto in base alla funzionalità: tace il sacro, l’arte, il sentimento profondo e articolato, quello sfumato sfumato.

Pensiero nell’uomo di ogni epoca si fa a volte dolore ma anche immaginazione e a volte creatività e la mente tecnologica non ne ha coscienza.

Si è generato un inconscio collettivo che vive di tecnicismi e il pensiero umano ne risente, perde colpi, perde dimestichezza con le sue altezze vertiginose.

Con la sua capacità di portare ognuno che pensi in modo sano ed evoluto, ampio e affettivo, ad altezze felici.

Se dominano altri fattori sul pensiero, inconsci, privi di consapevolezza, al servizio delle nevrosi e delle difese più primitive, c’è ben poco spazio per nutrire il proprio pensare di pensieri opportuni

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casetta e quarantena

Casetta, continuiamo a riflettere ancora una volta sul senso profondo di questo periodo.

Un “restare a casetta” non proprio scelto, per qualcuno si è rivelato un’opportunità, per qualcuno addirittura una “benedizione”, per altri una specie di iattura.

Home Therapy ci ricorda le numerosissime occasioni che la nostra casetta offre per proteggerci, per custodire i nostri cuori e i nostri pensieri.

La propria casa è un porto sicuro, un nido di sentimenti.

Non dimentichiamocene così spesso…

Il corona virus e il periodo davvero lungo di chiusura in casa che impone però ha visto anche scenari meno idilliaci: case che appaiono strette, che appaiono rumorose, che inducono alla pigrizia.

Case che invece di sviluppare i nostri talenti, raccoglierne la crescita, hanno preferito tarpare le ali.

Tutto questo fa parte delle differenze individuali, numerosissime.

Un fatto però è comune a tutti noi che viviamo da protagonista l’esperienza di quarantena stiamo facendo i conti con l’assenza.

Per chi vive da solo in primis è l’assenza dei propri cari.

Per altri assenza di confortevoli routine magari con colleghi che sono diventati amici quotidiani o con il bar e la persona che preparava giornalmente la colazione.

Assenze più grandi e gravi per alcuni, quella di non aver potuto salutare chi non c’è più.

E l’assenza più grande è quella dalle persone che in questa pandemia non ce l’hanno fatta, quindi assenza di affetti forti. La reazione emotiva ed affettiva di chi si è ritrovato a fare i conti con la perdita deve trasformarsi in una attività psichica che crea un lavorìo interno, elaborativo dell’esperienza.

A volte difronte al dolore della perdita la reazione che si installa nella psiche è una negazione difensiva e la persona non riesce a concedere a se stessa di soffrire, in un ‘apparente impossibilità a soffrire.

Non voglio soffrire, non sono capace, non ho la forza di soffrire; queste alcune delle frasi che lo psicoterapeuta ascolta da alcuni pazienti.

La buona notizia invece eccola qui: siamo tutti, nessuno escluso, capaci di soffrire, tutti noi ne abbiamo facoltà e se ci lasciamo andare alla reazione normale di soffrire un’assenza, quando non addirittura una perdita, ne usciremo inevitabilmente rinforzati.

Rigenerati e più consapevoli. Più grandi di quanto fossimo prima. Non felici, non è questa l’occasione di sperimentare felicità. Questo è tempo di volgere la luce all’interno, come dice il taoismo, di restare con se stessi, di non aver paura e alimentare un sentimento fiducioso, sereno e spazioso dentro il cuore.

La nostra casa ci raccoglie, ci sostiene e ci aiuta coi suoi angoli, col suo giardino, con i suoi oggetti, con le sue finestre.

Home Therapy lo sa e ce lo ricorda.

Qui è il caso di chiudere con il famigerato “chiedimi come”…

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Passeggiata

La passeggiata di Robert Walser è un testo celebre pubblicato nel 1919.

Perchè parlare oggi de “La passeggiata”?

Oggi che i libri di svago sono caratterizzati dal nostro tempo odierno lacerato, triste, drammatico, veloce, angustiato?

Un tempo di drammi e romanzi tragici, di storie di efferati delitti e gorghi mentali spaventosi.

Probabilmente ogni tempo ha avuto i suoi racconti oscuri, pesanti da mandare giù, noir o semplicemente duri e aspri.

La letteratura del resto riflette come uno specchio fedele proprio il tempo in cui l’autore riesce a collocarsi.

Se pensiamo ai racconti di Poe c’è poco da stare allegri ma l’immaginazione e il tocco irreale e fantastico trasportano i lettori in lungo e in largo.

Walser, nella sua passegiata, ci trasporta con lui, nella sua Svizzera e con lui ci pare di incontrare avventori strampalati, viali alberati tra lame di sole che lasciano una dolce luce tra le case basse e tranquille che si incontrano lungo il cammino.

La campagna di Walser sembra fuori dal mondo, lui stesso passeggia come svago profondo, in un vagabondare dello Spirito che si fa archetipo di un passaggio libero dalle ambasce del quotidiano vivere.

Questo testo, agile libro di un secolo fa, può ancora essere interessante?

Per contrasto alla vita di fretta, alle uscite con un preciso scopo, alle incombenze che attanagliano tutti, la risposta è sì.

Interessante perchè disegna ai nostri occhi un paesaggio interiore di assoluta calma e di curiosità pacifica.

Perchè lascia intuire uno spazio dedicato all’incontro con l’altro.

Perchè tra ironia e incontri bislacchi ci rilassa come se anche noi, con l’autore, lo accompagnassimo nella sua passeggiata, senza meta.

Uno stralcio:

“Ciò che vedevo era insieme povero e grande, piccolo e colmo di significato, leggiadro quanto modesto, buono quanto caldo e amabile.

Particolare gioia mi dettero due case, che nella chiara luce solare se ne stavano l’una accanto all’altra come due figure a riscontro, vive e cordiali.

Attraverso la lieve affabilità dell’aria, delizia si avvicendava a delizia, passava un tenue tremito di piacere.

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