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Amore e Jung

Negli ultimi anni mi capita sempre più spesso di occuparmi nel mio lavoro clinico di amori sofferenti

Cosa succede?

Amore è una parola, una formula magica che ci fa pensare ad un’isola felice dove regna dolcezza, sensualità, comprensione, empatia, collaborazione, appagamento dei sensi e dello spirito…

Ma è sempre così?

Pensiamo che tra le coppie più giovani sia più facile far andar bene le cose in amore? I sensi, la spinta ormonale e la facilità di piacere all’altro, complice la giovinezza, aiutano? Purtroppo non sempre è così.

Molte volte entrano dentro la giovane coppia le immaturità relazionali di ognuno, tutta la dinamica che ruota intorno a fantasie di possesso, paura di abbandono, competizione tra rivali..

In Amore allora come far funzionare le cose?.

un buon livello di maturità emotiva eviterà di far pagare all’altro ignaro partner tutte le dificoltà personali relative a bassa autostima, scarsa fiducia in sè e negli altri, propensione a tradire e trasgredire qualcosa ( ma cosa ?) per il gusto di sentirsi adulti.

L’altro della coppia invece è necessario percepirlo come “Altro” da noi stessi, per l’appunto, e non è facile nè automatico, è un passo di crescita interiore che porterà a non pretendere dal partner comportamenti o modi di fare che sono i nostri, non i suoi.

L’altro verrà allora rispettato nella propria natura nel senso profondo del termine e apprezzato ed amato proprio per alcune sue caratteristiche che lo rendono diverso dagli altri e unico.

La psicologia analitica complessa di Jung ci può illuminare al riguardo dell’Amore?

Certamente il tema della seduzione – dal latino se-ducere, condurre via – rimanda a una sensazione di rapimento profondo, come di una cattura interiore che chiama in causa gli archetipi con la loro numinosità, con tutte le caratteristiche della psiche umana che l’intero Pantheòn delle deità raccoglie attraverso i millenni per rappresentare gli umani. Anima si presenta nei sogni in forma di creatura femminile e Animus in forma di creatura maschile, anche se questa è una semplificazione, e l’incontro d’anime rimanda alle “Nozze Regali”, concetto già appartenente all’alchimia come unione di opposti in cui anche lo spirito Mercurio interviene nella sacra unione del principio femminile con quello maschile per la completezza dell’essere e, con la terminologia di Jung, la realizzazione del Sè superiore.

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VULVODINIA

Da non molto tempo l’attenzione a un disagio della salute femminile è maggiore e la vulvodinia che affligge molte donne è ascoltata.

Diversi approcci cercano di fornire sollievo e qui ci atterremo alla parte psicologica del dolore vulvare.

Di cosa si tratta esattamente?

la patologia si esprime con fastidi dolorosi infiammatori in aree di verse della vulva, nell’80% dei casi nel vestibolo.

Se cos’ per le più giovani invece con l’avanzare dell’età per le donne affette da vulvodinia l’area dolente divien più estesa.

Le attuali percentuali di donne colpite si attestano sul 28% della popolazione femminile però come sempre molti casi non sono noti perchè trascurati o non accuratamente diagnosticati.

Cosa comporta la vulvodinia?

Un disturbo che si manifeesta dolorosamente in area genitale evidentemente coinvolgerà la vita sessuale e di conseguenza l’intimità verse se stesse e verso il partner.

Gli studi ci dicono che alla base c’è una disfunzione del sistema nervoso centrale cioè gli stimoli non dolorosi che arrivano dalla periferia raggiungono le aree nervose del midollo che inviano al cervello la sensazione dolorosa, purtroppo anche in asenza di stimoli.

La predisposizione centrale che causa dolore è di tipo genetico oppure psicologico.

Che si può fare per uscire dalla vulvodinia?

L’approccio farmacologico in molti casi è inevitabile. Sopportare un dolore persistente in aree delicate come le mucose e la muscolatura interna disturba la qualità della vita e limita molti aspetti.

Vengono prescritti farmaci analgesici e neuropatici che agiscono sulla disfunzione del sistema nervoso centrale.

Una terapia che insegni alla donna a rilassare opportunamente i muscoli del pavimento pelvico è pure consigliabile, come insegna il mondo della psiche qualsiasi dolore si gioverà in ambiente del corpo mantenuto privo di tensioni nervose.

E la psiche?

Colloqui psicologici a cui aprire il proprio animo, il proprio mondo interno, lasciando emergere vissuti intimi e delicati, sono un intervento importante e opportuno.

Trovare uno spazio in cui i propri timori, preoccupazioni, angosce, dolori si sentano accolti, ascoltati e disciolti nelle parole dello psicoanalista fa davvero la differenza.

La psicologia del profondo, junghiana o freudiana che che sia, apre il mondo e la visuale di ogni persona che si affida ad essa.

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L’ANALISTA

COME SCELGO IL MIO ANALISTA?

E’ una scelta molto complessa che richiede attenzione, come ogni cosa complessa;

e regalerà frutti inimmaginabili proprio come fanno solitamente le cose molto complesse se riusciamo a districarci bene.

Quali elementi devo considerare?

L’analista ti accompagnerà lungo i sentieri della tua psiche, scandaglierà insieme a te regolarmente il tuo spirito vitale e ti aiuterà a risvegliarlo, se addormentato.

Ci sarà sempre e – in qualsiasi caso – è dalla tua parte.

Come mi potrei sentire?

Ti sentirai accolto e ascoltato. Compreso, perchè l’analista, dove vuol capire meglio, chiederà la tua opinione.

Sarai tu il centro di ogni seduta, la persona veramente importante, in una progressione che ti porterà a capire molto sulla tua psiche inconscia, per poter restituire significato alle tue esperienze e per trarre insegnamento da esse.

Sarai dentro un cerchio magico, o meglio potremmo dire un’area di lavoro per te, in cui esplorerai, ti sentirai sempre sostenuto in questo lavoro, anche quando ti sembrerà che non è così.

L’analista giusto per me

Primo consiglio. Telefonate. Se avete più segnalazioni, telefonate a tutti. E andate a trovarli. Vi costerà il prezzo di una seduta. Qualcuno (il più generoso, il più furbo, il più seduttivo?) il primo colloquio non lo fa pagare. Così li guarderete in faccia, questi analisti da cui rischiate di andare per qualche anno una, due, tre volte alla settimana.

Si paga il primo colloquio?

Il paragrafo sopra avvia una riflessione su questo punto che fa riferimento alle fantasie inconsce che questo elemento scatena, mai dare niente per scontato. E le fantasie inconsce sarà compito dell’analista portarle alla luce, per guardare insieme anche la mente profonda della persona, cosa chiede, cosa si aspetta, cosa ritiene suo diritto e cosa suo dovere.

Fidarsi ed affidarsi… le parole da ascoltare dentro se stessi… con profonda fiducia…

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Felicità, o STARE MEGLIO

Carissimi lettori

come si fa a stare meglio?

quante volte ce lo siamo chiesto, nuotando o navigando in un mare di proposte, di suggestioni, di inviti…

Le risposte sembrano molte e tutte possibili, sempre seducente il web propone soluzioni spesso facili apparentemente a volte costose oppure gratuite.

Sembra così facile, è vero?

oppure l’esperienza di tutti ci dice che nel momento in cui siamo attanagliati dai morsi della sofferenza psicologica tutte le vie d’uscita sembrano sbarrate.

Ecco a voi 3 pillole da tenere a mente

1 – individuare quale cosa mi fa stare meglio di tutte le altre

2 – adesso la seconda cosa che riesce a farlo

3- per ultimo….ma andiamo con ordine

Le ricerche sulla felicità, cioè cosa la produce, cosa la mantiene, quanto dura questo stato paradisiaco ecc. si sono moltiplicate nel’ultimo decennio edonistico.

Cosa abbamo imparato sulla felicità?

Che la felicità è fatta di attimi, che dobbiamo imparare a cogliere e quindi ad apprezzare. Vi stupirà sapere che moltissime persone falliscono proprio in questo primo step, danno per scontate cose della propria vita che non lo sono affatto e di cui si potrebbe essere grati.

Già, la gratitudine… anche qui il frutto della ricerca questa volta neurofisiologica, ci conferma che riuscire a sentirsi riconoscenti per molte cose o forse, se ci pensate, per tutte le cose, attiva le stesse aree cerebrali che si attivano quando siamo felici.

I circuiti neurali convolti nell’esperienza della felicità secondo gli studiosi giapponesi riguardano il precuneo, nell’area dei lobi frontali.

Senza addentrarci qui nelle reti neurali ci basta ricordare che la gratitudine corrisponde all’essere consapevoli di quanto già abbiamo, prima di desiderare altro, e imparare ad assaporarlo a fondo. Poi potremo passare a desiderare altro, naturalmente, ma sempre con questa consapevolezza profonda.

Felicità ?

Come ormai sapete tutti, questa consapevolezza si conquista con la meditazione, sistematica e accurata.

E questo era la terza pillola, invece la prima risiede sicuramente nel corpo quindi occhio alla postura, al nutrimento, all’attività fisica, allo sport, sono tutti i nostri migliori alleati.

e la seconda pillola?

è più complessa, ne parliamo al prossimo appuntamento !

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biblioterapia

biblioterapia è una forma di psicoterapia?

Alcuni psicologi dicono di sì e si dedicano a questa innovativa forma di offerta di aiuto psicologico, con successo e minor spesa per gli utenti.

Biblioterapia prende spunto da un testo di narrativa, lo psicoterapeuta propone il testo selezionato con cura, al gruppo.

Sì, di solito si effettua come terapia di gruppo.

La lettura suscita emozioni, stimola stati d’animo, risveglia fantasie o timori, risonanze a vissuti remoti o sepolti nell’inconscio, personali o collettivi.

Il gruppo ne accoglie il riverbero, il terapeuta guida le associazioni e le riflessioni che emergono, tenendo a mente l’obiettivo che ognuno nel gruppo si è dato.

Obiettivo benessere, come sempre, e i libri sono strumenti moderni e antichi, insuperabili per veicolare stati d’animo.

Biblioterapia per viaggiare nel tempo, per spostarsi in ogni parte del mondo o in altri mondi lontani e fantastici, senza muoversi dal divano.

Eroi quotidiani oppure eroi dell’immaginario accompagnano i lettori pagina dopo pagina, nel libro che viene scelto con accuratezza estrema, dopo aver conosciuto il gruppo e tutti i suoi componenti,

La libroterapia schiude porte, portoni, scenari da fiaba o orizzonti profondamente umani.

Un’esperienza da provare perchè, a mio parere, il contatto guidato con i simboli che ogni storia narrata racchiude è profondamente vivificante.

Per chi è già lettore accanito sarà un modo diverso di accostarsi agli amati libri, scoprendone potenzialità trasformative impensabili.

Per chi non è abituato alla lettura sarà un inizio fecondo di un sano, sanissimo, modo di approcciare al proprio mondo interno.

I libri sono preziosi, le storie che narrano sono balsamo per la mente, gli autori che nei secoli li hanno scritti sono Maestri.

Certo è che la scelta del libro che accompagnerà il gruppo sarà scelto con cura e competenza, sia di libri che di psiche umana.

Seguite la Libreria Lilli, all’Appio Latino a Roma che si avvia ad ospitare la prossima edizione di questo affascinante percorso di approfondimento. Notizie e aggiornamenti utili al prossimo post…

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TRASFORMAZIONE

La trasformazione attraverso il percorso psicoterapeutico concluso felicemente è una realtà.

Come possibile?

Quali parti sono soggette a trasformazione?

Quelle parti che sono di intralcio al pieno sviluppo di sè, che ostacolano il proprio cammino verso la realizzazione delle proprie potenzialità.

Carl Gustav Jung (1875 – 1961 ) osservò su se stesso che l’inconscio si trasforma o determina trasformazione, come nel processo alchemico, che a lungo aveva approfondito per capirne la vera essenza.

“L’inconscio è un processo e la psiche si trasforma o si sviluppa” dice Jung, in base alla relazione che l’Io intreccia con la parte inconscia della psiche.

Fu lo studio della trasformazione alchemica e dei suoi simboli a condurre Jung alla capacità di interpretare la realtà attraverso simbologie complesse.

In ogni persona c’è la spinta innata ad accogliere la totalità di se stessa e ad integrarla alla totalità universale.

Questo processo dà vita a ciò che è latente in ognuno sin dalle origini nell’attesa di essere riconosciuto, compreso, ascoltato e infine trasceso.

Come si ottiene?

Attraverso il processo di individuazione junghiano: in esso la persona- in un certo senso- realizza pienamente ciò che potenzialmente già è.

Si tratta di un potenziale umano importantissimo che rende il significato perduto alla nostra esistenza.

Ci fa sentire pienamente bene, al nostro meglio possibile.

come nella stanza di un vecchio alchimista medioevale possiamo tentare la nostra trasformazione, cercando il nostro personale elisir di felicità, pace e benessere psicologico

stiamo parlando per immagini e per simboli, come ci parla il nostro inconscio,

e così alludiamo a possibilità trasformative nell’essere umano verso le parti di sè che non lo aiutano.

diventeranno parti benefiche, sane a cui far ricorso in ogni frangente della vita quotidiana.

I processi analitici della psicoterapia ci prendono per mano e ci portano al cuore della trasformazione di noi in persone che amiamo di più, persone di cui sappiamo prenderci cura in profondità, cura di noi stessi per ritrovare la via…

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SEMPLIFICARE

Semplificare è il sogno di tutti!

Una vita più lineare, con meno problemi e problemini da risolvere quotidianamente fa gola sempre più nel nostro mondo affannato.

La realtà è estremamente complessa e qui vorrei mettere in guardia dalla tentazione di semplifcare ad ogni costo.

Semplificare troppo riduce i dettagli,

Se ci si interroga senza conoscere le basi su argomenti scientifici, tecnici, specialistici non porta a nulla di buono, anzi!

Spiego meglio:

Ci sono molti argomenti che per propria natura sono ricchi di interrelazioni, di concatenazioni al proprio interno e rispetto al contesto, per dirla in una parola sola, sono molto complessi.

E in questi casi semplificare fa un torto all’argomentazione e alla ricchezza di ciò di cui vogliamo discutere.

Anche soltanto con noi stessi.

Un argomento che presta il fianco a semplificazioni esagerate e indebite è la Psicologia. Poichè studia la psiche può venire automatico ritenere che, poichè la psiche è dentro di me, le idee che me ne faccio sono quelle giuste.

Chi meglio di me stesso può saperlo?

In realtà le cose psicologiche stanno molto diversamente. Ci sono secoli di studi alle nostre spalle che hanno reso la ricerca in psicologia una disciplina scientifica.

Ma cosa è la ricerca in psicologia?

E’ proprio quella mole di studi, sperimentazioni, ipotesi, tesi e infine teorie che finalmente fondano la prassi.

Una pratica psicologica sensata deve essere fondata scientificamente, cioè poggiare i propri presupposti clinici e terapeutici su una solida base teorica.

Ecco, qui in questo scritto si sta semplificando moltissimo, per ragioni di spazio ma qui la finalità è solo quella di chiarire alcune aree cieche del mondo psicologico, cieche ai profani.

E’ vero che la mente è custodita in ognuno di noi, oltre a quella inconsciamente collettiva, con buona pace di Jung, che è patrimonio ancestrale comune.

Non tutti però, se non hanno studi specifici e specialistici nel proprio bagaglio culturale, sanno come funziona la mente, perchè si ammala la psiche, quando possiamo definirla ammalata e quando normale.

Esistono stati di gravi disturbi di personalità nei quali la persona che ne soffre in realtà non ne soffre, o per meglio dire, non sa che si tratta di una psicopatologia e potrebbe ritenere che si tratti solo del proprio carattere e che sono gli altri intorno a lei ad essere in errore.

Ci sono dipendenze affettive gravi che vengono addirittura scambiate e confuse con il sentimenti dell’amore…..

Anche stati di manipolazione affettiva scambiati per interesse genuino dell’altro verso di noi mentre l’altro è affetto da narcisismo patologico e cerca solo le proprie distorte gratificazioni mentali.

La psicologia è complessa, non solo quella specifica dell’area di studi junghiana, proprio chiamata “psicologia complessa”.

Nel proprio interesse è doveroso rivolgersi a specialisti della psiche se sentiamo che nel nostro mondo interno qualcosa non va.

O semplicemente potrebbe andar meglio.

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DIPENDENZE

Se ne contano sempre di nuove, le dipendenze sono un cluster di disagi psicologici e spesso non soltanto psicologici, in aumento.

Storicamente si segnalavano dipendenze da nicotina e da alcool come più diffuse e non riconosciute come tali.

Così essere alcolista o fumatore patologico si associava ad uno status symbol desiderato, innescando fantasie e proiezioni ai danni di sè stessi.

Si cercava sicurezza, disinvoltura sociale, stima di sè…. non sapendo di cercarle nel posto sbagliato

Altre dipendenze erano specifiche del territorio, come il sud America, sostanze allucinogene da funghi, erbe o oppiacei ad effetto di stordimento o antidolorifico

Dipendenze oggi diverse, se ormai a tutti è noto che fumare nuoce e bere troppo non fa bene, che di questi piaceri si può anche morire e la cocaina magari costa troppo ;

in quest’ultimo esempio del tutto assenti considerazioni sull’opportunità di alimentare mercati criminali e di sfruttamento anti etici.

Le dipendenze di oggi:

gioco d’azzardo patologico, pornografia abbondante in rete, internet stesso,vissuto come “alimento” a cui non si riesce a sottrarsi, analogamente alle dipendenze di tipo alimentare.

Un posto a parte la dipendenza affettiva che coinvolge le stesse aree cerebrali ma si connette ad una personalità sviluppata da modelli di attaccamento insicuro.

Mondi che nel reiterato utilizzo esagerato e senza confini perdono la luce di partenza e si ritrovano torbidi.

Mi spiego:

La luce perchè ?

perchè il ricorso insistente a visioni in rete specificamente pornografiche -come esempio- nasceva dal bisogno naturale inerente il mondo della sessualità, prima di distaccarsene del tutto e offrendo bocconi amari da cui chi è dipendente vorrebbe anche staccarsi ma ne ha perso il controllo.

Ecco il punto:

nelle varie dipendenze l’individio perde il controllo e non riesce più ad opporsi.

perchè?

si è generata una alterazione funzionale, stimolando varie aree cerebrali sottese al piacere della ricompensa e della gratificazione ed è come se, detta semplicemente, questi circuiti neurali stressati dalla iper stimolazione perdano l’equilibrio bochimico necessario al vero benessere.

Studi confermano che il meccanismo è nel cervello, di tipo biochimico, non nell’interpretazione della realtà soggettiva: si abbassa il livello di dopamina e si alimenta in modo anomalo la memoria dell’esperienza piacevole.

Ma se si studiasse fin da piccoli come funziona il cervello ??

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SUICIDIO

Suicidio, togliersi la vita, bastano queste sole parole ad evocare un clima di angoscia davvero abissale.

Perchè le persone pensano al morire come “soluzione” alle proprie sofferenze?

Moltissime le cause e le risposte, la depressione è chiamata in causa per prima e certamente ha la sua parte preponderante.

C’è però dell’altro, il corso del proprio dialogo interno che scivola via, verso una deriva in cui non si riesce a recuperare un senso utile a sentirsi meglio:

se non continuare a pensare che, attraverso l’atto del suicidio, la sofferenza avrà termine.

Ma ne abbiamo certezza?

Ovviamente no, anche secondo il personale orientamento di ognuno, le sue credenze, le sue conoscenze sulla vita biologica e sul fine vita, le conoscenze mediche.

Conosco un giovane 27enne, sano e molto triste, che per togliersi la vita si è gettato da un piano alto ma per qualche curioso caso del suo corpo non è morto, si è però schiantato restando paraplegico, tutta la vita d’ora in poi su una sedia a rotelle. Oggi ha 29 anni.

Una certezza invece c’è: non che andremo a stare meglio fuori da questa vita

M A

che invece questo malessere torturante che pare eterno invece eterno non è e lui sì che finirà.

Sul serio.

Ma cosa accade nella mente che pensa, fantastica di morire? certamente ha perso di vista il vivere e si ritrova in un tunnel fatto di pura sofferenza emotiva, non nel vivere.

Naturalmente nella vita c’è sofferenza e c’è fine della sofferenza ma le persone che pensano al suicidio non riescono a vedere che la sofferenza avrà fine.

Avrà fine come qualsiasi altra cosa. Come tutto.

Il pensiero di chi pensa di procurarsi la morte, di uscire dalla scommessa della propria vita ha precise caratteristiche psicopatologiche e di personalità:

pensiero dicotomico, rigido, poco modificabile, incapacità di riconosceere il proprio valore, non riuscire ad apprezzare se stessi, insufficiente sviluppo di qualità del pensiero dell’ordine di speranza, sentimento di gratitudine, spiritualità.

Inoltre sono presenti: senso di inutilità e inefficacia di sè, visuale pessimistica delle cose, stati misti e instabilità affettiva ( organizzazione borderline di personalità), scarse strategie di adattamento (“coping”).

Ma ATTENZIONE

chiedere aiuto, chiedere ascolto, provare a fidarsi dell’altro e lasciar entrare pensieri vicini alla vita e alla natura che provvede alla vita nelle condizioni più avverse, riconoscere il proprio bisogno di aiuto farmacologico fa la differenza sul proprio stato dell’umore

e potremo riprendere a camminare, come facemmo da piccini…


proprio così…..

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Neuroinfiammazione

Neuroinfiammazione e depressione, una realtà da capire.

Tensione, esaurimento, sovraffaticamento, in una sola parola ‘stress’.

Dallo stress si può scivolare direttamente nella depressione.

perchè?

Può accadere perchè lo stress grave e persistente può scatenare processi neuroinfiammatori e da qui sviluppare stati depressivi.


E’ stata isolata una nuova terapia contro la neuroinfiammazione, che può tenere sotto controllo le alterazioni del sistema nervoso e del connesso stress ossidativo localizzato.

QUALI STUDI CI SONO?

Si studiano effetti positivi e utili per contrastare le patologie di natura non solo neurodegenerativa ma anche neuropsichiatrica.

L’ipotesi e’ anche avallata dall’esistenza di un’elevata comorbidita’ della depressione con le malattie croniche, ad esempio quelle cardiache, condizioni in cui i processi neuroinfiammatori hanno un ruolo importante.

Si è dimostrato che nella schizofrenia, disturbo bipolare e depressione maggiore, tutte malattie psichiatriche gravi, esiste un’alterazione generale dei parametri neuroinfiammatori sia in relazione alla patologia sia rispetto alla sintomatologia e alle caratteristiche morfofunzionali del cervello.

Sebbene la depressione maggiore non possa essere annoverata tra le malattie primariamente neuroinfiammatorie, lo sviluppo di nuove terapie o di adiuvanti alle terapie esistenti non possono non tener conto della presenza dei processi infiammatori tra le caratteristiche fondamentali della malattia.

Qual e’ allora il migliore approccio terapeutico per controllare e contrastare i processi neuroinfiammatori?

Accanto alla scoperta della ricerca biochimica di nuove molecole terapeuticamente utilizzate, si raccomanda sempre e comunque, in qualsiasi caso, l’approccio terapeutico della psicoterapia.

Mentre i medici potranno sostenere la parte biologica del disturbo, lo psicoterapeuta potrà restituire al paziente il significato profondo di ciò che gli accade.

Da qui progressivamente accompagnarlo fuori dal tunnel depressivo per una riedizione inedita di se stesso, della propria esperienza vitale, della propria unicità.

Soltanto in questo modo ogni paziente riprenderà il timone della propria vita, pur nella esperienza depressiva dolorosa, e ritrovare il proprio orientamento alla naturale felicità che gli spetta.

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