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Poesia -IL PRIMO GIORNO DELL’ANNO

Lo distinguiamo dagli altri come se fosse un cavallino
diverso da tutti i cavalli.
Gli adorniamo la fronte
con un nastro,
gli posiamo sul collo sonagli colorati,
e a mezzanotte
lo andiamo a ricevere
come se fosse
un esploratore che scende da una stella.
Come il pane assomiglia
al pane di ieri,
come un anello a tutti gli anelli…
La terra accoglierà questo giorno
dorato, grigio, celeste,

lo dispiegherà in colline
lo bagnerà con frecce
di trasparente pioggia
e poi lo avvolgerà
nell’ombra.
Eppure
piccola porta della speranza,
nuovo giorno dell’anno,
sebbene tu sia uguale agli altri
come i pani
a ogni altro pane,
ci prepariamo a viverti in altro modo,
ci prepariamo a mangiare, a fiorire,
a sperare.

Con questi versi di Pablo Neruda apriamo il 2021 !

Sono pieni di auguri, profondi e intensi, meditati e riflessi, nascosti tra le immagini che sanno di festa.

Bellissima Poesia che disegna per chi legge una scena, una dolcezza, una lirica. Così, in semplicità, ci prende per mano e ci stacca dalla quotidianità delle notizie televisive, dalle paure e dalla Pandemia…

Una Poesia sa fare tutto questo? quasi un miracolo per noi, da chi ha cuore di poeta, da chi sa scegliere parole con arte e simboli, con fantasia e metafora. Da chi attinge alla sua fonte profonda di creatività tra simboli, immagini soprattutto. La poesia arriva dritta dritta dall’inconscio dell’autore.

Poesia è balsamo in tempi difficili, è una carezza come un vento benefico in un giorno troppo caldo.

Poco coltivata o si potrebbe coltivare con maggior passione e simpatia, si potrebbe ricorrervi con fiducia, con tranquillità e troveremmo così insperati tesori.

Tra vecchi scaffali, tra pagine polverose qualcuno avrà scritto per noi in anni lontani o appena ieri i suoi voli della mente.

Sono per noi, non mandiamoli sprecati… Buona lettura e Buon Anno a tutti!

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Natale 2020

Natale quasi.

Dicembre già qui da qualche giorno.

Pensiero di molte persone quest’anno più che altri anni va sulle prossime festività.

Come sarà questo Natale?

E’ la domanda che in molti si stanno già ponendo, soprattutto bambini e adolescenti che su queste giornate investono forti aspettative.

E’ una festa talmente carica di simbolismo che nessuno ne resta fuori, anche i più restii a festeggiarlo, avvertono la paticolarità di questo periodo.

Anzi quest’anno ce ne stiamo occupando anche con anticipo maggiore per la nota causa pandemica che pervade tutta la nostra esperienza attuale.

Ieri sera in televisione è stato in programma un film che ci porta indietro al 1945, nella Germania post bellica.

Il processo di Norimberga, magistrale lavoro cinematografico che con poche pennellate ha riattualizzato un dramma che non potremo mai dimenticare.

L’aspetto storico, politico, economico era in chiaro risalto.

Facile ripensare a quel momento dela storia del’umanità denso di orrore umano, morte, sparizioni, famiglie spezzate, terrore, malvagità, avidità.

E vien da pensare se difronte alle nostre attuali preoccupazioni di questo Natale 2020, fatte di pensieri su scuola, regali, soldi, cenoni e pranzoni non aiuterebbe ripensare la storia.

Non sarà certo l’idea di togliere una festa simbolica e spirituale come il natale che si vuole qui incoraggiare, al contrario.

Come ogni anno si dice, il Natale è una festa dello spirito e ghirlande con luci, elfi, e profumo di dolci, presepi e messe, hanno il compito di ricordarlo.

Nessuno ci toglie il natale e potrebbe essere anche questo molto bello.

Le ricorrenze sono cicliche, molti altri Natali ci sono stati in passato tra guerre e carestie e molti altri ne verrano tra chissà quali altri eventi.

Lunghe serate familiari, al caldo delle case riscaldatissime o dei caminetti accesi, tra giochi e regali come se questa fantasia potesse redimere il resto dei giorni difficili.

E se pensassimo allo Spirito invece? Spirito del Tempo che stiamo attraversando.

lo Spirito sofferente di chi è tra lutti o in pericolo.

Quello Spirito che è archetipo e sempre ha qualcosa da raccontare, se ci mettiamo in ascolto, in dolcezza.

Lo Spirito del Natale…

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PENSIERO

Pensiero e pensare… quanto ne sappiamo nella nostra vita quotidiana?

Che fine fa il nostro pensiero quando sembra scomparire?

A volte non tornano mai più, alcuni pensieri, pur avendoci creato un massacro mentale a lungo.

Interessante approfondire questi temi non tanto dal punto di vista fisiologico o delle neuroscienze su cui tomi sono scritti in abbondanza.

Invece pensando insieme- per l’appunto – pensieri del nostro quotidiano, come esperienza diretta.

Se ne occupa un grande del nostro pensiero filosofico contemporaneo, al Festival della Filosofia, Galimberti.

Secodo il filosofo l’uomo si trova fuori dalla storia, cavalca la sua macchina dove il pensiero è sempre più estromesso.

La scuola ha il compito, tra i tanti, di educare al pensiero, nel senso latino di educere, tirare fuore.

Siamo bravi a pensare ?

Insegnare ai ragazzi a pensare, una sfida a cui troppo poco si pensa.

Pensiero nuovo in tempi nuovi eppure continua a farsi presente la vena polemica, la tendenza alla sopraffazione, la logica del violento.

Per non dire delle psicopatie gravi che camminano tra noi in preoccupante quantità, addirittura uno ogni cento persone, e a volte esplodono in delitti di cronaca.

Ci dice il filosofo che in questo momento storico la technè ci orienta a valutare tutto in base alla funzionalità: tace il sacro, l’arte, il sentimento profondo e articolato, quello sfumato sfumato.

Pensiero nell’uomo di ogni epoca si fa a volte dolore ma anche immaginazione e a volte creatività e la mente tecnologica non ne ha coscienza.

Si è generato un inconscio collettivo che vive di tecnicismi e il pensiero umano ne risente, perde colpi, perde dimestichezza con le sue altezze vertiginose.

Con la sua capacità di portare ognuno che pensi in modo sano ed evoluto, ampio e affettivo, ad altezze felici.

Se dominano altri fattori sul pensiero, inconsci, privi di consapevolezza, al servizio delle nevrosi e delle difese più primitive, c’è ben poco spazio per nutrire il proprio pensare di pensieri opportuni

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Stress e Depressione

Sapevate che elevati livelli di stess possono condurre a Depressione?

Se ci sentiamo esausti, affaticatissimi e carichi di tensione stiamo accumulando stress.

Lo ignoriamo?

improbabile che passi da sè, più facile rischio di depressione.

Come succede questo passaggio?

A livello biochimico lo stress avvia modifiche che possono scatenare processi neuroinfiammatori, da cui possono sviluppare disordini depressivi.

Gli studi e ricerche attuali intorno allo stress ossidativo localizzato che induce alterazioni anche del sistema nervoso, evidenziano che possono derivarne patologie di tipo neurodegenerativo ma anche neuropsichiatrico.

Esiste una nuova terapia anti-neuroinfiammazione, capace di controllare le alterazioni del sistema nervoso, come pubblicato dall’Università di Messina, Farmacologia, professor Cuzzocrea.

Molte malattie croniche determinano depressione proprio a causa di processi neuroinfiammatori.

E’ dimostrato che nei pazienti psichiatrici gravi affetti da schizofrenia, disturbo bipolare e depressione maggiore, i parametri neuroinfiammatori risultano alterati sia per la patologia in se stessa che rispetto a caratteristiche morfofunzionali del cervello.

Spostando inevitabilmente il focus sul piano psicosociale, lo stress per condizioni di lavoro, familiari, abitative, economiche, relazionali, evidenzia la comparsa della sintomatologia depressiva.

Anche il dolore psicoemotivo con somatizzazioni, e umore depresso, conducono ad alterazioni gravi dei nostri equilibri.

Ciò può arrivare a depressione, malattie cardiache, diabete e condizioni che presentano un’elevata comorbidita’ con la depressione maggiore la quale non è malattia neuroinfiammatoria ma comporta processi infiammatori.

Quale approccio terapeutico per controllare e contrastare i processi neuroinfiammatori?

Sicuramente un intervento farmacologico mirato e monitorato per riportare equilibrio alle funzioni biochimiche che caratterizzano la nostra biologia sana al quale io non esiterei ad affiancare un trattamento psicoterapeutico.

Per ritrovare il senso perduto di quanto ci sta accadendo, per imparare a lasciar andare il senso disperato che prende posto tra i pensieri consumando vitalità e voglia di vivere.

La vita è tutto, per sentirci umani e capaci di cambiare le cose che non ci piacciono in questo mondo su cui siamo capitati, per incontrare esperienze straordinarie, per sentirci appartenere, insieme agli altri, ad un prodigio che si rinnova continuamente, in un processo ricco di significato…

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SILENZI 2

Riporto qui – come promesso – il seguito con il finale del racconto breve di Claudio Maioli dal titolo “Silenzi” e vi dirò successivamente perchè ci interessa questa storia di inconfessati Silenzi

un vortice inarrestabile, al modo dei pensieri quando dentro la mente non ritrovano un capo

Fende l’aria con gesti larghi di un braccio teso, le dita della mano, prima aperte, si stringono bianche nel pugno, fa così per un’ora, un’ora e mezza ogni mattina, cerca di acchiappare le idee, mi spiegano,

Le idee di chi, domando,

sue, soltanto le sue, a questo ci tiene molto,

Ma le cerca in uno spazio comune, chi gli garantisce che non si mescolino a altre,

La mano, le dita, osservi il movimento con attenzione, vede, non si chiudono come a trattenere un insetto, si ripiegano, piuttosto, come obbedendo a un’articolazione precisa, meccanica, le antenne di un satellite che tra tante lunghezze d’onda ne afferrano solo alcune, quelle su cui sono fuggiti, non ricorda quando, i suoi pensieri,

È tanto, Cinque anni, si presentò volontario, prima che fosse tardi, disse, ci pensammo un bel po’ prima di accoglierlo: sobrio, elegante, giacca e cravatta, borsa di cuoio, poteva essere un collega o un ispettore del Ministero. Chiede un colloquio, gli capito davanti io,

Prego, si sieda,

No, grazie,

posa la borsa sul tavolo, la apre e la rovescia: completamente vuota salvo per una busta in bianco, resta immobile qualche minuto poi mi volta le spalle, muove un passo e comincia coi gesti. Da quel giorno, più una parola.
Leggo e rileggo i fogli nella busta in bianco, da quel giorno li leggo ogni giorno che si leva su questa Terra. Li leggo e li ripongo. Poi saluto e esco. «Per oggi basta,» mi dico ogni giorno che cade sulla Terra. Mentre mi allontano sto per alzare un braccio teso. Mi trattengo. Basta, per oggi basta. Affretto il passo verso il cancello
.

Così termina il racconto, scrivete i vostri commenti e al prossimo articolo ne parliamo più diffusamente.

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Dipendenza affettiva

Dipendenza affettiva o amore vero?

In questi tempi di post quarantena le relazioni hanno vissuto un tempo nuovo e alcune sono state messe a dura prova.

Dipendenza affettiva ha creato sofferenza quando l’amore malato, come dicono gli psicologi, ha attraversato questi tempi di incertezze.

Come si riconoscono i sintomi di una dipendenza affettiva?

Quando l’assenza dell’altro o solo la paura che l’altro si sottragga al legame, crea reazioni estreme di abbandono, di depressione e di solitudine; anche di disperazione che conduce a non vedere “più” i problemi ben presenti nella relazione e desiderare di tornare dentro quel legame più di ogni altra cosa al mondo.

Ma non è l’amore che ci fa sentire così, quando si spezza?

Ci sono differenze sostanziali, tra dipendenza affettiva e amore, vediamole insieme:

L’Amore è un sentimento nobile, molto alto ed evoluto, capace di portare le persone sopra vette incredibile di gioie sconfinate.

E’ facile comprendere che richiede maturazione affettiva e capacità relazionali sviluppate e una serie di attitudini rivolte all’Altro da Sè, tese al suo bene.

Il proprio bene ne consegue.

Se invece l’accento emotivo di chi vive la relazione è più rivolto a mantenere il legame whatever it takes, come è di moda dire oggi, cioè ad ogni costo, conviene allora porsi qualche domanda.

Per esempio relativa a comprendere se questa desiderata relazione si nutra di reciprocità, di cura dell’altro e di cura di sè.

Questo è solo un primo livello ma la dipendenza affettiva che potrebbe essere sottostante si camuffa volentieri da grande amore.

Lo sa mimare molto bene.

Come ogni dipendenza tuttavia lega drammaticamente la persona all’oggetto del suo interesse e le fa vivere la propria vita alla ricerca di quel mezzo desiderato e poco altro

Sia alcool, cibo, sesso, farmaci, gioco d’azzardo e altro ancora.

Cosa hanno in comune?

L’infelicità di chi vi incappa.

Questa persona non riesce più a vedere nè sentire quali siano i suoi veri bisogni emotivi, quali aree della sua personalità stanno gridando aiuto perchè inascoltate.

La personalità ne resta profondamente denutrita.

L’aiuto psicologico professionale è determinante per non distruggere la propria vita, in presenza di una dipendenza affettiva.

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due figure stilizzate indicano le due persone nel colloqqui psicologico

psicologi in studio

siamo psicologi che non hanno paura, con le dovute e fondamentali precauzioni, di contagi dai nostri pazienti.

Siamo gli psicologi che vedono i pazienti nel giusto setting.

Gli psicologi che non sospendono le sedute e non fanno mancare ai pazienti il necessario senso di stabilità e di continuità.

Anche adesso ?

In questo momento più che mai.

crediamo nell’importanza del contatto diretto, di sguardi e di ascolti reciproci.

Ascoltiamo i pazienti, fiduciosi nella lunga tradizione della psicoterapia ormai di ben oltre cento anni.

Per questo sappiamo che la psicoterapia si fonda su alcuni criteri imprescindibili.

Primo tra questi il setting.

Che cosa è?

E’ l’assetto fisico e mentale che forma la cornice di ogni seduta e accoglierà le trasformazioni positive e salutari del paziente.

Se abbiamo studiato, ai tempi dell’Università, è facile che ricordiamo bene perchè il setting sia così basilare fin dall’impostazione di una psicoterapia scientificamente fondata.

La psicoterapia procede tra simboli e metafore e così forniscebl’aiuto a guardare la realtà con sguardo limpido.

senza restare offuscati dalle proprie proiezioni, meccanismi di difesa, alterazioni del proprio equilibrio.

Per favorire l’uscita dai problemi, accompagnati dallo psicoterapeuta, noi siamo psicologi che credono fermamente nell’importanza della relazione che si instaura tra il paziente e il suo psicoterapeuta.

E’ una relazione sottile e salda che non conviene a nessuno rendere fluida o forse “liquida” perche, esattamente al contrario, occorre che rimandi stabilità e continuità.

I mezzi cambiano, chi può negarlo, ma alcune cose, come il valore solido e direi anche adamantino della relazione psicoterapeutica non cambia.

Gli istanti di silenzio o di esitazione o di lacrima solo accennata, come i silenzi necessari e importanti, le emozioni, le rabbie furiose e silenti…

Non crediamo che passino sul web.

Passano tanti dati, troppi, parole, storie, racconti e proprio in rete, per le psicoterapie on line che vi ricorrono, la riservatezza come sappiamo non è proprio di casa.

Internet è il “luogo” più contaminato della tecnologia, si sa.

Proprio lì ci sembra adeguato accogliere il disagio psichico e la sofferenza dei nostri pazienti ?

Auspico un da parte degli psicologi un serio pensiero riflessivo.

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casetta e quarantena

Casetta, continuiamo a riflettere ancora una volta sul senso profondo di questo periodo.

Un “restare a casetta” non proprio scelto, per qualcuno si è rivelato un’opportunità, per qualcuno addirittura una “benedizione”, per altri una specie di iattura.

Home Therapy ci ricorda le numerosissime occasioni che la nostra casetta offre per proteggerci, per custodire i nostri cuori e i nostri pensieri.

La propria casa è un porto sicuro, un nido di sentimenti.

Non dimentichiamocene così spesso…

Il corona virus e il periodo davvero lungo di chiusura in casa che impone però ha visto anche scenari meno idilliaci: case che appaiono strette, che appaiono rumorose, che inducono alla pigrizia.

Case che invece di sviluppare i nostri talenti, raccoglierne la crescita, hanno preferito tarpare le ali.

Tutto questo fa parte delle differenze individuali, numerosissime.

Un fatto però è comune a tutti noi che viviamo da protagonista l’esperienza di quarantena stiamo facendo i conti con l’assenza.

Per chi vive da solo in primis è l’assenza dei propri cari.

Per altri assenza di confortevoli routine magari con colleghi che sono diventati amici quotidiani o con il bar e la persona che preparava giornalmente la colazione.

Assenze più grandi e gravi per alcuni, quella di non aver potuto salutare chi non c’è più.

E l’assenza più grande è quella dalle persone che in questa pandemia non ce l’hanno fatta, quindi assenza di affetti forti. La reazione emotiva ed affettiva di chi si è ritrovato a fare i conti con la perdita deve trasformarsi in una attività psichica che crea un lavorìo interno, elaborativo dell’esperienza.

A volte difronte al dolore della perdita la reazione che si installa nella psiche è una negazione difensiva e la persona non riesce a concedere a se stessa di soffrire, in un ‘apparente impossibilità a soffrire.

Non voglio soffrire, non sono capace, non ho la forza di soffrire; queste alcune delle frasi che lo psicoterapeuta ascolta da alcuni pazienti.

La buona notizia invece eccola qui: siamo tutti, nessuno escluso, capaci di soffrire, tutti noi ne abbiamo facoltà e se ci lasciamo andare alla reazione normale di soffrire un’assenza, quando non addirittura una perdita, ne usciremo inevitabilmente rinforzati.

Rigenerati e più consapevoli. Più grandi di quanto fossimo prima. Non felici, non è questa l’occasione di sperimentare felicità. Questo è tempo di volgere la luce all’interno, come dice il taoismo, di restare con se stessi, di non aver paura e alimentare un sentimento fiducioso, sereno e spazioso dentro il cuore.

La nostra casa ci raccoglie, ci sostiene e ci aiuta coi suoi angoli, col suo giardino, con i suoi oggetti, con le sue finestre.

Home Therapy lo sa e ce lo ricorda.

Qui è il caso di chiudere con il famigerato “chiedimi come”…

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psy-covid19

Psy- covid19 che cosa è?

E’ solo un nome di fantasia che mi è venuto in mente.

psy-covid19 che significherebbe?

vuole riassumere in una parola di fantasia tutti i risvolti psicologici del periodo di estrema difficoltà che il Paese sta vivendo.

Il Paese? O il mondo intero?

Sì, il Paese siamo noi tutti, stretti nella morsa dell’emergenza, con i comportamenti modificati dalle nuove indicazioni di tutela.

Covid 19 è’ un virus, chi non lo sa?

Pertanto può contagiare il corpo, fino a forme anche gravi e pericolose per la propria e altrui salute.

psy-covid19 però non è il nome del virus , è il nome di fantasia che ho dato ai pervasivi effetti che questa emergenza sta avendo in questi giorni sullo stato psicologico delle persone:

si attivano paure, a volte francamente fobie, stati della mente confusi e/o agitati.

Le persone mi dicono che non sanno cosa fare, che sono molto preoccupate per la salute ma anche per i rapporti privati, sociali, familiari, di relazione, messi a dura prova, che si sentono infelici.

Stare lontani gli uni dagli altri…

E’ obbligatorio, non si nega, ma come riverbera dentro di noi? un distacco improvviso e obbligatorio anche dal contatto visivo, tra amici lontani, tattile, tra le persone care che incontriamo.

O che nemmeno riusciamo ad incontrare.

Insomma ci troviamo in uno stato di isolamento e ci rifugiamo nei mezzi della tecnologia per avere un fittizio abbraccio virtuale, intenzionale, che non faccia sentire drammaticamente soli.

Solitudine si evoca, intorno a psy-covid19.

Anche contagio. Malattia e fantasmi di Thanatos, di morte.

Psiche è sempre qui pronta a ricordarci Eros, dall’Olimpo degli Dei dove fu accolta da Venere .

Eros è il dio dell’Incontro e del contatto forte e profondo con l’altro.

Banalmente chiamato “il Dio dell’Amore”

Dove non c’è Eros si spiana la strada per Thanatos.

Ovviamente sono simboli, nomi di antiche Deità, sempre utili però a raccontare un decorso psicologico non di una malattia bensì di un filo di pensieri che crea stati d’animo…

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