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Disturbo Affettivo Stagionale

Umore va giù, a volte fuori dalla nostra capacità di controllo.

perchè l’umore va giù

Molto spesso, la distimia, umore leggermente in discesa, non è da equiparare al disturbo clinico della depressione.

Ci sono molte cause diverse e una ben nota è la scarsità di luce solare.

Nei paesi a latitudini estreme, dove il ciclo luce- buio e giorno- notte è di sei mesi, le persone soffrono la mancanza di luce con effetti sull’umore.

Ci si sente senza vitalità e si potrebbe giurare di essere depressi.

Non è così però, quando si tratta di un fenomeno noto come Disturbo Affettivo Stagionale, un fenomeno transitorio anche se molto pesante da tollerare.

Come affrontare la il disturbo affettivo stagionale o sindrome stagionale dell’umore?

E’ conosciuta come disturbo Affettivo stagionale con l’acronimo inglese S.A.D. e la stagionalità a cui si riferisce sono i mesi meno ricchi di luce solare dell’anno.

Non è una cosa da sottovalutare, può invalidare il ritmo vitale e l’efficienza sia psichica che fisica di chi ne è colpito.

Chi ne è colpito di più?

In rete si trovano tanti dati significativi distinti per aree geografiche, età, sesso, livelli sociali, perchè la possibilità di non restare denutriti di luce è legata a tanti fattori. Colpisce maggiormente le donne

Sicuramente alcune persone sono più sensibili di altre a questa carenza per ragioni biologiche e costituzionali, i nostri ritmi circadiani dipendono dall’alternanza notte-giorno, dalla melatonina e dalla serotonina che si genere anche in rapporto a questo.

Soluzioni

Consapevolezza del problema è il primo passo, a cui faremo seguire somministrazioni aggiuntive di luce solare supplementari, esponendoci a luce che ripropone lo spettro solare, evidentemente non ci riferiamo a raggi UVA:

Si vendono lampade chiamate True light che riproducono la luce “vera”, quella solare per intenderci.

Rifugiarsi ogni volta che sia possibile al Sole, all’aperto, anche se sole debole di inverno, la parola d’ordine è Luce!

Cromoterapia?

Sì !

scelte cromoterapiche appropriate, come colori solari quali l’arancio e il giallo, attraverso la percezione visiva trasmettono all’elaborazione simbolica corticale la sensazione di benessere, associata alla nostra stella il Sole.

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L’ANALISTA

COME SCELGO IL MIO ANALISTA?

E’ una scelta molto complessa che richiede attenzione, come ogni cosa complessa;

e regalerà frutti inimmaginabili proprio come fanno solitamente le cose molto complesse se riusciamo a districarci bene.

Quali elementi devo considerare?

L’analista ti accompagnerà lungo i sentieri della tua psiche, scandaglierà insieme a te regolarmente il tuo spirito vitale e ti aiuterà a risvegliarlo, se addormentato.

Ci sarà sempre e – in qualsiasi caso – è dalla tua parte.

Come mi potrei sentire?

Ti sentirai accolto e ascoltato. Compreso, perchè l’analista, dove vuol capire meglio, chiederà la tua opinione.

Sarai tu il centro di ogni seduta, la persona veramente importante, in una progressione che ti porterà a capire molto sulla tua psiche inconscia, per poter restituire significato alle tue esperienze e per trarre insegnamento da esse.

Sarai dentro un cerchio magico, o meglio potremmo dire un’area di lavoro per te, in cui esplorerai, ti sentirai sempre sostenuto in questo lavoro, anche quando ti sembrerà che non è così.

L’analista giusto per me

Primo consiglio. Telefonate. Se avete più segnalazioni, telefonate a tutti. E andate a trovarli. Vi costerà il prezzo di una seduta. Qualcuno (il più generoso, il più furbo, il più seduttivo?) il primo colloquio non lo fa pagare. Così li guarderete in faccia, questi analisti da cui rischiate di andare per qualche anno una, due, tre volte alla settimana.

Si paga il primo colloquio?

Il paragrafo sopra avvia una riflessione su questo punto che fa riferimento alle fantasie inconsce che questo elemento scatena, mai dare niente per scontato. E le fantasie inconsce sarà compito dell’analista portarle alla luce, per guardare insieme anche la mente profonda della persona, cosa chiede, cosa si aspetta, cosa ritiene suo diritto e cosa suo dovere.

Fidarsi ed affidarsi… le parole da ascoltare dentro se stessi… con profonda fiducia…

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AUGURI!

e’ TEMPO DI AUGURI, forti e veri, diretti e dedicati!

A chi dedicare gli auguri di questo 31 dicembre?

dopo aver riflettuto io direi senza dubbio a TUTTI! auguri a tutti perchè tutti hanno bisogno di una intenzione di bene.

E gli auguri sono proprio questo, una canalizzazione di pensiero intenzionale perchè accada qualcosa di buono, di bello, di valido, di vitale.

Si realizzano gli auguri?

come per i desideri, importante ed essenziale è metterli in essere, pensare un desiderio e desiderare che si realizzi.

Desiderare è un’aspirazione alta, de-sidera, alle Stelle, per sottolineare lo sguardo elevato in alto, la ricerca di sollevare se stessi e gli altri da condizioni in cui si è discesi.

Sì, ma come faranno a realizzarsi?

ognuno avrà il suo rito e il suo stile, il suo talismano, il suo colore, la sua tradizione personale e collettiva per ricordare a se stesso in primis che ci disponiamo all’accadimento nuovo e che sia favorevole, il favore degli Dei o il favore delle Stelle.

Ci rivolgiamo in alto, ci solleviamo dalle miserie della vita e alimentiamo la speranza umana nel miglioramento.

E’ un processo mentale straordianrio, in grado di avviare l’attività inconscia verso cìò a cui teniamo di più, rendendo per noi maggiormente “visibili” le scelte più opportune, orientando i nostri pensieri e le nstre azioni nel modo più consono alla situazione che stiamo vivendo.

Che siano desideri realistici o impalpabili, di salute, di amore, di sicurezza, di benessere …AUGURI!

Che si realizzino presto, in questa magica notte di San Slvestro, passaggio che, come accade nelle fiabe, vuol aprire un incantesimo purificante che ci liberi da quanto è ormai alle spalle e ci renda forti braccia ad accogliere il meglio che ci aspetta.

Auguri Grandi a Tutti ! il nostro mondo ne ha bisogno….

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SOLITUDINE

Sulla Solitudine cito un passo di Jung, che trovate ne”Il problema psichico dell’uomo moderno”:

Occorre comprendere chiaramente che non basta vivere attualmente per essere moderni, perchè in tal caso oggi ognuno lo sarebbe, lo è soltanto colui che è consapevole del presente in cui vive.

[Già maestri e mistici circa 5000 anni fa sostenevano il concetto] ma prosegue Jung:

Colui che raggiunge questo grado di coscienza è necessariamente un solitario…

probabilmente un solitario è una persona da sola, ci auguriamo per propria matura scelta.

Ci sono diversi modi di avvertire la Solitudine, o perchè si è realmente molto soli , pur tra tante persone, e si percepisce uno stato del cuore, cioè delle emozioni, di non condivisione con alcuno.

Per lo più le persone oggi, come quando ne scrisse Jung, raccontano questo stato come negativo, carico di umore cupo ma non tutti avvertono così, anzi:

ci sono molte persone che raccontano un senso opposto.

di pienezza dell’essere, pur essendo da soli, se al cospetto di immensità della natura o del cosmo intero.

Il chiarore di un immenso ghiacciaio o una distesa marina azzurra che ci lascia intuire profondità sotto il pelo dell’acqua..

Sono come quelle che abbiamo nel nostro cuore, insondabili…

Proprio all’interno della propria solitudine si schiudono orizzonti ampi e profondi, chiarori dell’animo che nel frastuono non si farebbero avanti.

A volte la solitudine favorisce, al contrario, stati d’animo spietati, carichi di rancore o di rimpianto, di sensi di colpa, di rimuginazione mentale, di autcommiserazione.

Come passare da questi pesanti a quegli stati di solitudine invece beati e lievi?

Siamo già riusciti a diventare persone pacifiche?

che non si dilettano a coltivare emozioni oscure, divisive e invece, al contrario ascoltano con curiosità ciò che la propria natura ha ancora da rivelare ?

è importante lavorare su questo punto

Abbiamo tutti, in quanto persone umane, un bisogno di appartenenza qualche volta da noi stessi misconosciuto e cerchiamo di non subire la solitudine.

Nessuno vuol essere escluso.

In questo spazio fertile del nostro sentire psichico si può costruire il senso sano e buono della solitudine, a volte scelta liberamente, per creare un luogo privilegiato in cui stare con noi stessi, migliori amici di noi stessi…

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SEMPLIFICARE

Semplificare è il sogno di tutti!

Una vita più lineare, con meno problemi e problemini da risolvere quotidianamente fa gola sempre più nel nostro mondo affannato.

La realtà è estremamente complessa e qui vorrei mettere in guardia dalla tentazione di semplifcare ad ogni costo.

Semplificare troppo riduce i dettagli,

Se ci si interroga senza conoscere le basi su argomenti scientifici, tecnici, specialistici non porta a nulla di buono, anzi!

Spiego meglio:

Ci sono molti argomenti che per propria natura sono ricchi di interrelazioni, di concatenazioni al proprio interno e rispetto al contesto, per dirla in una parola sola, sono molto complessi.

E in questi casi semplificare fa un torto all’argomentazione e alla ricchezza di ciò di cui vogliamo discutere.

Anche soltanto con noi stessi.

Un argomento che presta il fianco a semplificazioni esagerate e indebite è la Psicologia. Poichè studia la psiche può venire automatico ritenere che, poichè la psiche è dentro di me, le idee che me ne faccio sono quelle giuste.

Chi meglio di me stesso può saperlo?

In realtà le cose psicologiche stanno molto diversamente. Ci sono secoli di studi alle nostre spalle che hanno reso la ricerca in psicologia una disciplina scientifica.

Ma cosa è la ricerca in psicologia?

E’ proprio quella mole di studi, sperimentazioni, ipotesi, tesi e infine teorie che finalmente fondano la prassi.

Una pratica psicologica sensata deve essere fondata scientificamente, cioè poggiare i propri presupposti clinici e terapeutici su una solida base teorica.

Ecco, qui in questo scritto si sta semplificando moltissimo, per ragioni di spazio ma qui la finalità è solo quella di chiarire alcune aree cieche del mondo psicologico, cieche ai profani.

E’ vero che la mente è custodita in ognuno di noi, oltre a quella inconsciamente collettiva, con buona pace di Jung, che è patrimonio ancestrale comune.

Non tutti però, se non hanno studi specifici e specialistici nel proprio bagaglio culturale, sanno come funziona la mente, perchè si ammala la psiche, quando possiamo definirla ammalata e quando normale.

Esistono stati di gravi disturbi di personalità nei quali la persona che ne soffre in realtà non ne soffre, o per meglio dire, non sa che si tratta di una psicopatologia e potrebbe ritenere che si tratti solo del proprio carattere e che sono gli altri intorno a lei ad essere in errore.

Ci sono dipendenze affettive gravi che vengono addirittura scambiate e confuse con il sentimenti dell’amore…..

Anche stati di manipolazione affettiva scambiati per interesse genuino dell’altro verso di noi mentre l’altro è affetto da narcisismo patologico e cerca solo le proprie distorte gratificazioni mentali.

La psicologia è complessa, non solo quella specifica dell’area di studi junghiana, proprio chiamata “psicologia complessa”.

Nel proprio interesse è doveroso rivolgersi a specialisti della psiche se sentiamo che nel nostro mondo interno qualcosa non va.

O semplicemente potrebbe andar meglio.

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DIPENDENZE

Se ne contano sempre di nuove, le dipendenze sono un cluster di disagi psicologici e spesso non soltanto psicologici, in aumento.

Storicamente si segnalavano dipendenze da nicotina e da alcool come più diffuse e non riconosciute come tali.

Così essere alcolista o fumatore patologico si associava ad uno status symbol desiderato, innescando fantasie e proiezioni ai danni di sè stessi.

Si cercava sicurezza, disinvoltura sociale, stima di sè…. non sapendo di cercarle nel posto sbagliato

Altre dipendenze erano specifiche del territorio, come il sud America, sostanze allucinogene da funghi, erbe o oppiacei ad effetto di stordimento o antidolorifico

Dipendenze oggi diverse, se ormai a tutti è noto che fumare nuoce e bere troppo non fa bene, che di questi piaceri si può anche morire e la cocaina magari costa troppo ;

in quest’ultimo esempio del tutto assenti considerazioni sull’opportunità di alimentare mercati criminali e di sfruttamento anti etici.

Le dipendenze di oggi:

gioco d’azzardo patologico, pornografia abbondante in rete, internet stesso,vissuto come “alimento” a cui non si riesce a sottrarsi, analogamente alle dipendenze di tipo alimentare.

Un posto a parte la dipendenza affettiva che coinvolge le stesse aree cerebrali ma si connette ad una personalità sviluppata da modelli di attaccamento insicuro.

Mondi che nel reiterato utilizzo esagerato e senza confini perdono la luce di partenza e si ritrovano torbidi.

Mi spiego:

La luce perchè ?

perchè il ricorso insistente a visioni in rete specificamente pornografiche -come esempio- nasceva dal bisogno naturale inerente il mondo della sessualità, prima di distaccarsene del tutto e offrendo bocconi amari da cui chi è dipendente vorrebbe anche staccarsi ma ne ha perso il controllo.

Ecco il punto:

nelle varie dipendenze l’individio perde il controllo e non riesce più ad opporsi.

perchè?

si è generata una alterazione funzionale, stimolando varie aree cerebrali sottese al piacere della ricompensa e della gratificazione ed è come se, detta semplicemente, questi circuiti neurali stressati dalla iper stimolazione perdano l’equilibrio bochimico necessario al vero benessere.

Studi confermano che il meccanismo è nel cervello, di tipo biochimico, non nell’interpretazione della realtà soggettiva: si abbassa il livello di dopamina e si alimenta in modo anomalo la memoria dell’esperienza piacevole.

Ma se si studiasse fin da piccoli come funziona il cervello ??

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SUICIDIO

Suicidio, togliersi la vita, bastano queste sole parole ad evocare un clima di angoscia davvero abissale.

Perchè le persone pensano al morire come “soluzione” alle proprie sofferenze?

Moltissime le cause e le risposte, la depressione è chiamata in causa per prima e certamente ha la sua parte preponderante.

C’è però dell’altro, il corso del proprio dialogo interno che scivola via, verso una deriva in cui non si riesce a recuperare un senso utile a sentirsi meglio:

se non continuare a pensare che, attraverso l’atto del suicidio, la sofferenza avrà termine.

Ma ne abbiamo certezza?

Ovviamente no, anche secondo il personale orientamento di ognuno, le sue credenze, le sue conoscenze sulla vita biologica e sul fine vita, le conoscenze mediche.

Conosco un giovane 27enne, sano e molto triste, che per togliersi la vita si è gettato da un piano alto ma per qualche curioso caso del suo corpo non è morto, si è però schiantato restando paraplegico, tutta la vita d’ora in poi su una sedia a rotelle. Oggi ha 29 anni.

Una certezza invece c’è: non che andremo a stare meglio fuori da questa vita

M A

che invece questo malessere torturante che pare eterno invece eterno non è e lui sì che finirà.

Sul serio.

Ma cosa accade nella mente che pensa, fantastica di morire? certamente ha perso di vista il vivere e si ritrova in un tunnel fatto di pura sofferenza emotiva, non nel vivere.

Naturalmente nella vita c’è sofferenza e c’è fine della sofferenza ma le persone che pensano al suicidio non riescono a vedere che la sofferenza avrà fine.

Avrà fine come qualsiasi altra cosa. Come tutto.

Il pensiero di chi pensa di procurarsi la morte, di uscire dalla scommessa della propria vita ha precise caratteristiche psicopatologiche e di personalità:

pensiero dicotomico, rigido, poco modificabile, incapacità di riconosceere il proprio valore, non riuscire ad apprezzare se stessi, insufficiente sviluppo di qualità del pensiero dell’ordine di speranza, sentimento di gratitudine, spiritualità.

Inoltre sono presenti: senso di inutilità e inefficacia di sè, visuale pessimistica delle cose, stati misti e instabilità affettiva ( organizzazione borderline di personalità), scarse strategie di adattamento (“coping”).

Ma ATTENZIONE

chiedere aiuto, chiedere ascolto, provare a fidarsi dell’altro e lasciar entrare pensieri vicini alla vita e alla natura che provvede alla vita nelle condizioni più avverse, riconoscere il proprio bisogno di aiuto farmacologico fa la differenza sul proprio stato dell’umore

e potremo riprendere a camminare, come facemmo da piccini…


proprio così…..

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EUDAIMONIA

Parliamo di felicità, eudaimonia, dalla sua etimologia greca.

SAPETE COSA SIGNIFICA LA PAROLA EUDAIMONIA?

Avere un buon daìmon !

La parola greca indica un concetto simile ad una vocazione, una chiamata speciale verso una specie di scintilla divina.

Agganciarsi a questa sorta di scintilla significherà portare a compimento la propria vocazione più essenziale e personale, la vocazione alla propria felicità vera, all’eudaimonia !

Fare tutto il possbile per realizzare ciò che potenzialmente siamo già, quello che C.G. Jung ha denominato “il processo di individuazione”.

La ghianda che diventerà quercia, come spiegava J.Hillman, e solo allora sarà avvenuto il compimento di se stessa che altro non avrebbe potuto essere.

Così noi esseri umani, realizzare la nostra potenzialità per raggiungere la felicità veraè un po’ come rispondere alla chiamata, del daìmon per l’appunto.

Per riuscire in questa impresa è la nostra mente che ci guida, con le intuizioni, i pensieri, i sentimenti e le sensazioni.

Si tratta della suddivisione quadripartita del pensiero di Jung ricordato come tipologie psicologiche:

c’è il momento in cui funzioniamo secondo la linea pensiero-sentimento e l’altro in cui la linea del nostro funzionamento mentale è sensazione-intuizione.

Detta così è davvero troppo grossolana ma vi invito a leggere dalle parole dell’autore, qui basti sapere che cercare di tenere il giusto equilibrio tra queste polarità rende ragione della totalità psichica.

Il Sé realizza la sua completezza per la nostra Felicità.

Quindi la felicità non è solo un fatto della mente:

si lega anche a vissuti e percezioni relativi al corpo, in una esperienza di vita che sia immersiva e completa più che sia possibile.

Parliamo qui di piccole cose, non di grandi imprese, non è la grandezza che fa la felicità ma la

consapevolezza.

La crescita attraverso esperienze, lo sviluppo di pensieri nuovi che ci indicano il flusso della vita..

Felicità per esistere in pieno, per non accontentarsi…

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FELICITA’ FOREVER

di felicità si parla sempre, anche qui ne abbiamo parlato più di una volta, anche perchè è uno dei miei approfondimenti in psicologia e ne ho ideato un percorso specifico.

Di Felicità hanno pensato, parlato, scritto forse tutti, chi la vuole, chi la cerca, chi l’ha incontrata, chi soffre la sua mancanza.

Si può parlare di felicità in tempi complicati come queli attuali?

Sì ! perchè tutti i tempi, la storia ci racconta, sono stati molto complicati per chi li ha vissuti.

Questo anno passato ci sembra peggiore di altri quando dimentichiamo per quali traversie l’essere umano è sopravvissuto fino ai giorni nostri.

E sì, si può parlare di felicità di questi tempi tanto più perchè siamo e veniamo da mesi difficili e quindi volgiamo la nostra attenzione ad un futuro che carichiamo di speranze.

Il futuro siamo noi stessi, l’intera comunità umana lo costruisce, a meno che non arrivino alieni cattivi a crearci guai.

I guai invece la comunità umana è abilissima nel crearseli da sola.

Per esempio breve e conciso pensiamo alla politica interna di questi giorni: nessuna lungimiranza consente di “mirare” appunto lontano, di costruire un futuro.

Invece la solita linea di attaccamento egoico alla propria fortuna a danno di chiunque è regina sovrana.

Non vi nascondo che mi piacerebbe molto avere per paziente qualcuno dei nostri attuali governanti che si dichiarano “all’opposizione” senza sapere cosa significhi oppposizione in politica.

Sono fermi al concetto del “bambino oppositivo”.

Volgiamo invece lo sguardo interiore a quella straordinaria felicità che possiamo tutti avere, tutti davvero, potete credermi.

Come è possibile?

Perchè nasce dentro le persone, si sviluppa nel loro cuore e si stabilizza nella loro mente. I fattori esterni perdono piano piano la consueta centralità.

Lo stato psicologico diventa allora ampio e spazioso, sereno e quieto, capace di vedere sempre opportunità dietro ogni ostacolo.

Sembra un luogo comune ma non lo è, da oltre 2000 anni si sa. Bisogna però fare il primo passo di incamminarsi per queste vie, di felicità.

Auguri a tutti gli spiriti curiosi!

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Poesia -IL PRIMO GIORNO DELL’ANNO

Lo distinguiamo dagli altri come se fosse un cavallino
diverso da tutti i cavalli.
Gli adorniamo la fronte
con un nastro,
gli posiamo sul collo sonagli colorati,
e a mezzanotte
lo andiamo a ricevere
come se fosse
un esploratore che scende da una stella.
Come il pane assomiglia
al pane di ieri,
come un anello a tutti gli anelli…
La terra accoglierà questo giorno
dorato, grigio, celeste,

lo dispiegherà in colline
lo bagnerà con frecce
di trasparente pioggia
e poi lo avvolgerà
nell’ombra.
Eppure
piccola porta della speranza,
nuovo giorno dell’anno,
sebbene tu sia uguale agli altri
come i pani
a ogni altro pane,
ci prepariamo a viverti in altro modo,
ci prepariamo a mangiare, a fiorire,
a sperare.

Con questi versi di Pablo Neruda apriamo il 2021 !

Sono pieni di auguri, profondi e intensi, meditati e riflessi, nascosti tra le immagini che sanno di festa.

Bellissima Poesia che disegna per chi legge una scena, una dolcezza, una lirica. Così, in semplicità, ci prende per mano e ci stacca dalla quotidianità delle notizie televisive, dalle paure e dalla Pandemia…

Una Poesia sa fare tutto questo? quasi un miracolo per noi, da chi ha cuore di poeta, da chi sa scegliere parole con arte e simboli, con fantasia e metafora. Da chi attinge alla sua fonte profonda di creatività tra simboli, immagini soprattutto. La poesia arriva dritta dritta dall’inconscio dell’autore.

Poesia è balsamo in tempi difficili, è una carezza come un vento benefico in un giorno troppo caldo.

Poco coltivata o si potrebbe coltivare con maggior passione e simpatia, si potrebbe ricorrervi con fiducia, con tranquillità e troveremmo così insperati tesori.

Tra vecchi scaffali, tra pagine polverose qualcuno avrà scritto per noi in anni lontani o appena ieri i suoi voli della mente.

Sono per noi, non mandiamoli sprecati… Buona lettura e Buon Anno a tutti!

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