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Ansia e serenità

L’ansia è più diffusa della depressione?

Almeno nella mia esperienza professionale, sono moltissime le persone che combattono la propria ansia.

Per la sua manifestazione così sgradevole e spesso egodistonica, perché rende tesi, agitati e perennemente preoccupati.

Preoccupati a  buona ragione o senza alcun motivo, oltre misura, fuori controllo.

Se la preoccupazione diventa esagerata e governa il tempo psichico e i pensieri, allora possiamo parlare di stato d’ansia.

Se trascurato lo stato d’ansia cercherà di sedarsi, cercherà una tregua a questa condizione che attanaglia

E cosa accadrà per sedarsi?

A volte si creano sintomi e segni del quadro ossessivo compulsivo, i pensieri si fanno ripetitivi, reiterati e soprattutto incoercibili.

Sembra che i pensieri governino la mente, i gesti, il corpo e la persona tutta intera, una condizione definita intollerabile da molti pazienti. Allora il gesto compulsivo che obbliga a quella specifica azione sembra un’ancora di salvezza ma sarà una vittoria di Pirro.

Nel senso che dall’ansia andiamo dritti verso il comportamento ossessivo, a volte fobico, nel tentativo di  controllare… tutto.

L’idea di controllare è votata a sconfitta perché un desiderio di controllo che scaturisce da un disturbo non è un desiderio ma è un sintomo. Sintomo di ansia.

Controllare nasce dall’idea di escludere dalla propria esperienza qualsiasi imprevisto e ovviamente non sarà mai possibile.

Così ci si vota alla sconfitta mentre ci si condanna a una vita frustrante, preoccupata, impaurita credendo che se solo riuscissimo a controllare meglio e di più si starebbe meglio.

Non è così.

Per stare meglio occorrerà capire cosa sta succedendo nei propri pensieri, nelle proprie sensazioni, nello stato d’animo.

Occorrerà ascoltare la storia che la mente sta narrando a se stessa, spesso una storia fatta di sentimento e quale sentimento?

Quello di non sentirsi in grado, di non sentirsi all’altezza delle situazioni, quello di credersi inadeguati o non capaci di qualcosa.

Ricordiamo però che credersi così, non è esserlo realmente.

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Ansia o depressione?

Ansia è la parola che usiamo spesso per descrivere il nostro stato d’animo inquieto.

Spesso non si tratta di ansia come categoria nosografica psichiatrica però ci sentiamo agitati, carichi di tensioni e in uno stato di sgradevole preoccupazione.

Vorremmo che una specie di bacchetta magica ce la scrollasse via di dosso.

Che fare?

L’umore si fa ancora più inquieto e facilmente diventa uno stato di malinconia diffusa.

Tristezza, malinconia e siamo pronti per dichiararci in preda a depressione.

Ansia e depressione sono due termini purtroppo tristemente diffusi, è il caso di dirlo, ma molte volte non siamo realmente colpiti da questi disordini affettivi come la psichiatria li ha descritti e classificati.

Probabilmente non abbiamo bisogno di farmaci.

Cosa possiamo fare allora?

Sicuramente provare ad ascoltarci, in silenzio e quiete, se ci è possibile, prestiamo attenzione e ascolto interiore a cosa sta succedendo dentro noi stessi.

Potremmo renderci conto di aver sempre desiderato qualcosa che ancora non abbiamo raggiunto o di aver bisogno di qualcosa che mai è stato nostro.

Forse il senso di sentirsi al sicuro, protetti, non così esposti al mutevole variare degli eventi.

Invece forse potremmo incontrare dentro di noi un ricordo di qualcosa che in questa fase della nostra vita non è più con noi.

Non è semplice decodificare nei suoi elementi costituenti lo stato complesso che qualifichiamo come ansia o come depressione e possiamo anche confondere questi due diversi modi di essere della psiche che a volte si presentano insieme.

Cosa ci gioverà?

Senza alcun dubbio trarremo un giovamento, anche piccolissimo, dal dedicare qualche istante all’ascolto interiore.

Non fuggire quindi dallo stato difficile e doloroso ma cercare di “stare con” il nostro stato d’animo, non abbandonare noi stessi, non ignorare quello che la nostra psiche sta cercando di segnalarci.

Respirare sarà un altro piccolo aiuto che possiamo dare a noi stessi, con calma e lentamente.

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Depressione 2

La depressione impensierì alcuni governanti illuminati già una decina di anni fa, in Gran Bretagna.

Leggiamo un progetto universitario inglese  sulla depressione denominato “Nessuna Salute Senza Salute Mentale” del 2010

Con esso il governo inglese stanziò 221 milioni di Euro per impegnare e retribuire nell’assistenza di base migliaia di terapeuti.

La Gran Bretagna per molte cose è lungimirante e per noi è un modello troppo distante:

loro si sposano in carrozza, diventano duchi e duchesse, la Regina sembra sempre la fatina della fiaba.

Per noi guardare le loro avventure e disavventure, compresa la Brexit, sembra sempre un fatto che ci riguarda solo da lontano.

 Ricerche epidemiolgiche  invece  confermano che sull’aspettativa di vita i disturbi psicopatologici hanno pesanti effetti e la depressione in primis.

Come il fumo e più  dell’obesità a causa delle cattive abitudini di vita che comportano.

Il fumo, a volte le droghe, la sedentarietà, la cattiva nutrizione, la vita sociale sottotono durante la depressione sono utili esempi

Qualsiasi psicologo sottolineerebbe l’infelicità di fondo che blocca la vita delle persone colpite da depressione.

Il costo di una psicoterapia per un paziente depresso è stimato intorno a mille euro, come dato indicativo.

Per la società  c’è invece un guadagno di circa 1400 euro sui costi diretti, riducendosi le spese sanitarie.

A queste cifre vengono aggiunti circa 4000 euro secondo calcoli della Quality Adjusted Life Years, unità di misura impiegata nell’analisi costi – benefici, equivalente all’aspettativa di vita di un anno in condizioni di buona salute.

I promotori dei programmi di queste analisi e ricerche, relative alla ricaduta sulla spesa pubblica dei costi della malattia depressiva, ripetono che la psicoterapia non costa nulla perché si paga da sé.

In Italia risultano risparmiati euro 75 mila  in un anno da un progetto che ha visto lo psicologo affiancare il medico di base: il taglio alla spesa è essenzialmente riferibile al costo risparmiato in farmaci.

Ricoveri, visite, esami strumentali vari non sono al momento ancora quantificati.

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Depresse ?

In Italia 5 milioni di persone soffrono di  depressione, diagnosticate, secondo i dati dell’OMS.

Il 15% sono donne e  l’8% uomini, circa il 10% sarebbero adolescenti tra 14 e 24 anni.

Nel mondo intero sempre le stime dell’OMS riferiscono 330 milioni di persone in depressione.

Si tratta di cifre spaventose, per la sofferenza personale che portano, tutti ce ne rendiamo conto.

Naturalmente, da altri punti di vista, il problema delle persone con depressione causerebbe scarsa produttività lavorativa per ricorrente assenteismo.

In realtà la depressione è un fenomeno ad altissima complessità troppo spesso liquidato con cure farmacologiche.

Il primo rischio da valutare è che la sintomatologia depressiva possa essere il risultato di gravissime patologie a carico del cervello o anche di altri distretti corporei, di mancanza di nutrienti vitali, di eccesso di alimentazione squilibrata nel metabolismo degli zuccheri semplici e complessi.

Tra le patologie gravi e gravissime che producono anche un quadro depressivo troviamo il cancro, l’ictus, il Parkinson, il diabete e malattie cardiovascolari.

E’ stato stimato dalle proiezioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità che nel 2020 la depressione sarà la seconda causa di morte e disabilità mentre nel 2030 diventerà la prima causa.

E’ noto  il primo rischio  a carattere suicidario.

Inoltre la patologia determina una così scarsa propensione all’azione che i pazienti tendono a trascurare se stessi e il proprio stato di salute generale.

Non sono interessati a nulla e tantomeno a occuparsi delle pratiche di prevenzione di vari malanni anche molto gravi.

Si tratta di un problema planetario, al pari dei cambiamenti climatici, a cui sono  chiamati a fare fronte  i governi nazionali.

Viene in mente a questo punto il nostro governo che si impantana con incredibile facilità dietro al miraggio concretizzato di poltrone e vantaggi personali e non esita, ancora nel terzo millennio, a raccontare favole agli elettori.

Il punto di vista dello psicologo:

una sorta di Check up periodico delle proprie condizioni psicologiche, anche in assenza di sintomi e/o psicopatologie, gioverebbe infinitamente ad avere sottomano la propria situazione psicodiagnostica.

Utile per orientarsi nei vari marosi dell’esistenza.

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Cromoterapia verde

Verde si ottiene combinando il giallo e il blu.

E’ il colore predominante nella natura dalla primavera all’autunno.

È simbolo della speranza perché indica il rifiorire della vita stessa anche dopo condizioni avverse.

In altre tradizioni il Verde si ritrova, ad esempio, sul volto di Visnù nell’induismo e lo è anche il corpo della Venere di Fidia.

E’ verde il mantello di Kherz, il grande saggio che illuminò Mosè.  Pure la cappa di San Giorgio che sconfigge il drago viene raffigurata di questo colore.

Nella mitologia celtica rintracciamo il predominante colore dei prati nei Pascoli delle Isole Felici, come lo è lo stemma di Irlanda.

Nell’antico Egitto l’animale sacro che non si può uccidere è il Gatto ed ha gli occhi verdi.

Il raggio verde che la tradizione popolare vuole come ultimo istante della luce solare prima che il sole scompaia dietro l’orizzonte è quello capace di trapassare ogni cosa, come la luce dello smeraldo a cui lo associa l’alchimia di Paracelso.

Quindi è un colore confortante, che calma e rassicura, come Madre Natura, rinfrescante e tonificante.

rami di felce freschi di ombra verde

Si dice anche però verde di invidia o anche essere al verde proponendo così l’aspetto bipolare di ogni simbolo, buono  e positivo ma anche dal doppio significato.

Nei sogni, in considerazione alle associazioni del sognatore, si tiene presente anche un aspetto rappresentativo di desideri non ancora realizzati, come una natura non ancora fiorita, e così anche pulsioni latenti.

Interessante osservare che questo tono cromatico evoca emozioni “acide” se unito a una punta di giallo. Invece diventa rassicurante, pur mantenendo la prerogativa di colore freddo quando si carica di una punta di blu, rafforzativa della calma.

In Home Therapy viene suggerito per creare ambienti che inducano calma, nel senso di serenità, quindi non un riposo quieto ma suggerisce un luogo operativo.

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ft studium

Ho dato al mio studio di psicologia e psicoterapia il nome di ftstudium.

Perchè?

Facili latinismi per dare un tono di scientificità?

No, la risposta è un’altra.

Vediamo l’etimologia, che sempre aiuta nella comprensione:

dal lat. studium ‘applicazione, zelo, amore, passione…’; connesso con il verbo lat. studere ‘applicarsi a, dedicarsi a, studiare, desiderare’ (exercere studia ‘dedicarsi agli studi’).

Ne consegue per studiare il significato di ‘fare oggetto di applicazione mentale costante e metodico una disciplina, un argomento, un’arte o una tecnica al fine di apprenderla, valendosi del sussidio di libri o di altri strumenti, spesso sotto la guida di un insegnante’

Ecco che la spiegazione mi è parsa la vera essenza del mio lavoro con i miei pazienti di sempre:

porre passione  e dedizione nello studiare, da parte mia, per mantenere sempre approfondito e aggiornato il mio contributo alle persone che chiedono il mio intervento.

e sia applicazione, da parte dei pazienti che frequentano il mio studio, di quanto andiamo insieme ragionando.

Lasciamo da parte il latino per ricordare che nella nostra lingua italiana studiare concentra in sé i nuclei fondamentali che hanno caratterizzato l’antecedente latino fin dalle prime attestazioni: passione, assiduità, applicazione, pratica, dedizione profonda, desiderio (di imparare).

Il tutto finalizzato alla conoscenza.

Le altre accezioni del termine (‘impegno, cura in un’attività, in un obiettivo che ci si prefigge’ così come il significato di ‘ricercatezza, artificio’ ad esempio nel vestire, nel comportarsi in un certo modo, o come quello di ‘gesto calcolato’) sono da ritenersi secondarie.

Queste premesse ci raccontano un senso profondo di accoglienza, verso chi bussa alla porta del mio studio, per procedere insieme a “studiare” il percorso migliore per il paziente.

Ogni vita, periodicamente, ha bisogno di un punto di sosta per riflettere e disegnare la nuova via che le circostanze nuove richiedono:

un’analisi junghiana a mio parere resta più che mai oggi la via elettiva.

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Blue

Pensando al colore Blu cosa si evoca alla mente e alle sensazioni?

Dipende da quale sfumatura di blu, azzurro, celeste, celeste cielo, celeste pallido, blu notte abbiamo in mente.

Nel mondo britannico è invalso l’uso di chiamare “blue” lo stato depressivo dell’umore.

Blu non è però un colore che associamo alla depressione, semmai al rilassamento.

Certamente tutte le tonalità del blu come colore freddo portano uno stato emotivo di calma e di tranquillità.

in fondo al blu delo scenario di mare si illumina un faro che indica la via

Per questo in cromoterapia ogni utilizzo del blu, sia pittorico che in cibi, bevande, fiori ,  tessuti, viene utilizzato per indurre calma e contrastare stati irritati, ansie e attivazione del sistema nervoso eccessiva.

Nella simbologia ebraica Jahvè sedeva su un trono azzurro, e Zeus tra i greci posava i piedi sull’azzurrità del Cielo. Per la cristianità è sempre azzurro il manto della Madre celeste.

Addirittura l’azzurro è stato preso ad emblema di origini divine e lo si può ritrovare nell’antico blasone dei Re di Francia con tre gigli su fondo blu, proprio per questa intenzione di evocare il Divino,

Sapete a cosa risale il dire che la nobiltà ha il “sangue blu“?

E’ un aneddoto interessante, sentite:

il nome della divinità in forma blasfema è sempre stato presente nei linguaggi pesanti e scurrili di ogni popolo, non frenato dal tabù del divieto di nominare il nome di Dio, ecco quindi il deprecabile uso di bestemmiare.

Nel Medioevo anche i nobili, sempre privilegiati, ne ebbero il divieto assoluto e così, in Francia, non riuscendo a desistere dalla parola pesante della bestemmia, trasformarono la parola incriminata e così par Dieu  divenne Parbleu e fu così che la servitù parlando dei propri signori li definissero “signori blu”

Il blu così si associa anche ad aspirazioni spirituali, ad elevarsi, probabilmente per ragioni filologiche di guardare in alto, al Cielo, che è variamente Blu.

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TEATRO e psiche

 “Non c’è niente che l’umorismo intelligente non possa sciogliere in una risata, nemmeno il nulla” (A. Petitjean, Imagination e réalisation)

Psycomedy sdrammatizza la pesantezza di alcuni vissuti emotivi, con effetto orientato al benessere personale, restituendo alla persona la propria capacità di accostarsi alle emozioni piacevoli.

Una idea nuova per trasformare una esperienza difficile, lavorativa o personale, in un momento di cambiamento.

Utilizziamo la rappresentazione  scenica della propria capacità di cercare e ritrovare la risata, il divertimento, il paradosso,  l’ironia,  la comicità spontanea…

L’apporto innovativo ed essenziale di questo lavoro psicologico è  la tecnica dell’improvvisazione teatrale.

Essa  si differenzia dal teatro di testo perché mentre quest’ ultimo porta in scena i frutti di una ricerca, l’improvvisazione mette in scena…la Ricerca stessa ed il suo possibile fiorire in esiti nuovi e migliori.

L’improvvisazione è  quasi un pop-up , è più azione che pensiero

Non c’è nulla di preparato prima,  c’ solo il “qui e ora” del rapporto fra due o più attori…

Psycomedy è la nostra proposta per le persone che scelgono di mettersi in gioco, letteralmente, per il miglioramento delle condizioni psicologiche personali o di relazione interpersonale

nella nostra esperienza i partecipanti soprattutto apprendono un metodo, per il recupero delle risorse individuali orientate al benessere globale

si genera nel gruppo dei partecipanti  una attitudine mentale per raggiungere o ripristinare il livello ottimale di salute psicologica, quello in cui le migliori idee trovano spazio e sviluppo

le persone si orientano  a pensare secondo parametri di eccellenza, direzionandosi al sentimento di gioia, con energia ed equilibrio.

Il progetto di lavoro psicologico e teatro di improvvisazione si rivolge ad ogni persona interessata alla propria intelligenza emotiva, a coloro che desiderno  conoscere come svilupparla in modo piacevole e sano.

In azienda si è rivelata una buona leva applicabile alla formazione per il problem solving che sempre più richiede, per risultare efficace e competitiva, uno sforzo innovativo nei metodi e negli strumenti utilizzati, con il sostegno di solide teorie di riferimento e di buone prassi operative.

Le radici storiche di questo lavoro si rintracciano nella storia del teatro, nella storia della risata, della psicoanalisi, e del pensiero umano.

 

 

 

 

 

 

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Pasquettina

Pasquettina è il nome di una contadina del Polesine che in una fiaba nordica trova sempre il modo di essere piena di Speranza e felice, tra le varie avversità.

Felice come una Pasqua!

Non esiste, come è ovvio, una festa chiamata “Pasquettina” e i giorni di pausa dal quotidiano che abbiamo associato alle festività pasquali sono irrimediabilmente conclusi.

Con la Pasquetta. Basta, si torna al lavoro.

Ma con questo incipit vorrei introdurre il pensiero e la riflessione su un tema presente nella nostra vita.

A volte presente anche solo per la sua assenza, che lo rende elemento persecutorio perchè assente.

Mi riferisco al tema della FELICITA‘, quando va a braccetto con la Speranza.

Parole di uso comune che la psicologia analizza nelle implicazioni, nelle possibilità trasformative insite, vere o irreali ?

Una ricerca accademica ci arriva dal Kansas, curata dal Prof. Rick Snyder ha voluto mettere in luce quanto sia importante saper avere, nel proprio repertorio reattivo alle cose e persone, una sana capacità di sperare.

Secondo il Professore citato  molti successi sono legati in modo convincente da dati statistici alla capacità de restare speranzosi.

Concordo con Snyder che non ci riferiamo agli  ottimisti ad oltranza ma a persone con la  caratteristica cognitiva di orientarsi verso la risoluzione dei  problemi.

Risolvere problemi ci orienta a stabilire obiettivi chiari e molto concreti e ad incamminarci risolutamente verso di essi.

E le difficoltà inevitabili che ci sbarrano la strada? lì entra in gioco l’attitudine, da sviluppare, a risolvere  ed esaudire, a darsi da fare per ottenere.

Abolite quindi tutte le parole (le parole sono pensiero) che hanno a che fare con lamento, proliferazione mentale, ruminazione dei pensieri.

Proseguendo su queste linee se l’auspicio che le nostre cose si avviano a migliorare e le abbiamo allineate ai nostri valori esistenziali più alti, la Speranza ci porta in direzione della Felicità.

Forse la ricerca che pur misura dati quantitativi interessanti non è un risultato scientifico esorbitante ma senza dubbio ci porta a riflettere ancora su dove sia la nostra Felicità!

 

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FELICITA’

Oggi è la Giornata mondiale della Felicità !!!

Che vuol dire?

Saremo più felici ?

potremo quantomeno ricordarcene ed è la prima cosa da fare.

Spesso ci aspettiamo che la Felicità ci arrivi addosso, come una giornata di sole dopo il freddo.

E’ una delle possibilità e probabilmente la più desiderata e la più attesa, quando pensiamo alla Felicità.

Felicità però non è solo questo, non solo così: possiamo “costruirla” dentro di noi

Cioè gettare le fondamenta e poi cominciare a mettere i pilastri fondamentali, alzare anche i muri per custodire quello che vogliamo ci stia dentro e quello che vogliamo lasciare fuori. Un tetto per ripararla, delle finestre da tenere sempre pulite e chiare per guardare fuori, per lasciare entrare la luce, per curiosare fuori.

Stiamo parlando della costruzione di una casa sembra, vero?

Ma se rileggiamo è lo stesso identico procedimento che dovremo seguire per mettere le basi della  nostra personale Felicità.

Basta questo a dirci “felici” ? ovviamente no, non basta, ma è una base ineliminabile.

Certo non eviterà che milioni di bambini lontani dal nostro rassicurante occidente muoiano di sete, si ammalino per denutrizione, che guerre assurde tronchino giovani vite. Per questo occorre altro e molto di più.

 La nostra personale disposizione d’animo però avrà il potere sicuro di darci lucidità, comprensione, attenzione alle cose, tranquillità, calma, una base serena da cui volgere lo sguardo intorno, vicono e lntano da noi.

Raggiungere questo è possibile per tutti.

Basta un “click” ??

Sì ma non un click sulla tecnologia, ci vuole un giusto “click” nel nostro modo di pensare che lo sappia commutare in un modo di pensare sano e proficuo, benefico per noi stessi e per gli altri.

E’ enorme la quantità di felicità mancata che sappiamo creare con il modo di pensare malsano della mente, con pensieri che ci avvolgono stretti e non ci fanno nemmeno respirare bene.

Ecco, ho rivelato un segreto, il primo e basilare.

Per la Felicità posso allenarvi …………  😉 

basta chiedere…

 

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