PSICOLOGIA, FELICITA' E HOME THERAPY
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disabilità e sessualità

Disabilità e sessualità , se ne occupa La Stampa con un articolo pubblicato il 30/8/2017 che condivido qui:

                Parte domani a Bologna il primo corso dedicato alla formazione di assistenti sessuali, cioè «operatori che dopo un percorso di formazione psicologico, sessuologico e medico, dovranno aiutare le persone a vivere un’esperienza erotica, sensuale o sessuale».

Una guida «all’emotività, all’affettività, alla corporeità e alla sessualità», una figura professionale capace di accompagnare le persone con disabilità a riscoprire il corpo come fonte di piacere, non di sofferenza.

«In quattro anni abbiamo raccolto 2137 richieste, gran parte da parte di genitori di ragazzi con disabilità sia fisiche che cognitive – racconta U.
Ci sono madri costrette a masturbare i figli, altri ricorrono alla prostituzione. Spesso negli istituti di cura vengono somministrati dei calmanti. Sono storie tristi e gravi.

Partita già  la prima di quattro giornate formative: diciassette candidati, selezionati tra oltre sessanta domande, seguiranno i corsi tenuti da Fabrizio Quattrini, presidente dell’Istituto italiano di Sessuologia e Judith Aregger, assistente sessuale in Svizzera dal 2009.

Con loro un medico, incaricato di spiegare le disfunzionalità sessuali che delle diverse disabilità e un avvocato.

Non esiste una legge che disciplina la figura dell’assistente sessuale, così Ulivieri rischia una denuncia per favoreggiamento della prostituzione.

«Lavoro con persone disabili, la sessualità è una questione fondamentale che però istituti e case di cura non hanno i mezzi per affrontare» spiega Marco, 41 anni, educatore, tra gli allievi di Love Giver.

«Ho una formazione laica, una mentalità aperta e conosco diverse famiglie che vivono situazioni molto difficili – racconta Anna, 32 anni, fotografa -. Per me non è un’occasione di guadagno, ma un progetto serio in cui credo».

«In Francia è successa una bella cosa: in attesa di una legge che non arriva, un’associazione come la nostra ha iniziato a organizzare i corsi – conclude Ulivieri.

allibiti ????

MAH !

Cosa ne pensate? Argomento delicatissimo a cui si legano pro e contro, aperti i commenti.

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Sogni archetipi e inconscio collettivo

                 Nel sogno e nel sonno espletiamo ancora una volta il compito dell’umanità primitiva…Voglio dire: come l’uomo ancora oggi ragiona in sogno, così l’umanità ragionò  anche nella veglia per molti millenni : la prima causa che si presentava alla mente per spiegare qualcosa che abbisognava di spiegazione, le bastava ed era ritenta verità…Nel sogno continua ad agire in noi questa antichissima parte di umanità perché essa è la base sulla quale si sviluppò e ancora si sviluppa in ogni uomo la superiore ragione; il sogno ci porta indietro in molti stadi di civiltà umana e fornisce il mezzo per comprenderli meglio.

Il testo da cui è tratto questo brano è “Umano, troppo umano”, vol 1, 12 e 13 , di Nietszsche.

Perchè questa citazione?

Può essere utile come base per una riflessione intorno all’idea di Archetipo , che appartiene ai primi secoli della  nostra era.

E’ nei sogni che con più evidenza appaiono al clinico specializzato in questa area gli Archetipi, una nozione che ci accosta subito a Jung ma come lui stesso specifica, non è certo di sua invenzione.

Si tratta di una teoria delle idee originarie preconsce, già in Platone, che preesisterebbero alla esperienza cosciente di ognuno e si stratificano nel dare luogo all’inconscio collettivo. Quest’ultimo, oltre a plasmare in qualche modo sottile e latente lo spirito del tempo, lo Zeitgeist , e modellare dunque una serie di prospettive dalle quali léggere la realtà sociale, si affaccia con vitale forza psichica alla mente singola di ognuno. Si affaccia nei nostri sogni, ci lascia il sapore di un esperienza numinosa, che sembra appartenere a sfere dell’esperienza non ordinarie né consuete.

A cosa si riferiscono i nostri sogni bizzarri?

I sogni a volte si riferiscono a livelli della coscienza che esistevano secoli dietro le nostre spalle e alcuni contenuti inconsci dei sogni possono essere considerati come sopravvivenze di condizioni spirituali storicamente ricorrenti. Si tratta di studi affascinanti che riescono a connettere il nostro sogno di una notte a epoche,  a storie, a spiriti appartenuti ad epoche arcaiche e in un epoca di iperconnessione come la nostra …

…scusate se è poco!

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Libro tenero

Libro  tenero e di profonda riflessione.

Un libro scritto da una giovane  filosofa e teologa docente all’Università incuriosisce gli animi che cercano qualcosa, luce, quiete, interrogativi nuovi.

Se poi il libro ha per titolo TENEREZZA si può forse lasciarlo sullo scaffale?

 

Già la parola ci riporta alla nostra venuta al mondo, la prima tenerezza che abbiamo conosciuto. Leggiamo ancora e troviamo pensieri illuminanti, stralci di poesie, tentativi di riportare la tenerezza tra noi.

La rivoluzione gentile, come sottotitola l’autrice, ci salverà ?

Tra le pagine ma anche tra le persone, la rivoluzione del potere gentile, come scrive l’autrice, potrà cambiare molto più di quanto crediamo.

Lasciamo che entri nel nostro stile, nelle parole, nei pensieri di tutti i giorni…

 

Volentieri da questo libro riporto uno stralcio di poesia della compianta Szymborska che si chiama “Disattenzione”

Ieri mi sono comportata male nel cosmo.
Ho passato tutto il giorno senza fare
domande,

senza stupirmi di niente.

Ho svolto attività quotidiane,
come se ci
ò fosse tutto il dovuto.

Inspirazione, espirazione, un passo dopo
l’altro, incombenze,
ma senza un pensiero che andasse pi
ù in là
dell’uscire di casa e del tornarmene a casa.

Il mondo avrebbe potuto essere preso per
un mondo folle,
e io l’ho preso solo per uso ordinario.

Nessun come e perché
e da dove
è saltato fuori uno così
e a che gli servono tanti dettagli in movimento.

Ero come un chiodo piantato troppo in
superficie nel muro
(e qui un paragone che mi
è mancato).

Non certo a caso la Szymborska è poetessa polacca premiata e amata, ci ricorda nella poesia che volenteri è trascritta in questo libro quale sia  il ruolo della nostra attenzione, uno dei livelli di vigilanza del cervello del cervello arcaico che ha garantito la sopravvivenza della specie.

L’attenzione è sempre più al centro di ricerche e studi per i suoi effetti negli stati meditativi, nella mindfulness e negli stati della mente vicini al benessere profondo. L’attenzione allenata e consapevole ci rende protagonisti dei nostri processi mentali e ci sostiene nei processi del cambiamento positivo.

 

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Home therapy

Home…  – lo sappiamo! – esprime un concetto di casa più intimo della nostra traduzione italiana. La nostra lingua italiana non ha una parola di uguale intensità: per questo Home Therapy esprime la cura di te stesso, attraverso la tua casa.

La nostra Home in cui si vive può essere considerata come un organismo vivente con cui stabilire una relazione sana e proficua. L’abitazione raccoglie i tratti di personalità delle persone che la abitano e come in un specchio fatato le riflette; in un circolo virtuoso si può conoscere e comprendere meglio questo legame e ottenere dalla nostra  casa salute, accoglienza, riparo, sicurezza, vitalità. E nuovi progetti per la nostra vita

Casa luogo dell’anima?

, perché rispecchia molte caratteristiche dei suoi abitanti. La casa esprime la gioia e l’esuberanza così come i momenti più cupi e oscuri. In casa si consumano amori e tragedie, a volte drammatiche. E’ uno dei palcoscenici della nostra esistenza.

Può diventare la migliore amica consolatrice e custode di idee, luogo di inviti e socievoli amicizie che ci aiuta a coltivare.

Con i suoi spazi aperti si affaccia all’esterno come un cestino di fiori quando ha soltanto un balconcino ma se ha intorno un giardino allora i confini tra dentro e fuori si fanno permeabili e anche la psiche dei suoi abitanti si abitua a confini più leggeri, più vicini alla natura da cui proveniamo.

Casa come regina delle feste ?

quando arrivano i giorni di festa canonici e si riempie di simboli per tenere vive tradizioni antiche, rituali pagani e piccole liturgie domestiche.

Anche le feste più personali, gli anniversari i compleanni, le tante occasioni da inventare per punteggiare i nostri tempi con un momento di festosità conviviale si animano dentro la casa che per prima, al risveglio del giorno di festa, accoglie i preparativi .

In casa si celebra ogni momento importante e indelebile della nostra esperienza di vita, onoriamo il suo potenziale…

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libri nutrienti

Libri per nutrire la mente, libri per imparare: Il Fantastico Mondo dei Sogni , di Rellini, è un viaggio affascinante attraverso i sogni.

Ci racconta come attraverso la storia dei tempi , dall’antichità più remota ad oggi,  i sogni abbiano destato l’interesse, la curiosità e lo studio degli uomini.

Sarà perché sono nascosti dentro la psiche?

Perché mettono in contatto fatti apparentemente casuali della nostra giornata con un mondo misterioso, in cui accade di tutto?

Nei sogni non abbiamo barriere: siamo invincibili, volanti, trasparenti, invisibili,  siamo questo e quest’altro ontemporaneamente…

Non sempre  nei  libri troviamo  sogni dell’epopea babilonese, poi dalla Bibbia, fino al sogno di Nabuccodonosor  e altri grandi personaggi… in questo sì.

Si legge di un uso molto antico del sogno,  importante: si ritrova in epoca recente, il rituale dell’incubazione, nel tempio greco di Asclepio e si accenna a come il sogno si trova nei rituali per la cura.

Tra i moltissimi libri sui sogni in circolazione non è comune trovare che nelle tradizioni di popoli e terre da noi lontani, popolazioni tribali,  c’è ampio materiale di studio per capire meglio i sogni ed entrare  così nel campo dell’antropologia.

E i “brutti sogni”? 

perché compaiono?

vogliono comunicarci con il loro carattere drammatico elementi importantissimi della nostra psiche profonda. Sarebbe utile saper tenerne conto, senza paura. Infatti la tesi centrale del testo che stiamo esaminando è proprio che ogni sogno è un messaggio del nostro mondo interno, da decifrare e integrare nella nostra esperienza, tesi questa cara a tutta la scienza della psicologia.

Parlare di sogni è parlare di simboli .  Un intero capitolo è rivolto a questa realtà simbolica: oggetti catalizzatori di energia che nei secoli e millenni si sono caricati di significati condensati nella loro forma..

Come finisce questo libro ?

Con una bella tesi finale il sogno viene accostato ad espressioni artistiche della letteratura, della musica, della pittura fino a forme d’arte del nostro tempo, la cinematografia. Si parla di Fellini,  forse il maggior nome tra coloro che hanno attinto a piene mani alle visioni oniriche nei loro film. E poi ci sono spiegazioni su Bergman e non manca Chaplin con la bellissima scena degli angeli nel sogno de “Il Monello”.

Buona lettura!

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Musa ispiratrice

Poesia e psiche

            Poesia e poeti incontrano la nostra psiche quando iniziamo l’adolescenza…

poesie da scrivere

Una poesia di Virtudes Monserrat piacerà per le sue note semplici ma illuminanti, tra le letture estive, la riporto di seguito per chi è poeta e per chi poeta non è, una voce di donna spagnola contemporanea:

S’attarda la notte

in una pigrizia inusitata.

Le palpebre già sognano

un gusto di piume. Una pioggia di baci si arrende al riso

ed il lume di candela stenta

ad abbassare la fiamma.

Domani già bussa sulla mussola molle delle tende

e tu ancora indugi

sull’abbandono

del libro schiuso.

La poesia attinge all’inconscio e se per Freud   c’è un appagamento del desiderio (“Il Poeta e la fantasia” – 1908) ed un giocare come fa il bambino, giocare con parole e sentimenti, sensazioni ed emozioni e soprattutto simboli, per Jung la poesia esprime in modo diretto ciò che la psicologia complessa (analitica) cerca di comprendere e di spiegare.

La Poesia ricostruisce la realtà e ci offre una nuova visione di essa, sfumata, cantata, sognante: tra le Muse della mitologia ellenica che erano considerate il supremo ideale dell’Arte, Talia e Calliope presiedevano agli inni e ai cantici di poesia gaia ed epica.

Nel tempo i nomi delle muse si sono alternati nel presiedere alle diverse arti.

 Teocrito le definisce anche “Pieridi” in quanto nate nella Pieria, una parte della Macedonia ed è curioso e “poetico” osservare che Pieride è anche il nome scientifico che è stato attribuito ad una farfalla che vola tra i cespugli del biancospino, cioè le Muse ispiranti l’arte e la poesia, lievi come ali di farfalla, come farfalla sono cangianti, effimere, ammalianti e spettacolari.

E così è l’arte poetica che promuovono!

Ispiratrici ma anche protettrici queste figure mitologiche del variegato mondo delle Arti umane.

Poetare è quindi fare arte  ed è un ‘arte da proteggere , si tratta di un prodotto delicato da custodire e da difendere; ognuno di noi probabilmente  si cimenta in momenti particolari della vita nell’arte della poesia, comporre versi o solo lasciare libero il pensiero di esprimersi con logiche diverse dall’ordinario, quasi cantando sommessamente oppure urlando una gioia o una sofferenza immense.

Così l’inconscio si esprime, utilizzando anche la forma poetica, quando le sue istanze sono pressanti e non importa- a chi esprime parti di sé con versi da poeta- che la metrica sia corretta, la stesura realmente ricadente nel canone della poesia vera e propria.

Poetico diviene allora il nostro verso, il nostro canto, la nostra parola, quando a guidarla sono le pulsioni forti del sistema inconscio della mente, toccato da esperienze cariche di emozione: così la poesia ci libera e libera le nostre pulsioni dalla gabbia del quotidiano e dà voce immensa allo spirito che anima la vita

Nel 1917 Ungaretti scriveva così la sua “Mattina”, consegnandone all’eternità la memoria evocativa:

M’illumino d’Immenso      

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la valigia dei sogni

IL VIAGGIO

Il viaggio in questi tempi è un’esperienza  comune a molti e non  sempre coincide con una vacanza.

 Partire per un viaggio, per una pausa dal quotidiano, per una vacanza o solo un fine settimana  è un fenomeno sociale relativamente recente: nella nostra area geografica e culturale già un paio di secoli fa le famiglie più abbienti si apprestavano al sopraggiungere dei  primi caldi a partire per le loro ‘ville  in campagna’ o ‘al lago’, da cui il nome villeggiatura. Oggi solo i nonni ancora la chiamano così, pensando a luoghi in cui si resterà per tutta la lunga estate a godere dei benefici di un clima più confortevole.

Era impensabile l’aria condizionata, allora era il ritmo di vita ad essere condizionato dall’aria!

Più che a riposare oggi si va ad esplorare, si sceglie il viaggio, mete spesso lontane che sollecitano l’umano spirito esplorativo e di riposante non hanno nulla.

Per Jung il viaggio fu un’esplorazione d’anima: viaggiò molto e appassionatamente, con i mezzi complicati del 1920 organizzò spedizioni in Africa, (in Kenia e in Uganda) per esplorare le culture più primitive, partecipando ai loro rituali e alla loro vita.

Il primo viaggio africano di cui C.G. Jung ci racconta fu a Tunisi,

 “paese non europeo, dove non si parlava una lingua europea …”così scrive nella sua biografia

a cui giunse via mare, da cui proseguì per il Sahara, fino all’oasi di Nefta e oltre e venne  in contatto a lungo con una civiltà , allora non contaminata da diverse culture, ricca di simboli antichi, abitudini, riti impensabili per un europeo, che gli dischiuse nuove porte sulla struttura psichica e alcuni aspetti spirituali fondamentali per i suoi studi e la concezione di archetipo e di inconscio collettivo che sviluppò meglio più tardi.

Viaggiare  per noi  evoca un cambiamento di rotta alla routine logorante e lascia già intravedere e sognare paesaggi diversi, soprattutto paesaggi dell’anima, cioè possibilità e opportunità che, al momento della partenza, possono apparire sconfinate; perchè le opportunità hanno le radici nell’immaginario e nelle fantasie che riusciamo a costruire nella mente  per  migliorare la nostra vita, per far accadere quei cambiamenti a cui aspiriamo per trovare la nostra porzione di felicità.

Le vacanze dei nostri tempi sono spesso più brevi, last minute, mordi e fuggi e come dice già il nome – vacanze – sono per lasciare  vacante un luogo consueto al quale si ritornerà, rigenerati dopo un tempo di riposo; la consuetudine ad esse nasce per consentire una sana rigenerazione psico-fisica  e un recupero della propria forma, specialmente mentale . Per molte persone la vacanza si traduce in attività fuori dall’ordinario delle proprie giornate, e proprio questa è una delle caratteristiche che rendono tale esperienza- tipicamente umana- così preziosa e importante.

Il viaggio stesso diviene metafora dei percorsi accidentati dell’esistenza

Nella nostra società post-industriale, risolti i bisogni primari, come quello di vivere in clima temperato, la mente ha potuto dirigersi al miglioramento della qualità della vita e hanno trovato spazio i bisogni di esplorazione, di gioco, di relax, di curiosità, di realizzazione di sé.

Oggi, scegliendo la meta preferita per le vacanze, per molte persone è ininfluente il caldo o il freddo che si troverà sul posto d’arrivo; pensiamo ai viaggi in India, umida e piovosa in questo periodo dell’anno eppure meta richiestissima, magari per le tariffe di bassa stagione.  Allora come scelgono i vacanzieri le loro mete preferite?

Ci sono valori e significati soggettivi che conferiscono splendore all’esperienza della propria vacanza e al di là delle motivazioni fisiologiche ci sono spinte psicologiche ed aspettative spiegabili solo all’interno della natura individuale di ognuno, o  neanche spiegabili ma solo…condivisibili empaticamente, forse.

E’ nell’antica istituzione della “festa” che si rintraccia l’origine della vacanza; infatti ne condivide la periodicità,  il cambiamento rispetto al consueto, l’assumere comportamenti diversi e più spontanei ed aperti, spesso anche l’abbigliamento è diverso e diventa da vacanza quasi a sottolineare ancor più che siamo dentro  qualcosa di diverso; oltre ad un’idea di superfluo  che, come una parentesi, lascia vivere un momento libero da preoccupazioni.

C’è maggior caduta delle barriere sociali, ricerca del divertimento e dei piaceri sensoriali come dimostra l’aumento dei consumi di alcol e cibo.

E’ un’ebbrezza essa stessa!

Infine la vacanza esprime sempre, anche se non ne siamo consapevoli, il BISOGNO DI RINNOVARSI, di ricercare dentro di sé la fonte della propria vera natura e di ritrovarsi, al ritorno….

….migliori e un po’ diversi

 e allora che sia..... una Buona Vacanza !

 

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IDENTITA’ tatuate

Sai cosa esprime il tuo tatuaggio?

è un’espressione della tua identità psicologica, riporta nei tratti grafici qualcosa che parla di te agli altri. Sul corpo disegni, identità espresse da simboli vistosi o appena visibili. Come Maori. La pelle scoperta mostra qualcosa di sè, raccontato simbolicamente da un simbolo; grafismi sulla pelle, tatuaggi, che in questo periodo estivo è più facile vedere su giovani e non, donne e uomini. Si stima per approssimazione che in Italia circa un milione siano le persone che ricorrono a questa forma di “Body art”.

Perché noi gente moderna e post moderna decidiamo ancora oggi di farci un tatuaggio? Quale è il significato psicologico di questa antichissima pratica, oggi che la nostra epoca tecnologico-scientifica sembra allontanarci da usanze del passato?

Sappiamo tutti che alcune popolazioni tribali sfoggiano  tatuaggi  cerimoniali o incisioni  sul corpo destinate a cheratinizzare il mesaggio simbolico sulla pelle, con scopi di iniziazione, oppure propiziatori, o di appartenenza a caste o gruppi sociali.

Da noi, sulle nostre spiagge fanno bella mostra di sè i disegni più svariati per motivi non così comprensibili e soprattutto non uguali per tutti: c’è chi ricorre al tatuaggio per abbellire, oppure esprimere la propria appartenenza a un gruppo, o comunicare una propria emozione simbolizzata, se pensiamo a cuori trafitti o al nome della persona amata, sempre evergreen.

L’idea di disegnare sul corpo che diventa la nostra tela da pittore elettiva è antichissima: il tatuaggio era uno strumento per esorcizzare e superare simbolicamente la paura della morte, con il suo rituale, il dolore fisico e forse un residuo di questa funzione è ancora presente in alcuni, a livello inconscio.

Attualmente la funzione più ricorrente è quella di comunicazione, attraverso simboli e creatività artistica di qualcosa del mondo affettivo della persona che sceglie il tatuaggio; a volte cerca di esprimere l’idea di un legame che vuole essere eterno e indelebile, come il tatuaggio stesso; la negazione di una fine o di un distacco; una pretesa di eternità, legame con una persona o evento che la figura o parola scelta si propone di rappresentare.

Ho visto tatuato in grande, sul braccio di un ragazzo ventenne, un nome di uomo un po’ desueto, non un nome giovane… e infatti il ragazzo racconta che è il nome di battesimo del  nonno, che non c’è più, una perdita vissuta con gran dolore a cui si cerca una reazione forte che si allinei con la propria anima ferita.

Viene da pensare che non ci si senta in grado, sopraffatti da alcune esperienze intense che la vita riserva, nel bene come nel male, di affidarci alla nostra memoria emotiva come custode speciale degli affetti; che non si senta la confortante fiducia che alcune cose restano con noi, diremmo “scolpite”, altro che tatuate!

Però è presente anche una più semplice  funzione estetica, di abbellimento di sé, mentre la funzione di trasgressione, di infrangere un tabù sociale si dice ormai superata. Indubbio il legame tra il tatuaggio e l’identità di chi lo porta, che ne risulta quasi sottolineata e rafforzata, trovando un’espressione di sè stessa soddisfacente attraverso i simboli che sceglie; ed i simboli, come spiega Jung, sono “catalizzatori di energia psichica

Spesso il tatuaggio è vissuto come costruzione di una immagine di sé positiva e compare in tal caso in persone che non hanno completa chiarezza sulla propria identità emotiva profonda e attraverso il motivo impresso sulla pelle rispondono all’esigenza di rivelare qualcosa di sé e contemporaneamente “fissare” la traccia del sentimento sfuggente dell’ identità. 

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Amore e Riabilitazione sentimentale

Così quando l’amore una con l’altra due anime interanima
quell’unica anima più compiuta che ne sgorga
vince sulle mancanti solitudini.
Donne (pastore protestante)
Poesie amorose, poesie teologiche

N a u f r a g i o  d ‘ A m o r e ??

Se  nel  vostro rapporto d’amore i disagi e le difficoltà   hanno già superato le gioie e le promesse iniziali, i dispiaceri sentimentali in cui ci troviamo nostro malgrado a navigare possono farci sentire alla deriva, perduto il salvagente, in un oceano sconosciuto, in cui il dolore delle emozioni rischia di catturarci del tutto.

Ognuno ha sperimentato sulla propria pelle di cosa stiamo parlando. Forse da giovanissimi, forse il primo amore a scuola, forse un’illusione crollata da molto o da poco tempo nella vita sentimentale di ognuno si è presentata, lasciando tracce emotivamente pesantissime.

Il soffrir d’amore

è stato cantato da poeti e letterati di ogni tempo e di ogni luogo, tanto è universale il sentimento doloroso che porta con sé. L’amore, così irrinunciabile nell’esperienza umana, può trasformarsi in boomerang che ci colpisce – qualche volta a tradimento! – senza avvisaglie o con segnali deboli che non raccogliamo, per tanti motivi. Ma il boomerang ci tramortisce con tutta l’energia che avevamo investito nella nostra esperienza d’amore e di fronte al crollo della frattura ci investe, incurante dei nostri tentativi di ripararci. Anche se ci è stato dato in sorte di soffrire in più di un’occasione nella vita d’amore, la qualità della sofferenza è sempre la stessa, l’esperienza di perdita e di solitudine.

Ma in tanta similitudine di situazioni,

le storie personali di ogni persona, portano la loro speciale scintilla di sogni, di progetti, di stralci di vita che si infrangono come onde contro gli scogli. E diventa allora importante e rasserenante al cuore poter trovare un contesto di condivisione in cui narrare di sé e sentire anche le esperienze di altri e di altre; succede che mentre la propria pena personale è ancora lacerante e grida di essere ascoltata invece incontri un contesto , tra parenti e amici che vivono altro e non sono presenti quanto vorremmo.
Oltre a condividere è importante e benefico trovare dentro di sé risorse nuove per approdare su nuovi lidi, da soli o in compagnia, per capire meglio cosa è stato di noi e del nostro cuore.
Su queste riflessioni abbiamo concepito l’occasione di incontro che vi proponiamo: dieci incontri dedicati all’amore e a tutti noi che abbiamo amato e sappiamo comprendere. Per approfondire, in gruppo cosa l’esperienza dell’amore ferito stia combinando dentro di noi, quali segni stia lasciando, e soprattutto come possiamo intervenire, ognuno, per trasformare il nostro dramma in un’occasione speciale di rinnovamento e di sviluppo personale.

 

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Jung e salute mentale

Nel pensiero di Carl Gustav Jung il concetto di salute mentale ruota intorno al processo di individuazione.

Al centro di questa concezione è la realizzazione del Sé, inteso qui come un termine concettuale che esprime il rapporto dinamico tra i livelli di personalità, cosciente ed inconscio, quando entrambi risultano in reciproca armonia e cioè sono in qualche modo sottoposti ad una autoregolazione funzionale. Non è sufficiente l’equilibrio tra inconscio e consapevolezza.

Per parlare di salute mentale in senso pieno dobbiamo pensare anche alle energie istintuali e al loro stato di continua trasformazione attraverso l’attività simbolica,

così si assicura al singolo individuo una energia di fondo, da cui si produce la cultura, nelle sue

tre direzioni:

di ricerca filosofica (le incerte risposte a domande profonde),

di arte (la sensibilità a forme elevate di espressione umana),

di religione (il trascendente).

Cosa vuol dire ?

che  l’individuo è  in grado di orientare i propri modelli nell’agire, creare e conoscere  grazie ai modelli simbolici di cui dispone

             E’ importante sottolineare che si tratta di un processo trasformativo quindi un atteggiamento dinamico attraverso maggiori prese di coscienza e richiede la disponibilità al continuo confronto tra coscienza e inconscio.

Nell’atteggiamento di Jung, quale risulta dal suo lavoro e dai suoi studi, traspare profonda passione per ciò che è autenticamente umano, sano e malato, normale e patologico;

ciò lo conduce a conoscere in profondità l’animo umano, con l’umiltà consapevole di non conoscerne mai abbastanza, considerando anche come sia possibile l’adattamento ai modelli culturali molteplici delle società in cui ognuno vive e come sia possibile creare dentro di sé e sostenere un rapporto armonico con quanto è l’habitat dell’individuo umano.

…e la salute mentale ?

la risposta è che la salute mentale non può prescindere, nel dipanarsi della sua definizione, dall’abilità di comprendere e agire sui complessi paradossi che rendono l’uomo, e la società in cui e con cui vive, sano o malato, capace di sostenere il compito e la fatica del vivere.

 

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